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mercoledì 2 aprile 2014

La torre di Babele della famiglia



First step. 
Senza Padre. link
Rapporto Caritas link
Francia elimina il "buon padre di famiglia" link
La violenza sui padri separati link
Linea rosa: papà oggi sei buono o cattivo? link
Avvenire: figli rapiti da padri emarginati link 
Senza Padre: da Die Spiel (1997) a oggi  link
Padre condannato per abusi: i figli ritrattano dopo 15 anni. "Ci ha spinti la mamma"  link
Avvenire: Figli rapiti da padri emarginati   link
Alice Superiore: continua il calvario di Mimmo Zardo link
Cassazione: La ex-moglie va mantenuta, anche se ha un lavoro link
Ida Magli: il tramonto del Padre è il tramonto dell'Occidente link
Germania: padre in carcere  per aver fatto saltare alla figlia due ore di lezione sul gender link
Inghilterra: padre contesta il libro pornografico dato dalla scuola alla figlia 14enne. Arrestato link
Italia: Eurispes, a rimetterci sono i padri separati link
Roma: l'inferno di un padre accusato di pedofilia, assolto dopo 16 anni link
Salerno:Padre assolto da accuse di abusi sul figlio,ora nei guai c'è la madre con gli psicologi link
Prato. Il padre adottivo non era un orco link

Second step. 
L'ingegneria del femminismo link
La piaga delle madri single link
Posa nuda davanti ad opera d'arte. Con sottofondo Ave Maria di Schubert link
 Psicoidizie: il nome del nascituro lo deve scegliere solo la mamma link
Flashmob: balli in fascia nella settimana dell'allattamento link
Meloni: Roma è governata dalle mamme link
Roma: "Madre surrogata? Ve la troviamo noi" link
Mariano: "Le donne nella Chiesa sono come il vento" link

Italia: Libro "Donne: la salvezza del mondo del XXI secolo" link

Third step.
La ministra francese che vuole togliere i figli dalle famiglie. link
Liberiamo i figli dal determinismo sociale, religioso, famigliare. link
Roma: basta festa del papà e della mamma. link 
Francia: Carta della laicità ed evangelizzazione laica link
Norvegia: figli sottratti alla famiglia perchè "troppo cristiani" link
Padova. Troppo effeminato. Tredicenne tolto alla madre link 

Fourth step:
sentenza del tribunale di Roma. Bambina adottata da coppia lesbica, ma una delle mamme l'ha avuta con l'eterologa. link
Sentenza Corte di Cassazione: "mero pregiudizio ritenere che figlio non possa essere cresciuto da madre separata e convivente con lesbica" link
Se il padre viene chiamato zio link
Napoli: festa per le due mamme di Ruben "Ora siamo famiglia" link
link  L'uomo di oggi: libero schiavo in una società strumentalizzante
Figlio di 6 genitori: con l'utero in affitto si può link
Cambiano sesso e poi si sposano. E via in Ucraina per un figlio link   
La Consulta: “Cambio sesso all’anagrafe anche senza operazione link
 E il giudice ora si inventa la famiglia bestiale  link
Legge Cirinnà: sì alle unioni gay, ma senza obbligo di fedeltà link
Adozione lesbica incrociata: il tribunale dice di sì. link
Attrice americana divorzia e ripudia il figlio avuto con utero in affitto link
Trapianto dell'utero: tra 10 anni anche gli uomini potranno partorire link
Napoli. Certificato con due mamme: superata la stepchild adoption link.
Inghilterra. Ora dire "donna incinta" è offensivo link

I contrari:
Papa Bergoglio "Il progetto di una Babele edifica grattacieli senza vita" LINK

venerdì 24 gennaio 2014

Tre passi nel ridicolo

COSIDDETTI “PROGRESSISTI” VOGLIONO ABOLIRE “PADRE” E “MADRE”. TRE PASSI NEL RIDICOLO (E VERSO IL BARATRO).






Quasi cent’anni fa il grande Gilbert K. Chesterton prevedeva che la deriva della moderna mentalità nichilista sarebbe stata – di lì a poco – il ridicolo. Cioè la guerra contro la realtà.
Intendeva dire che ciò che fino ad allora era stata un’affermazione di buon senso e di razionalità – per esempio che tutti nasciamo da un uomo e da una donna – in futuro sarebbe diventata una tesi da bigotti, un dogmatismo da condannare e sanzionare. Sosteneva che ci dovevamo preparare alla grande battaglia in difesa del buon senso.
Chesterton infatti scriveva:
“La grande marcia della distruzione culturale proseguirà. Tutto verrà negato. Tutto diventerà un credo… Accenderemo fuochi per testimoniare che due più due fa quattro. Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. Non ci resterà quindi che difendere non solo le incredibili virtù e saggezze della vita umana, ma qualcosa di ancora più incredibile: questo immenso, impossibile universo che ci guarda dritto negli occhi. Combatteremo per i prodigi visibili come se fossero invisibili. Guarderemo l’erba e i cieli impossibili con uno strano coraggio. Saremo tra coloro che hanno visto eppure hanno creduto”.

SPREZZO DEL RIDICOLO

Viene da ricordarlo con una certa tristezza in questi giorni nei quali – seguendo la bislacca trovata del governo francese – anche in Italia sta cominciando a dilagare l’idea di sostituire, nella modulistica della burocrazia scolastica, le categorie “padre” e “madre” con la formula “genitore 1” e “genitore 2”.
Tutto questo perché – secondo l’ideologia “politically correct” – si deve “desessualizzare la genitorialità”. Cioè perché la dizione “padre” e “madre” potrebbe essere sentita come discriminatoria da qualcuno.
Resistendo allo sconcerto e al ridere vorrei provare a ragionare pacatamente con chi si fa alfiere di questo tipo di trovate. Anzitutto va sottolineato che “i fatti hanno la testa dura” e – con buona pace di certi opinionisti – tutti sulla terra siamo stati generati da un uomo e da una donna. In qualunque modo sia avvenuto il concepimento.
Quindi la realtà contraddice le opinioni e soprattutto mostra che nessuno può sentirsi “discriminato” da quella formulazione perché tutti, proprio tutti, siamo stati generati da un padre e da una madre e dunque siamo loro figli.
Ma oggi purtroppo la mentalità dominante afferma che se i fatti contraddicono le opinioni, tanto peggio per i fatti. Così, non potendo “abolire” la natura per legge, si decide di abolire le parole che “dicono” la natura delle cose (domani si potrà decretare per legge che due più due fa sette e che si deve chiamare notte il giorno e giorno la notte).

DISCRIMINAZIONE PEGGIORE

Torniamo al genitore 1 e al genitore 2. Il fatto è che con questa formula i “politicamente corretti” finiscono pure per creare discriminazioni peggiori.
Anzitutto discriminano la stragrande maggioranza delle persone che continuano a sentirsi padri e madri – e non genitore 1 e genitore 2 – e continuano farsi chiamare dai figli “papà” e “mamma” (finché non verrà proibito).
In secondo luogo con la nuova formulazione si discrimina il “genitore 2” che inevitabilmente diventerà secondario.
Infatti per ovviare a questo problema al Comune di Bologna pare abbiano pensato di adottare un’altra dizione: “genitore” e “altro genitore”.
Vorrei sommessamente notare che è egualmente discriminatoria verso uno dei genitori. E che entrambe poi sono formule fortemente sessiste, perché sia la “soluzione” veneziana che quella bolognese, usano il termine genitore al maschile, mentre la madre – se vogliamo usare un linguaggio non discriminatorio – è casomai “genitrice”.
Ma, a quanto pare, in questo caso la discriminazione contro le donne viene ignorata e tenuta in non cale. Alla fine della fiera è evidente che i soli termini che non discriminano nessuno sarebbero “padre” e “madre”.
Ma ormai l’ideologia dominante ha dichiarato guerra a padri e madri, alla famiglia naturale, alla realtà. E quindi dovremo subire la loro progressiva cancellazione linguistica.
Non solo. L’epurazione del linguaggio andrà avanti (per esempio la parola “matrimonio”, che rimanda evidentemente alla mater, quindi alla generazione) e si dovrà estendere alla letteratura.

DESESSUALIZZARE TUTTO

Si dovrà censurare quasi tutto, dall’Odissea, dove Telemaco ha la sfrontatezza di aspettare il padre anziché il genitore 1, all’Amleto dove il protagonista vive anch’esso il dramma della morte del padre.
Dalla Bibbia, dove la paternità di Abramo dà inizio all’Alleanza e dove Gesù insegna a pregare col “Padre nostro”, indicando in Maria la Madre, fino alla psicoanalisi.
Anche la psicoanalisi dovrà cadere sotto i colpi del politically correct.
Sigmund Freud nella “Prefazione alla seconda edizione” di “L’interpretazione dei sogni” scrive testualmente: “Questo libro ha infatti per me anche un altro significato soggettivo, che mi è riuscito chiaro solo dopo averlo portato a termine. Esso mi è apparso come un brano della mia autobiografia, come la mia reazione alla morte di mio padre, dunque all’avvenimento più importante, alla perdita più straziante nella vita di un uomo”.
Come ha notato Hermann Lang “se Freud è da considerare il padre della psicanalisi” da questa citazione “risulterebbe che questa psicanalisi la deve essenzialmente alla relazione con il padre”.
La psicoanalisi infatti ci spiega che il “padre” e la “madre” non sono soltanto l’ineludibile realtà umana da cui tutti siamo nati e nasciamo, coloro che hanno generato il nostro corpo biologico: essa ci svela che le loro diverse figure permeano pure la nostra psiche, fondano, in modo complementare, la nostra identità profonda e la nostra relazione con tutte le cose. Abolire il padre e la madre dunque rischia di portare all’abolizione (psicologica) dei figli.
Ricordo solo un pensiero di Freud: “Non saprei indicare un bisogno infantile di intensità pari al bisogno che i bambini hanno di essere protetti dal padre” (da “Il disagio della civiltà”, in Opere, X, Boringhieri, Torino 1978, p. 565).
Qua, come pure dove parla della madre, come si può “correggere” Freud? Non si può sostituire padre e madre con genitore 1 o genitore 2. Perché non sono intercambiabili. Padre e madre sono complementari. E ineliminabili.
Ma tutto questo sembra non importare a questo o quell’assessore o politico o ministro o opinionista. Pare che nemmeno ci si accorga dell’enormità e della delicatezza di ciò che si va a spazzar via. Cosa volete che sia la cancellazione di una civiltà millenaria e della stessa natura umana. Basta una delibera del sindaco.

Antonio Socci

Da “Libero”, 19 settembre 2013

Da leggere:
La Francia elimina il "buon padre di famiglia" (Avvenire)

La Francia elimina il «buon padre di famiglia»

FONTE:
http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/francia-elimina-espressione-buon-padre-di-famiglia.aspx


PARIGI - Il debito pubblico francese è alle stelle e preoccupa l’Europa. Certi comitati sindacali di fabbrica transalpini hanno sequestrato dei dirigenti e restano sul piede di guerra, dicendosi pronti a nuove azioni violente.

E di cosa si discute, in queste settimane tormentate, fra le mura del Palais Bourbon, sede dell’Assemblea nazionale? Dell’espressione «bon père de famille», «buon padre di famiglia», ereditata dal diritto romano e transitata per secoli nei testi e codici legislativi del mondo intero.

Ma adesso, i Verdi sostengono che l’espressione è in realtà un pericoloso simbolo «sessista». Nasce da qui un emendamento appena votato nottetempo per bandire l’espressione dai circa 15 testi dov’è ancora presente, in particolare nel Codice civile. L’espressione incriminata, che fa parte pure del linguaggio corrente e non era mai parsa tanto insidiosa alla gente comune, sarà sostituita dalla formula «gestione ragionevole» o dall’avverbio «ragionevolmente».

Ma sono ragionevoli, invece, il puntiglio e l’energia investiti contro un’espressione classica della lingua nazionale? Una parte dell’opposizione di centrodestra ha reagito con ironia, chiedendosi se l’epurazione linguistica in corso se la prenderà presto pure con il termine «patria», oppure come si risolverà il dilemma legato alle discriminazioni incrociate contenute nel termine «madrepatria». Ma c’è pure chi, come il deputato neogollista Hervé Mariton, ha lanciato una denuncia in piena regola: «Siamo in pieno totalitarismo linguistico».

Daniele Zappalà
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Da leggere:
Tre passi nel ridicolo. (A.Socci, 2013) 

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 ABOLITO IL «BUON PADRE DI FAMIGLIA»: E' LA FRANCIA DI HOLLANDE, SIGNORI....



Fonte: http://www.secoloditalia.it/2014/01/cancellato-anche-il-buon-padre-di-famiglia-e-la-francia-di-hollande-signori/

l Parlamento francese colpisce ancora nel cuore della società, ossia nella famiglia, picconando un altro tassello di quel che resta del nucleo familiare così come lo abbiamo sempre concepito per tradizione, vocazione, natura. È stato infatti votato nella notte un emendamento del progetto di legge sulle pari opportunità tra uomo e donna che vuole cancellare dal codice civile la locuzione di «buon padre di famiglia». Il motivo? L’espressione è ritenuta «sessista» e «obsoleta» da parte della ministra socialista delle Pari opportunità, Najat Vallaud-Belkacem. che ha pure preteso di spiegare l’inquietante decisione: “È necessario attualizzare il diritto per renderlo conforme alla realtà e renderlo comprensibile. La grande maggioranza della popolazione, ai giorni nostri, ha voltato pagina in merito alla struttura patriarcale della famiglia e non capisce più questo riferimento». Così in un Paese attraversato dallo scandalo Hollande ma soprattutto scosso dalla crisi economica come tutta Europa, il Parlamento legifera di notte non su come rimettere qualche euro nelle tasche dei francesi per ridare loro certezze economiche, ma togliendo le certezze anche morali che nel quotidiano regolano la vita delle persone. Noncuranti del fatto che i francesi avevano fatto capire molto bene alla politica il loro “no” alle fughe in avanti del progressismo laicista in tema di morale familiare.
Le manifestazioni di piazza contro il disegno di legge del governo sui matrimoni gay e l’adozione di minori da persone dello stesso sesso sono costanti. E da Parigi si sono diffuse a Roma e in molte città europee attraverso il movimento di popolo Manif pour tous, che mobilita cittadini di tutte le sensibilità o appartenenze filosofiche, religiose, politiche per i diritti dei bambini. In molte di queste manifestazioni sfilavano, che piaccia o no, molti padri e madri di famiglia, in molti casi fermati solo per indossare una maglietta con il logo ormai famoso – e che ha un seguito impressionante in rete –  che raffigura un papà, una mamma e due figli tenuti per mano. Il Parlamento francese dimostra di essere totalmente scollegato con il sentire delle persone e di persegue in maniera dissennata la dissoluzione dei caposaldi culturali della società occidentale. «Si tratta di riscrivere una definizione che è presente nel Codice civile dal 1804 e risale al diritto latino», ha spiegato la ministra socialista delle Pari opportunità. Forse tutto ciò è un problema solo per lei, che crede di vedere un mondo diverso da quello rappresentato da tanti padri di famiglia che si incontrano tutti i giorni e si spaventa, evidentemente, delle parole. Un buon padre di famiglia si preoccupa del benessere materiale e spirituale dei figli, della loro istruzione, del loro futuro, modula con oculatezza, insieme alla madre di famiglia, il patrimonio, le entrate, le uscite, fa sacrifici, se necessario, cioè sempre. Un punto di riferimento con precisi compiti, una garanzia per i i figli. Abbastanza semplice eppure abbastanza difficile in un mondo dove tutto, compreso certi legislatori, tendono a deresponsabilizzare le persone. Infatti qual è la portata innovativa di questa “rivoluzione”, cosa hanno inventato di alternativo al buon padre di famiglia? Il genitore A e B? “Un” genitore, “l’altro genitore”? Un po’ poco e, come al solito, sull’altare del nuovismo vengono dimenticate le esigenze e le certezze di cui hanno bisogno i figli, che se potessero decidere, preferirebbero senza dubbio il ritorno del buon caro vecchio padre di famiglia (magari un po’ maltrattato)…

mercoledì 8 gennaio 2014

ONU e politiche anti-famiglia








(traduzione automatica) Fonte: http://www.catholicculture.org/culture/library/view.cfm?recnum=7454


Il protagonista di Wilde ne Il ritratto di Dorian Gray affondava sempre più profondamente nel male , per tutto la vita, con l'aiuto del diavolo, rimanendo bello e giovane dopo decenni . Ma il suo ritratto , nascosto in soffitta , lentamente si carica del male delle sue azioni , trasformandolo in un essere orribilmente brutto, mostrando la realtà orrenda che è stata diabolicamente nascosta al mondo. Alla fine , qualche sospetto sull'incorruttibilità apparentemente eterna di Gray porta a scoprirne il ritratto in soffitta, il quale rivela la verità sull'inganno .

Molti di noi sono stati a lungo sospettosi sulla realtà delle Nazioni Unite , con la loro facciata di impegno per la pace , il progresso e la prosperità . Ora un sacerdote cattolico e studioso ha strappato la copertura del ritratto delle Nazioni Unite in soffitta e ha rivelato la trasformazione dell'organizzazione , una volta promettente istituzione delle nazioni ora trasformatasi in una macchina per la distruzione delle sovranità nazionali e la loro sostituzione con un nuovo ordine per un cultura mondiale basata su una visione satanica di " nuovi diritti dell'uomo ". Michel Schooyans , demografo belga , filosofo e teologo , rivela ciò che le Nazioni Unite rassomigliano per davvero e la direzione in cui si stanno muovendo verso nel Il volto nascosto delle Nazioni Unite (tradotti da p. John H. Miller , CSC , Ufficio centrale , St. Louis , 2001) .


Con l'analisi esatta , precisa e coesa , Schooyans rivela l’implosione dell’originario riconoscimento delle Nazioni Unite di una concezione tradizionale dei diritti umani, espressa nella " Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo " dal 1948 fino ad oggi. Nelle parole dell'autore, si è ormai raggiunta una " reinterpretazione perversa dei diritti dell’uomo che opera sotto l'influenza di volontarismo e olismo; l'opposizione alla sovranità degli Stati richiesta dalle Nazioni Unite , l'istituzione di una inquisizione laica sotto la copertura della tolleranza e l'uso del diritto a ' legittimare ' violenza " (p.11) . I risultati di questa diminuzione dell'umano , estromesso da essere padrone della terra ,comporta che i diritti umani siano basati sulla forza fisica , in modo che , parole Schooyans " , " i diritti del forte animale sono superiori a quelli dell'uomo debole" ( p.20 , con un riferimento a Animal Liberation di Peter Singer) .

In questo volo dal ragionamento alla scienza dell'ontologia, Schooyans vede l'accettazione di una regola mortale formulata nel passaggio di testimone dall’antica ortodossia a un nuovo tipo di idea abbracciata dalle organizzazioni internazionali, e in primo luogo dalle Nazioni Unite e le sue agenzie - "Cerchiamo di rinunciare alla ricerca della verità e accontentarci dell’opinione comune" ( p.24 ) . L'autore vede nell’adozione di tale premessa anti- intellettuale la rivelazione di un volto delle Nazioni Unite oggi irriconoscibile, rispetto a quello che era stato al suo inizio, e potremmo aggiungere che questa regola del consenso è la principale pennellata di un ritratto che si rivelerebbe uno sfregio davvero spaventoso.
Recenti conferenze internazionali , dice p . Rapporti Schooyans , sono state impegnate nell’applicazione di questa nuova norma di politica - al Cairo nel 1994, Pechino nel 1995 , ea New York nel 2000, tra gli altri. Questi meetings sono stati caratterizzati dal " ricorso al consenso", di cui l'autore commenta :

    " Questo consenso è costantemente invocato , in modo specioso , per ignorare la legislazione nazionale che continua ad essere basata sulla oggettività dei diritti dell'uomo , tipico della tradizione classica . La normativa nazionale, pertanto, appare sempre più di fatto sbagliata, rispetto a quanto vorrebbe il consenso del momento, gli ordini del giorno e gli altri piani di azione " ( p.24 ) . [questa affermazione è lo specchio dell'applicazione del diritto di famiglia in Italia: la Costituzione e la Legge vorrebbero un condiviso, il consenso delle lobby femminista invece... N.d.r.]


Schooyans illustra l'esito infausto :

    " Il consenso è ottenuto nelle assemblee internazionali con 'certe' organizzazioni non governative, facendo un bel lavoro di lobbying . (Su questo punto , il premio va alla Federazione Internazionale di Planned Parenthood) Allora questo consenso viene richiamato per esercitare pressioni sulle nazioni in modo che essi possano "essere fedeli a se stesse" , firmando patti o convenzioni in materie o programmi di azioni proposti per consenso . Una volta ratificati , tali strumenti giuridici avranno forza di legge nei paesi aderenti "(p. 25 ). Schooyans cita alcuni esempi di conflitto tra tali consensi promossi dalle UN e dalle leggi nazionali. Uno è il riconoscimento della Gran Bretagna del diritto dei genitori di decidere se i loro figli devono o non devono frequentare le lezioni di educazione sessuale , ed è tratto delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo . L'autore vede la marcia verso una nuova etica creata dai " nuovi diritti" in settori quali l'omosessualità, l'eutanasia, la soppressione di supervisione dei genitori dei loro figli, la pedofilia, il divorzio, la prostituzione come in direzione di " sacralizzazione civile di violenza" [sono da richiamare i "nuovi diritti"  nel diritto di famiglia italiano, il quale per prassi assegna i figli a un genitore prevalente N.d.r.] . Alla fine di questo "viaggio neo - nietzscheano , " egli avverte, assisteremo alla tutela della violenza individuale con la violenza istituzionale. " Per sua stessa natura , questa stessa ' nuova etica ' sarà ... sarà intollerante , come deve essere quello di essere in grado di procurare l'uniformità sociale e rendere gli individui unidimensionali " ( p.27 ) .

Schooyans incolpa la travisata concezione delle Nazioni Unite sui diritti umani che conduce ad una nuova determinazione globalizzata, che  " divinizza la Terra e dissacra l’ uomo" ( p.31 ) . Egli esorta ad un attento esame della Carta della Terra ", partorito a Stoccolma nel 1972 e che, a sua volta ha posto i presupposti per il Consiglio della Terra nel 1992.  La Carta della Terra , secondo l'autore , riflette un scientismo evoluzionista che accetta l'uomo come un prodotto dell'evoluzione e ignora la sua capacità a chiedersi , indagare il significato - compreso quello della propria esistenza , della vita e della morte e la necessità della libertà. Al contrario , la carta assoggetta l'uomo all’ " l'imperativo ecologico ", precludendo ogni discussione sul perché le cose esistono , chiudendo così il dibattito a favore di una evoluzione puramente materialistica . Tutto questo è nelle mani del Consiglio della Terra e la Croce Verde , due organizzazioni non governative . Il loro successo ,  Schooyans sottolinea , "deve portare a rendere inefficace la concezione realista dei diritti dell'uomo " ( p.36 ) .
Il passo successivo verso un assolutismo che si concluderà ogni riconoscimento di individualismo è la proposta dei burocrati delle Nazioni Unite di " adeguati strumenti giuridici che evitano il  controllo nazionale . Una tale strumento giuridico previsto dall'autore è già venuto ad esistenza - cioè , la Corte penale internazionale (CPI ) . Schooyans avverte che sotto la pressione di femministe e / o omosessuali radicali " la competenza di questo tribunale potrebbe estendersi a ' crimini ' per quanto riguarda i cosiddetti " nuovi diritti dell'uomo "ottenuti a titolo di ' consenso '. ... " E 'facile vedere che la Chiesa cattolica o suoi vescovi potrebbero essere trascinati davanti a questo tribunale e condannati per aver rifiutato di " ordinare " le donne o per continuare a insegnare l'immoralità di pratiche omosessuali . Fr . Schooyans prevede l’assoggettamento alla Corte degli oppositori di aborto , l'omosessualità , l'eutanasia e l'eventuale azione penale davanti ai giudici di questa Corte ( p.40) . Egli indica nella risoluzione del 26 novembre 2000 , da parte della Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti dell'Uomo, l’atto di  creazione della carica di Rappresentante Speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite "incaricato  di proteggere i diritti dell'uomo . " In una Dichiarazione sui difensori dei diritti dell'uomo ( diffusa nel marzo del 2000 ), " nuovi diritti dell'uomo" devono essere promossi attivamente e rapidamente implemenati nella legislazione nazionale. L'autore dice che ciò è finalizzato a mettere al riparo i più radicali ( p.42 ) .
L'autore fa notare che non c'è dubbio che l'azione penale in questa materia cadrà alla Corte penale internazionale , se non adeguatamente affrontata dalle nazioni . "L'associazione NAMBLA ( North American Man / Boy Love Association) ha già fatto sapere che spera di sfruttare la protezione offerta dalla Dichiarazione ( sui Difensori dei Diritti dell'Uomo ) per proteggersi contro coloro che si oppongono alla pedofilia " ( p.42 ) .
Schooyans accusa le Nazioni Unite di aver supportato l'adozione di " nuovi diritti dell'uomo " , comprese quelli che l'autore vede come "incentrati su diritti sessuali ":

  •         " le differenze di ruolo tra uomini e donne nella società non sono naturali , sono culturali ;

  •         " ognuno è libero di scegliere il suo sesso o cambiarla; unioni omosessuali con il 'diritto ' di adozione;

  •         'famiglie monofamiliari " [in Italia, benchè la Costituzione difenda la famiglia, la prassi nel diritto di famiglia crea di fatto famiglie monogenitoriali, N.d.r.] ovvero con un solo genitore, e unioni omosessuali a modello per le famiglie;

  •         "L'accesso legalizzato e facile contraccezione in tutte le sue forme e all'aborto ;

  •         "L'educazione sessuale obbligatoria per gli adolescenti ... la libertà sessuale per gli adolescenti avulse dal controllo dei genitori ... "


 Schooyans identifica l’unico intento delle Nazioni Unite come la volontà di accedere "attraverso la porta riservata alla sola coscienzae . " Questo è stato palese, dice l'autore , in occasione del raduno di circa 1.000 capi religiosi del mondo " per la pace ", parte del vertice del Patto mondiale a New York nel luglio 2000. Un obiettivo specifico di "Iniziativa congiunta dei Religiosi " è stata la creazione di una religione mondiale per ottenere una "nuova etica planetaria . " Tutti i proselitismi ( sforzi di conversione ) ad opera di  singole religioni sarebbero proibiti . " Circoli di cooperazione " avrebbero il compito di diffondere la nuova onnicomprensiva religione panteistica . L'incontro dei leader religiosi si è conclusa, parole di p. Schooyans , "con un elogio su mal capito concetto di  tolleranza , l'agnosticismo , il relativismo radicale". Comprensibilmente , il Cardinale Francis Arinze , Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha firmato tale iniziativa .

Fr . Schooyans ha visto tutta l'attività febbrile of the Year Millennium 2000, compreso il vertice di capi di stato e leader religiosi a New York , come parte dello sforzo del Segretario Generale Kofi Annan delle Nazioni Unite per erigere " l'ONU a terreno fertile per accogliere una vera elite sovrano mondiale, e di trasformarlo in un luogo di potere concentrato senza precedenti nella storia . " Questo , l' autore sostiene , "lascerebbe ai governi e parlamenti solo un ruolo residuale ... ' La condivisione delle responsabilità ' è una nuova espressione trappola che indica che l'ONU non è più soddisfatto di svolgere un ruolo sussidiario . Essa intende porsi al il centro del potere mondiale e di dotarsi , a poco a poco , con tutto l'apparato di controllo che deve esercitare quello che ritiene essere la sua missione nel nuovo millennio " ( p.66 ) .
Fr . Schooyans identifica ( p.83 ), in Hans Kelsen ( 1881-1973) il filosofo - teorico alla base del lavoro architettato da questo nuovo assolutismo:


    "Non è un'esagerazione dire che le concezioni delle Nazioni Unite dei" nuovi diritti dell'uomo , « di consenso , di internazionalismo e della maggior parte degli altri temi che abbiamo incontrato trovano la loro origine in questa teoria del diritto totalmente razionalista e positivista .  Kelsen probabilmente non era a conoscenza dell'uso perverso che è stato fatto del suo pensiero in ambienti delle Nazioni Unite . Non è meno vero che l'opera capitale della Kelsen [ pure Theory ] , la cui influenza continua ad essere esercitato i giuristi di tutto il mondo , è una teoria che non può essere trascurato se si vuole comprendere le attuali tendenze delle Nazioni Unite . Ciò è tanto più evidente se si pensa che il professore viennese a Berkeley ha influenzato la stesura della Carta " ( p.83 -84 ) .

L’analisi di Schooyans sulla teoria pura di Kelsen , ritrova che è la legge stessa che è auto-creata come parte di " un ordine coercitivo " , che "la persona fisica " è una costruzione artificiale di diritto; che la discussione sullo stato giuridico di persona viene effettuata solo dallo Stato attraverso la costrizione di norme giuridiche , che la vita e la morte possono essere definiti da tali norme , che gli schiavi possono essere immaginati non avendo personalità giuridica, che la dignità dell'essere umano varierà secondo le norme, che l'ordinamento giuridico della famiglia si basa sull’ordine statale , che la verità non ha alcuna pertinenza per le norme , solo la loro validità; che la mancanza di rispetto delle norme richiede moderazione, che lo Stato deve svolgere; che le norme, non la fattualità , devono determinare come gli uomini dovrebbero comportarsi [pur essendo un fatto assodato che i minori necessitano di due figure -materna/paterna - la prassi normativa esclude uno dei coniugi dalla cura filiale, N.d.r.]che le norme possono venire in esistenza a poco a poco per consenso , permettendo che ciò che una volta era criminale ora deve essere consentito [il consenso dato dal femminismo imperante al modello di famiglie monogenitoriali - madre/figlio - ha trovato ampia applicazione nella prassi del diritto di famiglia, in barba alla costituzione italiana] .
Schooyans cita Kelsen ritenendo che ( come scrive in Pure Theory ) " ... il costume  diventa l'espressione di una volontà collettiva il cui significato personale è un dovere – un dovere creato dal " fatto come creazione giuridica", che sembra essere la graduale accettazione di gruppo di un modo di agire . Kelsen identifica lo Stato con la legge stessa , riecheggiando la misura holmesiano che la legge è la determinazione della previsione del potere giuridico di quello che diventerà accettabile .  Schooyans cita Kelsen :

    "La validità di una norma non deriva dal suo contenuto, perché il suo contenuto può essere dedotta da un funzionamento logico . Essa è valida perché è stato creata ... in un modo determinato dalla norma fondamentale ... qualsiasi contenuto potrebbe essere legge. Nessun comportamento umano dovrebbe essere escluso, in quanto tale, dall'essere il contenuto di una norma giuridica " ( Kelsen , p.197f . ) .
Kelsen mette la "norma suprema " fuori questione, chiedendo obbedienza per dovere , o cieca obbedienza simile alla imperativo kantiano . La piramide di norme in teoria kelseniano è chiamato da  Schooyans una "inversione perversa del principio di sussidiarietà ", per il quale il potere superiore non può arrogarsi ciò che può essere fatto con successo a un livello inferiore . Mettendo da parte questo, la tutela dei diritti per i livelli più basso necessita una collaborazione tra tribunali statali e loro giudici con il Super - Stato , dice  Schooyans . Egli spiega che proprio come la teoria di Kelsen porta alla dissoluzione della persona , la sua concezione della superiorità del diritto internazionale porta alla dissoluzione dello Stato nazionale . Kelsen scrive:

    "Gli Stati ... non mantengono la competenza ( per fare qualsiasi norma di sorta ), se non nella misura individuata dal diritto internazionale ... Se si ammette che il diritto internazionale è un ordinamento giuridico sovranazionale , l'ordine dello Stato non ha più una competenza illimitata " ( p.338 Pure Theory , citato da Schooyans pag 97 . ) .
Chiamando il sistema di Kelsen piramidale "olistica ", Schooyans vede che la sua conclusione è che il Super- Stato e l'ordine giuridico che lo convalida costituiscono l' unica realtà al di fuori della quale nulla, nemmeno una persona , ha valore" ( p.100) . " La subordinazione degli individui a Stati Uniti e ad un centro di comando, caratterizzato da una sovranità indiscutibile ordinate dal diritto internazionale , è una necessità logica richiesta dalla sua teoria del diritto ( Kelsen ) . " Così abbiamo un " nuovo totalitarismo che viene messo in atto in nome dell'ordinamento giuridico internazionale ( che ) è un collettivo e anonimo totalitarismo senza volto ".
Minacciosamente , ma senza dubbio correttamente , p . Schooyans così discute:

    "Questo spiega il ruolo che viene assegnato alla Corte Penale Internazionale . Poiché non vi è più un modo di identificare i principi generali del diritto , sarà competenza del tribunale il rivelare il significato dei testi giuridici e le decisioni consensuali , e dire quale interpretazione è valida. Le divergenze di interpretazione sono ormai intollerabili , perché rovinano l'ordine giuridico e di conseguenza lo Stato sovranazionale ... "Le convenzioni e patti non appaiono più qui come accordi passati liberamente dai singoli Stati e sovrani , ma come un collegamento giuridico proveniente dalla volontà dell'organizzazione internazionale , che richiede, attraverso le ratifiche , l'obbedienza dagli stati aderenti "( p.102 ) .Fr . Schooyans commenta: "Con una teoria sorprendente della legge siamo in presenza di concentrazione piramidale del potere assolutamente senza precedenti nella storia " ( p.103 ) . Egli afferma inoltre :

    " Si osserva , poi , che l'ordine giuridico mondiale in fase di costruzione non è al servizio di uno specifico  tipo di governo, sia esso imperiale o egemonico classico . È di servire per il controllo della vita. La norma suprema è la padronanza sulla vita, per arrivare, in tal modo, al dominio degli uomini e di tutte le cose " ( p.104 ) .

È facile vedere che per ottenere questo dominio sulla vita , è necessaria la distruzione dei veri diritti umani. Come p. Schooyans spiega: " In ambienti delle Nazioni Unite, la distruzione delle nazioni appare, quindi , come l’obiettivo da ricercare , se si vuole definitivamente soffocare la concezione antropocentrica dei diritti dell'uomo . Mettendo fine al corpo intermedio che è lo Stato nazionale, si pone fine anche alla sussidiarietà , dal momento che uno Stato mondiale centralizzato sarebbe sostituito . la via sarebbe poi aperta con l'arrivo dei tecnocrati e gli altri aspiranti alla governance mondiale totalitaria " ( p.110 ) .
Fr . Schooyans vede l'aborto , l'eutanasia , la sterilizzazione come un tentativo di apertura in questa presa per un totalitarismo mondiale. In tutte queste pratiche l'autore vede l’espressione della tendenza verso la violenza in un diritto , verso "il dono della morte ", come espressione della volontà sovrana:

    "In effetti , nel caso dell'aborto , l’ assolutamente innocente è dichiarato colpevole È il male derivante da una contraccezione fallita. L'ostacolo alla carriera ed al comfort , l'ostacolo inammissibile alla propria libertà , è il freno all’arricchimento e allo sviluppo . Alla violenza assoluta deve corrispondere la totale innocenza . L'unico innocente deve essere linciato . Conseguenza , l'innocente deve essere designato come vittima, come capro espiatorio , e anche come una vittima colpevole , e deve essere trattato come tale, una violenza che lo fa tacere e sparire . "

(…)

Non sorprende , allora , che Schooyans possono segnalare , "La presenza cristiana disturba l' attuale ONU , perché nel campo dell'antropologia , le Nazioni Unite hanno respinto ogni riferimento alla verità ... E 'evidente agli occhi di tutti che la Chiesa non può ammettere che ogni riferimento alla verità debba essere guidato da fuori, come se l'uomo fosse incapace di dichiarare qualcosa di vero su se stesso , o addirittura come se fosse proibito di farlo "(p. 116 ) .
Molti di questi orrori vengono visitati sul genere umano con la scusa di " sviluppo sostenibile" - cioè , limitazione dell'espansione umana sulla affermazione tale è dannoso per il pianeta , come se l'uomo fosse soggetto alla Terra , piuttosto che la Terra per l'uomo :

    " Qui non è tanto la questione di chiedere agli uomini di oggi di sacrificarsi affinché l’utopia di un futuro radioso per nascere. Nel nome delle generazioni future , le misure draconiane devono essere adottate senza indugio per limitare il male fatto da interventi umani nel pianeta . L'etica del futuro , fortemente impregnata di idee New Age , esalterà il culto di Gaia . Essi concludono che i diritti della Madre Terra sono più importanti i diritti di questi esseri effimeri chiamati uomo "( p. 20 , con riferimento ad un'opera di Hans Jonas , Le principe responsabilité : Une Ethique pour la civiltà technologique , Paris: Cerf , 1995) .
Le richieste di "sviluppo sostenibile" proveniente dalla Conferenza di Stoccolma delle Nazioni Unite nel 1972, devono essere visti in questa luce . La Carta della Terra esige che l’uomo " riconosca  non solo i diritti della Terra in generale, ma anche i diritti degli esseri viventi , in particolare gli animali . In breve, l'uomo deve accettare di essere oggetto dell'imperativo ecologico" (p. 35 , con riferimento alla . Le nouvel ordre ecologique L' Arbe , l' animale et l' homme , di Luc Ferry, Parigi : Livre de Poche , 1998) .
Fr . Schooyans cita a questo proposito l'articolo 37 della Carta proposto dei diritti fondamentali dell'Unione europea :

    "Un elevato livello di protezione ambientale devono essere integrati nelle politiche dell'Unione e garantiti conformemente al principio ( sic) di uno sviluppo sostenibile" ( p.168 ) .

L'ostilità di gran parte dell'Europa verso gli Stati Uniti e il suo intraprendente presidente , George W. Bush , è forse spiega con l'impegno di intellettuali e futuristi europei a questo restrittivo " principio”,che rende l'umanità ostaggio al loro ambiente , mentre la etica americano ha sempre riconosciuto il diritto e la nobiltà dell'uomo di conquistare l'ambiente per trarne sostentamento umano e la prosperità .

Schooyans cita Romano Prodi , secondo cui "' messianismo , anti- famiglia e anti-vita , ha ambizioni di tutto il mondo . " Prodi presidente della Commissione dell'Unione europea, un piano per un'Europa rapidamente soccombente ad una sorta di suicidio derivante da un fallimento della riproduzione , e un rifiuto del suo patrimonio religioso . Questi fatti tristi , considerato il nostro apprezzamento cattolica dell'enciclica di Paolo VI Humanae Vitae come uno dei documenti più profetiche dei tempi moderni , dovrebbero essere un campanello d'allarme . Come i seguenti articoli di questo numero del Foro di messa a fuoco mostreranno , la Santa Sede si è piantata saldamente in opposizione ad alcune delle forze in seno all'ONU intenzionato a nudo l'uomo della sua data da Dio la dignità umana e dei diritti . È una battaglia nascosta tra il bene e il male che ha conseguenze eterne per milioni di anime .

mercoledì 14 agosto 2013

Introvigne

"La nostra battaglia... è contro i dominatori
di questo mondo tenebroso"
Sintesi della relazione di approfondimento
“Se pensi che per sfuggire a satana sia sufficiente credere nell'esistenza di Dio, ti sbagli. Anche satana crede che Dio esiste”. Con questa sfida lo scrittore Saverio Gaeta ha introdotto la relazione mattutina sul tema “La nostra battaglia... è contro i dominatori di questo mondo tenebroso” (Ef 6,12).
Clicca per ingrandire...Le insidie e le sfide di oggi rendono la nostra una fede sempre combattuta. «Da decenni – ha commentato Gaeta – anche il Rinnovamento ha mostrato una forte sensibilità su che cosa voglia dire il combattimento spirituale, talvolta subendo persino – all'interno e all'esterno della comunità ecclesiale – giudizi sgradevoli e certamente poco aderenti ai fatti».
Come ha ripetuto più volte il Papa Benedetto XVI c'è oggi una “dittatura del relativismo” che ci impone di credere e di affermare che non esiste la verità: non c'è dunque un vero criterio per distinguere bene e male. «Nella storia dell'Europa – ha denunciato nella sua riflessione il sociologo Massimo Introvigne – il peccato originale si è manifestato nelle ideologie che hanno progressivamente scristianizzato quello che era un mondo cristiano fatto di legami religiosi, politici, economici e morali». La sequenza dell'allontanamento dell'Occidente dalla verità cattolica è descritta in un celebre discorso di Pio XII nel 1952. Tre tappe corrispondono alla negazione della Chiesa: «Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato» (Pio XII – 1952). Viene negata la continuità della missione di Gesù Cristo nell'unica Chiesa cattolica e anche se Dio c'è ne sappiamo pochissimo e certamente non si è incarnato in Gesù Cristo. Da qui nascono gli orrori della modernità che vorrebbero sostituire il cristianesimo incidendo sulla società, la politica e le ideologie. Questo processo porta a una cultura e perfino Clicca per ingrandire...a religioni o spiritualità senza Dio come la New age e il comunismo. «E non mancano neppure cristiani, perfino teologi cattolici, sedotti dalle ideologie. L'umanità – ha rilevato Introvigne nella sua lucida analisi – pretende di essere l'unica produttrice di se stessa. Ma l'uomo e la società non si sono fatti da soli. Sono stati creati da Dio. Questo genera grande sofferenza.
La tentazione anticristiana dell'autodeterminazione non sorge spontanea nel cuore dell'uomo ma è prodotto dall'ideologia peggiore di tutte: la tecnocrazia che vede la tecnica come potere ideologico. Pretende di dirigere i processi sociali in nome di una modernità svincolata dai limiti che la religione e la morale vorrebbero opporre alla scienza. La vera minaccia è il campo privilegiato della bioetica in cui emerge la questione fondamentale: se l'uomo si sia prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio».
In questo itinerario non manca il ritorno alla magia, vecchio nemico della religione che progetta una volontà deviata che snatura l'esperienza religiosa cristiana: la Chiesa, Gesù Cristo, Dio e la morale.
Un richiamo ai “peccati personali” è stato fatto da fra Benigno, francescano ed esorcista, nel suo intervento più orientato allo sfondo ecclesiale e pastorale. «Sommandosi nella singola persona e nella società – ha spiegato fra Benigno– questi peccati danno luogo alle 'strutture di peccato', le quali, pur create dall'uomo, si rivoltano contro di lui, coinvolgendolo in ulteriori peccati personali». Ma le scelte peccaminose dei singoli sono frutto soltanto ed esclusivamente dell'uomo? «Molto dipende – ha proseguito fra Benigno - dalla concupiscenza presente in noi, ma la Parola di Dio ci fa sapere che all'origine c'è il peccato di satana che ha portato all'umanità male, mali e malattie che manifestano il mysterium iniquitatis. Spesso dietro le stesse strutture di peccato ci sono i dominatori del mondo che sono il diavolo e i demoni i quali attraverso la tentazione fanno da amplificatori nel provocare tra gli uomini il peccato e le sue strutture. Il diavolo, perfido e astuto incantatore, ha agito, agisce e agirà sempre così”.
Clicca per ingrandire...Questo non significa, però, che ogni peccato sia direttamente dovuto ad azione diabolica, ma è anche vero che chi non vigila con rigore morale si espone all'influsso del male che rende problematica l'alternativa della nostra salvezza. Questa azione straordinaria del diavolo e dei demoni procura, in particolare, dei mali all'uomo sia a livello personale con l'infestazione diabolica, la vessazione e la possessione, sia a livello ecclesiale con particolari forme di avversione e persecuzione nei confronti della Chiesa. L'azione ordinaria del diavolo è invece costituita dalla tentazione con la quale induce l'uomo, con atto libero e personale, al peccato per staccarlo da Dio e portarlo alla dannazione eterna. «Questo peccato – ha affermato il Frate – si oppone al progetto salvifico di Dio offrendo una prospettiva di sofferenza eterna, distruggendo la vita divina donataci da Dio nel Battesimo che ci rende figli di Dio e fratelli di Gesù».
Da questa analisi emerge l'importanza del combattimento. Una lotta cui fa seguito una vittoria, in una strategia di difesa e di attacco. La difesa decisiva dell'invisibile nemico è la grazia. «Vivere in grazia – ha concluso fra Benigno – comporta una vita vissuta in profonda amicizia e obbedienza amorosa con Dio. Questa è l'armatura di Dio. A questo si aggiunge una strategia di attacco che ci permette di collaborare con Gesù per distruggere le opere del diavolo, primo fra tutte il peccato che è in noi. È Cristo Gesù che da povero stende la mano su di te per dirti che ha bisogno della tua lotta contro il maligno. Non deludiamo le Sue aspettative e diciamo sì al Padre celeste».
Laura Gigliarelli


Massimo Introvigne, Le sètte cristiane.
Dai Testimoni di Geova al reverendo Moon
,
Mondadori, Milano 1990, pp. 192, L. 8.000

Idem, I nuovi culti Dagli Hare Krishna alla Scientologia,
Mondadori, Milano 1990, pp. 224, L. 10.000

Idem, I Testimoni di Geova,
Mondadori, Milano 1991, pp. 128, L. 10.000

Massimo Introvigne è nato a Roma nel 1955. Dirigente di Alleanza Cattolica, in cui milita fin dagli anni del liceo, ha coltivato nell’ambito dell’associazione l’attenzione alla "nuova religiosità" contemporanea, di cui è oggi uno degli specialisti più noti a livello internazionale. È stato relatore ai due simposi organizzati dalla FIUC, la Federazione Internazionale delle Università Cattoliche, su mandato dei quattro dicasteri vaticani interessati all’argomento, tenuti a Omaha, nel Nebraska, nel maggio del 1991, e a Vienna nell’ottobre del 1991. È autore — oltre a scritti di carattere filosofico-giuridico e morale, e a numerosi opuscoli e articoli, di cui molti pubblicati in Cristianità — dei volumi Il reverendo Moon e la Chiesa dell’Unificazione (Elle Di Ci, Leumann [TO] 1987), Le nuove Religioni (SugarCo, Milano 1989), Il cappello del mago. I nuovi movimenti magici dallo spiritismo al satanismo (SugarCo, Milano 1990), I nuovi movimenti religiosi. Sètte cristiane e nuovi culti, con Jean-François Mayer e don Ernesto Zucchini (Elle Di Ci, Leumann [TO] 1990), nonché collaboratore e curatore delle opere collettive Lo spiritismo (Elle Di Ci, Leumann [TO] 1989) e Le nuove rivelazioni (Elle Di Ci, Leumann [TO] 1991). Dal 1988 è direttore del CESNUR, il Centro Studi sulle Nuove Religioni — da lui fondato con mons. Giuseppe Casale, arcivescovo di Foggia-Bovino, che ne è presidente —, attualmente uno dei maggiori centri di ricerca e di formazione su questo tema in Europa e nel mondo; fra l’altro, è stato giudicato "degno di nota" nella relazione generale del card. Francis Arinze al Concistoro straordinario tenuto in Vaticano dal 4 al 7 aprile 1991.

Proprio in occasione di tale Concistoro — che ha segnalato il problema delle nuove religioni, insieme a quello dell’aborto, come una fra le grandi priorità per la Chiesa negli anni Novanta — diversi porporati hanno lamentato, nonostante i progressi degli studi specialistici, la mancanza di una letteratura agile che permetta al clero e ai laici cattolici — che pure, come nella stessa sede si è sottolineato, non possono più ignorare il problema — di acquisirne gli elementi essenziali in un tempo ragionevolmente breve. L’arcidiocesi di Torino aveva da tempo avvertito questa esigenza, chiedendo a Massimo Introvigne una serie di 64 articoli, ciascuno dedicato a un movimento o problema della nuova religiosità contemporanea, pubblicati sul settimanale di cultura cattolica il nostro tempo, e un’ulteriore serie di articoli sui testimoni di Geova apparsi sul settimanale diocesano La Voce del Popolo.

Il volume Le sètte cristiane. Dai Testimoni di Geova al reverendo Moon raccoglie la prima serie di articoli apparsi su il nostro tempo, integrati da una breve conclusione di carattere pastorale (pp. 172-177) e da una essenziale ma preziosa bibliografia (pp. 179-187). Dopo aver fatto il punto sulla controversa nozione di "setta" e sui rapporti fra la nuova religiosità e lo gnosticismo antico — fenomeni fra i quali non mancano analogie — (pp. 7-24), l’autore offre anzitutto un’esposizione monografica dei tratti salienti dei tre gruppi di origine cristiana tipologicamente e sociologicamente più importanti: i mormoni (pp. 25-41), la Scienza Cristiana (pp. 42-51) e i testimoni di Geova (pp. 52-66). Segue una tipologia delle sette di origine cristiana (pp. 67-70), di cui vengono distinti sette gruppi, cinque derivati dalla "Riforma radicale" — di cui l’autore non manca di mettere in luce le differenze con la Riforma protestante delle denominazioni maggioritarie —, e gli ultimi due nati rispettivamente da scismi dalla Chiesa cattolica o dall’Ortodossia orientale ovvero dai sincretismi sorti nel Terzo Mondo fra il cristianesimo delle missioni e culti locali più antichi. Per ognuna delle sette "famiglie" Massimo Introvigne presenta — nei successivi venti capitoli monografici (pp. 71-171) — gli esempi più significativi. Se per ogni movimento, in una rapida sintesi, viene presentato l’essenziale, non mancano capitoli in cui l’autore dà conto di sue ricerche originali — come nel caso del settarismo russo (pp. 142-146) e delle nuove religioni della Nigeria, uno dei fenomeni in maggiore crescita nel mondo (pp. 167-171) — offrendo informazioni che risulteranno nuove anche per chi conosce le sue opere più ampie.

Il secondo volume, I nuovi culti. Dagli Hare Krishna alla Scientologia, raccoglie la seconda serie degli articoli de il nostro tempo, dedicati alle nuove religioni di origine non cristiana. Oltre a una bibliografia (pp. 211-219), agli articoli il volume aggiunge un’importante Introduzione (pp. 5-18), dove l’autore propone una tipologia dei nuovi movimenti religiosi di carattere dottrinale, che è stata menzionata — fra le varie tipologie correnti, ma come particolarmente importante — anche nella già citata relazione generale del card. Francis Arinze al Concistoro Straordinario del 1991. Si tratta di una tipologia che vede nella nuova religiosità un rifiuto progressivo degli elementi essenziali della visione cattolica del mondo: prima la Chiesa — "Cristo sì, Chiesa no" — nel mondo delle sette di origine cristiana; quindi il ruolo unico di Cristo — "Dio sì, Cristo no" — nei nuovi culti che preferiscono rivolgersi piuttosto all’Oriente o al paganesimo antico; poi Dio stesso — "Religione sì, Dio no" — nelle "religioni" che propongono la realizzazione del potenziale umano; e infine la stessa religione — "Sacro sì, religione no" — nei gruppi che promuovono con il sacro piuttosto un rapporto di tipo magico.
Alle ultime tre categorie è appunto dedicato il volume. I primi quindici capitoli monografici (pp. 21-107) illustrano altrettanti nuovi culti — o gruppi di nuovi culti — di origine orientale, distinti a seconda del loro retroterra storico di volta in volta islamico, zoroastriano, indù, giainista, buddhista e scintoista; non manca un’importante messa a punto sulla pertinenza dell’espressione "sette" applicata a correnti dell’ebraismo (pp. 21-26). Una seconda parte — che si apre con un capitolo sulla lotta anticristiana nella Rivoluzione francese (pp. 108-113), illustra la ricerca di religioni alternative al cristianesimo in Occidente, in direzione del paganesimo antico o della magia (pp. 114-143). La terza parte — a proposito della corrente del potenziale umano — propone una distinzione fra "religioni dell’uomo", che propongono, trascurando Dio, uno sviluppo delle potenzialità nascoste dell’individuo — l’esempio più evidente è la Scientologia, ma caratteristiche analoghe si ritrovano in alcuni culti dei dischi volanti (pp. 144-160) — e "religioni dell’umanità", che nascono come versioni ritualizzate delle ideologie, con esiti talora tragici come nel caso del Tempio del Popolo, il movimento protagonista del suicidio di massa della Guyana nel novembre del 1978, la cui dottrina costituiva in realtà un adattamento "religioso" del comunismo marxista (pp. 161-166). La quarta parte fa cenno ai principali nuovi movimenti magici, dallo spiritismo al satanismo (pp. 167-190), precisando anche che cosa si intenda esattamente per New Age (pp. 173-178). Di particolare interesse sono i tre capitoli conclusivi, dove l’autore analizza le origini e le caratteristiche del cosiddetto movimento anti-culti, mostrandone gli aspetti ambigui e inaccettabili (pp. 191-196), e si chiede infine quale debba essere l’atteggiamento del cattolico di fronte alle nuove religioni: un atteggiamento di vigilanza e insieme — almeno su alcuni terreni e con alcuni gruppi — di cauto dialogo (pp. 197-209). Le ultime pagine riguardano il ruolo nella Chiesa dello specialista che studia i nuovi culti, che ha anche bisogno del "sostegno, l’aiuto, il confronto di una comunità cristiana amica e viva", rinnovando così in termini moderni la "richiesta antica": "Pregate per me" (pp. 208-209).

Dagli articoli su La Voce del Popolo — rivisti e ampliati — era nata nel 1990 un’opera in francese: Les Témoins de Jéhovah (Cerf, Parigi-Fides, Montréal 1990), che appare ora — integrata da osservazioni specifiche su Il caso Italia (pp. 57-61), e aggiornata nelle statistiche e nella bibliografia (pp. 111-112) — in versione italiana con il titolo I Testimoni di Geova. Lo sforzo dell’autore — come egli stesso precisa nell’Introduzione (pp. 5-10) — è stato quello di offrire una sintesi di un centinaio di pagine, che chiunque può leggere in poche ore, in uno stile facilmente comprensibile anche per il non specialista, che tuttavia non trascura nessuno degli interrogativi che si può porre chi viene in contatto con il geovismo, e insieme permette al lettore almeno uno sguardo sulle ricerche più recenti di carattere storico e sociologico sui testimoni di Geova, di cui viene dato conto in una letteratura quasi mai tradotta in lingua italiana. L’autore esamina così la storia (pp. 13-61), la dottrina (pp. 63-95) e la "vita quotidiana" — cioè gli aspetti sociologici (pp. 97-109) — dei testimoni di Geova. Fra i temi su cui vengono forniti chiarimenti particolarmente utili segnaliamo la questione delle trasfusioni di sangue (pp. 80-82), le ragioni del particolare successo dei testimoni di Geova in Italia — secondo una certa lettura delle statistiche, ormai il primo paese del mondo per numero di testimoni di Geova sul totale degli abitanti — (pp. 57-61), le origini del movimento (pp. 13-23), troppo spesso considerato un unicum che sorge improvvisamente nella mente dei suoi fondatori, mentre si tratta di un fenomeno con una precisa preistoria nel protestantesimo radicale anglo-americano e nelle correnti millenaristiche.


Benché i tre volumi non si presentino con una intentio specificamente pastorale, né si propongano di offrire una confutazione degli errori delle nuove religioni alla luce della dottrina cattolica, la loro funzione pastorale potrà essere di notevole rilevanza. Una bibliografia in corso di pubblicazione in Inghilterra, curata dall’Università di Londra, rileva per la lingua italiana una trentina di volumi di studi sulle nuove religioni — esclusi i testi pubblicati dalle nuove religioni medesime —, contro oltre trentamila in lingua inglese e diverse migliaia in lingua tedesca, mentre per quanto riguarda il francese la situazione è poco migliore dell’italiano, e per quanto riguarda lo spagnolo è peggiore. I titoli in italiano si riferiscono per una buona metà a studi specialistici, per l’altra a opere di taglio polemico che intendono soprattutto mettere in luce gli errori — e la pericolosità sociale — delle nuove religioni, senza preoccuparsi troppo di una descrizione storica, dottrinale o sociologica articolata. Mentre altre opere contengono giudizi discutibili o errori anche gravi, alcuni autori cattolici — segnaliamo, soprattutto, monsignor Giovanni Marinelli, don Ernesto Zucchini, padre Giuseppe Crocetti S.S.S., monsignor Lorenzo Minuti, don Tommaso Conticchio — hanno offerto confutazioni efficaci e puntuali degli errori dei testimoni di Geova. I loro scritti presuppongono però lettori disponibili alla lettura di opere di taglio prevalentemente — quando non esclusivamente — dottrinale, e in ogni caso potranno essere meglio compresi da chi abbia già qualche informazione sui testimoni di Geova. Quanto ai movimenti diversi dai testimoni di Geova, una letteratura di buona divulgazione in lingua italiana è pressoché inesistente. Ci si deve pertanto augurare che un numero cospicuo di cattolici acquisiscano — tramite questi strumenti — almeno le informazioni essenziali sulle sette di origine cristiana, sui nuovi culti e sui testimoni di Geova. Una delle ragioni — anche se non l’unica — per cui l’Italia costituisce il primo paese del mondo per i successi proselitistici dei testimoni di Geova — nonché un terreno fecondo per altre idee e gruppi della nuova religiosità — è certamente costituita dal fatto che gran parte del laicato cattolico — e purtroppo anche del clero — si è finora accontentato sul fenomeno di qualche informazione giornalistica o di seconda mano, pensando forse — erroneamente — che riguardi soprattutto altri paesi

martedì 9 luglio 2013

Femminismo e gender si incontrano

http://www.uomini3000.it/399.htm

Il testo che qui di seguito riportiamo veniva presentato, nel sito da cui è tratto, come una sintesi della presentazione dell'allora Cardinale Joseph Ratzinger al volume di Michel Schooyans: "Nuovo disordine mondiale", (Collana Problemi e dibattiti 48), Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 2000.
In data attuale (10 Marzo 2006) sembrano scomparsi sul sito gli originali riferimenti a Joseph Ratzinger (nel frattempo diventato Papa Benedetto XVI) come autore del documento in questione, nonché sono state tolte alcune parti originariamente presenti nel testo (nella fattispecie tutta la prima parte da "Globalizzazione e nuovo ordine mondiale" fino al paragrafo "In nome dell'interesse superiore" compreso - i motivi di tale rimozione ci sono del tutto ignoti).
Qui su U3000 viene riportato fedelmente l'intero, interessantissimo testo originale.


da:
http://www.internetsv.info/Global4.html

L'IDEOLOGIA FEMMINISTA

 







Globalizzazione e nuovo ordine mondiale


Un nuovo ordine mondiale?
Una vibrante denuncia quella del professor Michel Schooyans: il nuovo ordine mondiale è una grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità. Nel suo libro Nuovo disordine mondiale i nomi, i programmi, gli argomenti del mondo che verrà, senza piú poveri né malati: moriranno prima!


Fin dagli inizi dell’illuminismo, la fede nel progresso ha sempre messo da parte l’escatologia cristiana, finendo di fatto per sostituirla completamente. La promessa di felicità non è piú legata all’aldilà, ma a questo mondo. Nel XIX secolo, la fede nel progresso era ancora un generico ottimismo che si aspettava dalla marcia trionfale delle scienze un progressivo miglioramento della condizione del mondo e l’approssimarsi, sempre piú incalzante, di una specie di paradiso; nel XX secolo, questa stessa fede ha assunto una connotazione politica. Da una parte, ci sono stati i sistemi di orientamento marxista che promettevano all’uomo di raggiungere il regno desiderato tramite la politica proposta dalla loro ideologia: un tentativo che è fallito in maniera clamorosa.
Dall’altra, ci sono i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera piú o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali. Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre piú definita, che va sotto il nome di "Nuovo ordine mondiale". Trovano espressione sempre piú evidente nell’ONU e nelle sue conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che, nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo. Una filosofia di questo tipo non ha piú la carica utopica che caratterizzava il sogno marxista; essa è al contrario molto realistica, in quanto fissa i limiti del benessere, ricercato a partire dai limiti dei mezzi disponibili per raggiungerlo e raccomanda, per esempio, senza per questo cercare di giustificarsi, di non preoccuparsi della cura di coloro che non sono piú produttivi o che non possono piú sperare in una determinata qualità della vita.
Questa filosofia, inoltre, non si aspetta piú che gli uomini, abituatisi oramai alla ricchezza e al benessere, siano pronti a fare i sacrifici necessari per raggiungere un benessere generale, bensí propone delle strategie per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, affinché non venga intaccata la pretesa felicità che taluni hanno raggiunto. La peculiarità di questa nuova antropologia, che dovrebbe costituire la base del Nuovo ordine mondiale, diventa palese soprattutto nell’immagine della donna, nell’ideologia del «Women’s empowerment», nata dalla conferenza di Pechino. Scopo di questa ideologia è l’autorealizzazione della donna: principali ostacoli che si frappongono tra lei e la sua autorealizzazione sono però la famiglia e la maternità.
Per questo, la donna deve essere liberata, in modo particolare, da ciò che la caratterizza, vale a dire dalla sua specificità femminile. Quest’ultima viene chiamata ad annullarsi di fronte ad una «gender equity and equality», di fronte ad un essere umano indistinto ed uniforme, nella vita del quale la sessualità non ha altro senso se non quello di una droga voluttuosa, di cui si può far uso senza alcun criterio. Nella paura della maternità che si è impadronita di una gran parte dei nostri contemporanei entra sicuramente in gioco anche qualcosa di ancor piú profondo: l’altro è sempre, in fin dei conti, un antagonista che ci priva di una parte di vita, una minaccia per il nostro io e per il nostro libero sviluppo. Al giorno d’oggi, non esiste piú una «filosofia dell’amore» bensí solamente una filosofia dell’egoismo.

Nuovo disordine mondiale
La legittimità della protesta antiglobalista
Il fatto che ognuno di noi possa arricchirsi semplicemente nel dono di se stesso, che possa ritrovarsi proprio a partire dall’altro e attraverso l’essere-per-l’altro, tutto ciò viene rifiutato come un’illusione idealista. È proprio in questo che l’uomo viene ingannato. In effetti, nel momento in cui gli viene sconsigliato di amare, gli viene sconsigliato, in ultima analisi, di essere uomo.
C’è qualcuno che sta progettando un sistema rigido e inattaccabile per governare lo sviluppo del mondo. Organismi internazionali dall’indiscutibile autorità (Organizzazione Mondiale della Sanità, Banca Mondiale, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, UNICEF e altri) hanno messo a punto un nuovo paradigma che misura il valore delle persone in anni di aspettativa di vita, invalidità, morbilità al fine di valutare le priorità e mettere in atto, oppure no, i piani di aiuto in tutto il mondo. Applicando questi "nuovi criteri" si scopre che tutto diventa uno questione di costo-rischio-beneficio. Perciò, chi è povero e malato riceverà meno aiuti; chi è ricco e sano riceverà maggiori cure. Per questo motivo, a questo punto dello sviluppo della nuova immagine di un mondo nuovo, il cristiano - non solo lui, ma comunque lui prima di altri - ha il dovere di protestare e di denunciare coraggiosamente la “grande trappola” per i poveri del mondo e la nuova schiavitú al servizio degli imperativi della mondializzazione e della globalizzazione.

La concezione dei diritti dell’uomo che caratterizza l’epoca moderna, e che è cosí importante e cosí positiva sotto numerosi aspetti, risente sin dalla sua nascita del fatto di essere fondata unicamente sull’uomo e di conseguenza sulla sua capacità e volontà di far sí che questi diritti vengano universalmente riconosciuti. All’inizio, il riflesso della luminosa immagine cristiana dell’uomo ha protetto l’universalità dei diritti; ora, man mano che questa immagine viene meno, nascono nuovi interrogativi. Come possono essere rispettati e promossi i diritti dei piú poveri quando il nostro concetto di uomo si fonda cosí spesso, come dice l’autore, «sulla gelosia, l’angoscia, la paura e persino l’odio»? Come può un’ideologia lugubre, che raccomanda la sterilizzazione, l’aborto, la contraccezione sistematica e persino l’eutanasia come prezzo di un pansessualismo sfrenato, restituire agli uomini la gioia di vivere e la gioia di amare.

È a questo punto che deve emergere chiaramente ciò che di positivo il cristiano può offrire nella lotta per la storia futura. Non è infatti sufficiente che egli opponga l’escatologia all’ideologia che è alla base delle costruzioni «postmoderne» dell’avvenire. È ovvio che deve fare anche questo, e deve farlo in maniera risoluta: a questo riguardo, infatti, la voce dei cristiani si è fatta negli ultimi decenni sicuramente troppo debole e troppo timida. L’uomo, nella sua vita terrena, è «una canna al vento» che rimane priva di significato se distoglie lo sguardo dalla vita eterna. Lo stesso vale per la storia nel complesso. In questo senso, il richiamo alla vita eterna, se fatto in maniera corretta, non si presenta mai come una fuga.
Esso dà semplicemente all’esistenza terrena la sua responsabilità, la sua grandezza e la sua dignità. Tuttavia, queste ripercussioni sul «significato della vita terrena» devono essere articolate. È chiaro che la storia non deve mai essere semplicemente ridotta al silenzio: non è possibile, non è permesso ridurre al silenzio la libertà, è l’illusione delle utopie. Non si possono imporre al domani modelli di oggi, che domani saranno i modelli di ieri. È tuttavia necessario gettare le basi di un cammino verso il futuro, di un superamento comune delle nuove sfide lanciate dalla storia, sulla base di un contenuto concreto, politicamente realistico e realizzabile, all’idea, cosí spesso espressa dal Papa, di una «civiltà dell’amore».

Non dimenticare il passato
È triste constatare che il disprezzo della vita umana è una costante nella storia dell’umanità, anche recente.

La storia
La storia ci insegna che i casi di sterminio, di genocidio, d’infanticidio, di abbandono di bambini, ecc. sono per cosí dire ricorrenti nei secoli. Lo stesso Antico Testamento comprende racconti di massacri che ci lasciano sconcertati. L’origine di questi comportamenti è indubbiamente da ricercarsi nell’aggressività che cova nel cuore dell’uomo, cui va però aggiunta anche la tendenza a trovare un «capro espiatorio», vale a dire a scaricare sugli altri la responsabilità delle nostre disgrazie. Con l’avvento dell’industria sono nate nuove forme di sprezzo della vita umana. Leone XIII ha denunciato la mancanza di rispetto dei datori di lavoro nei confronti della vita degli operai, le condizioni di lavoro non sicure, le condizioni di vita insalubri e, soprattutto, la violenza delle strutture della società industriale. Questa violenza, ricorda Leone XIII, trova spiegazione nel fascino esercitato dal guadagno, che spinge a sfruttare al massimo i lavoratori.
Facendo eco alla Rerum novarum, numerosi testi pontifici successivi, in modo particolare Sollicitudo rei socialis e Centesimus annus, hanno dimostrato che queste critiche sono sempre attuali. Nel corso del XX secolo, il disprezzo della vita umana si è tradotto in regimi politici particolarmente efferati. Basti pensare al comunismo sovietico! Come dimenticare che proprio questo regime, prima nell’Unione Sovietica e poi in Cina, ha legalizzato l’aborto, presentando il controllo della popolazione come un’esigenza della pianificazione imperativa della produzione? E inoltre, come dimenticare che in nome della medesima ideologia popolazioni intere, in particolare contadine, sono state massacrate? E cosa dire del fascismo, che ha ridotto l’uomo ad un semplice «membro» anonimo nel «corpo» dello Stato? Come cancellare il ricordo del nazismo che, non contento di aver diffuso la sterilizzazione e l’eutanasia e dopo aver incoraggiato esperimenti medici crudeli, ha sterminato milioni di innocenti per motivazioni razziali, filosofiche o religiose? Il quasi totale black-out che ha avvolto il cinquantesimo anniversario del processo di Norimberga (1946) mette in evidenza l’imbarazzo nel quale la commemorazione di questo evento avrebbe gettato gli ambienti contrari alla vita.

Il passato recente
I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki del 1945 e le «giustificazioni» addotte in seguito per tentare di scusarli, hanno contribuito a insinuare nell’opinione pubblica e in quella di taluni dirigenti l’idea che, nella guerra moderna, la distruzione in massa di popolazioni innocenti non debba porre particolari problemi morali. Il piú forte, per il solo fatto di disporre di mezzi di distruzione decisamente superiori a quelli degli altri, si sente giustificato ad utilizzarli in maniera smisurata e impudente. La guerra del Golfo (1991) ha confermato questo indurimento di posizioni. Il fatto che si siano registrate perdite umane relativamente basse sul fronte dei vincitori e invece abbastanza elevate sul fronte dei vinti, sia tra i militari sia tra i civili, è stato considerato non solo «normale», ma addirittura motivo di vanto. L’industria di morte non è mai stata cosí prospera come in questi tempi. Si rivaleggia in ingegnosità quando si tratta di preparare l’eliminazione di massa o addirittura lo sterminio del genere umano. Questa macabra ingegnosità riserva tuttavia delle sorprese: il costo della rimozione delle mine antiuomo sarebbe dieci volte superiore al costo della loro posa. La società moderna crede di aver chiuso i conti con il comunismo, il fascismo, il nazismo, ma non ha estirpato dalla nostra mentalità l’aspetto piú perverso di queste ideologie: l’ossessione della morte.
Di fatto, le ideologie di morte sono tornate ad essere attuali; non solo, tendono a diventare sempre piú sofisticate. Dopo la caduta del fascismo e del nazismo nel 1945 e nonostante l’implosione del comunismo sovietico, lo spettro della guerra totale incombe ancora sul mondo. Alla base delle relazioni internazionali c’è sempre l’idea che la guerra non è solo una questione militare; essa si combatte ovunque, con tutti i mezzi e in tutti i campi. Per questo motivo, pur continuando a produrre armamenti classici, la società contemporanea vede nascere nuove «indicazioni» ideologiche «che legittimano» i comportamenti che vanno contro la vita. Nel suo seno si moltiplicano i mezzi per sopprimere la vita o per impedirne il concepimento. I nuovi mezzi vengono messi a punto per la maggior parte in laboratori, per poi essere utilizzati in ambulatori, cliniche ed ospedali. I regimi totalitari contemporanei hanno fatto ricorso a validi metodi di condizionamento mentale degli individui e dei gruppi. Essi si sono frequentemente serviti della menzogna per ottimizzare gli effetti della violenza. Queste tecniche di lavaggio del cervello sono diventate sempre piú efficaci grazie, in modo particolare, alla complicità di taluni psichiatri. L’adozione di questi metodi ha spesso portato all’indebolimento o addirittura all’inibizione, sia nei singoli che nelle società, della capacità di giudicare in maniera personale e di decidere liberamente.

L’efficacia di questi metodi risulta evidente anche nel ruolo che assumono i media. Questi non hanno soltanto la facoltà di selezionare o di «giocare» con l’informazione; essi dispongono anche dei mezzi necessari per condizionare l’opinione pubblica inculcando nella testa di lettori ed ascoltatori menzogne che vengono recepite senza discernimento. È risaputo che i media, servendosi di questi metodi di condizionamento, hanno contribuito a far accettare a un’opinione pubblica troppo facilmente manipolabile pratiche che vanno contro la vita. Nei mass media, e persino nelle pubblicazioni scientifiche, vengono utilizzate tattiche per trarre in inganno l’opinione pubblica, condizionare i governanti, manipolare gli animi. La menzogna fa oramai parte degli “aiuti per decidere”.
All’origine di questo disprezzo per la vita troviamo infine, e lo diciamo con rammarico, il silenzio, la rinuncia a lottare, addirittura la connivenza di alcuni teologi e pastori. In occasione di campagne ostili alla vita, taluni sono cosí spaventati da reagire come se ciò che è in gioco li interessasse a mala pena. Altri si rifugiano in acrobazie casistiche o semantiche: le loro sottili ambiguità, però, oltre ad avallare pratiche immorali, creano confusione ed errore. Capita persino che certi gruppi confessionali rinuncino a insegnare parti intere della morale. Per questo, di fronte al disprezzo di cui la vita è attualmente oggetto, i leaders spirituali hanno una forte responsabilità, o per il loro silenzio, o per la loro complicità.

In nome dell’«interesse superiore»
Étienne De Greef (1898-1961), che fu professore di psichiatria all’università di Lovanio, scriveva:
«L’interesse superiore è sufficiente per bloccare qualsiasi reazione di simpatia nei confronti delle vittime piú innocenti e degne di pietà... La nozione di interesse superiore rende immediatamente insensibili le nostre coscienze, che presentano una resistenza minima a questa anestesia. È in nome della libertà, della giustizia e della morale e persino dell’amore del prossimo che viene commessa la maggior parte dei crimini. Sappiamo oggi che un popolo civilizzato può, senza per questo temere la benché minima rimostranza seria da parte di un’altra nazione civilizzata, terrorizzare, derubare e distruggere una minoranza etnica purché gli riesca non tanto di nascondere il fatto quanto di impedire che si sentano le grida o che si percepisca la disperazione delle vittime».
E aggiungeva:
«Hitler non ha fatto altro che estremizzare le teorie della lotta per la vita, la negazione del bene e del male, il ripudio di ogni legge morale. Perché e con quale diritto scandalizzarsi di questi concetti che venivano insegnati nella maggior parte delle università occidentali»?

La coalizione ideologica del «genere»
Le ragioni abitualmente invocate per «giustificare» le pratiche che mirano al controllo della vita umana sono da ricollegare alle due ideologie che piú hanno segnato il mondo contemporaneo, quella socialista e quella liberale. Oggigiorno, però, queste due ideologie sono oggetto di una duplice reinterpretazione, che si articola attorno a due temi: il «genere» e il «nuovo paradigma». [...].
 
La rivisitazione del socialismo e del liberalismo


Parecchi temi fondamentali delle correnti ostili alla vita sono presi a prestito dall’ideologia socialista. Tra questi troviamo l’idea di «umanità generica», mutuata da Feuerbach (1804-1872). Solo il «genere umano» ha veramente importanza; il singolo non è altro che una manifestazione momentanea del genere umano, destinata alla morte.
La vita degli uomini, ivi compreso l’aspetto corporeo, dovrà pertanto essere utile all’umanità generica ed essere organizzata in funzione delle necessità della collettività: solo in essa, infatti, l’uomo «sopravvive» dopo la morte. La società felice sarà caratterizzata da una pianificazione basata sulla conoscenza scientifica dei principi che governano la materia. Gli individui saranno gli ingranaggi, ora utili, ora nocivi, della macchina sociale; dovranno essere trattati di conseguenza. Questa ideologia comporta anche un sensualismo moderato solamente dagli imperativi derivanti dalla trascendenza dell’umanità generica. Gli uomini avranno diritto al massimo piacere individuale, purché questo sia compatibile con le esigenze della specie.
Anche Marx (1818-1883) ha influenzato le correnti ostili alla vita con la sua teoria della lotta di classe. Tra i proletari e i capitalisti, i deboli e i forti, i poveri e i ricchi, la lotta, anche violenta, è inevitabile. Alla tradizione marxista si ricollega anche la reinterpretazione dell’internazionalismo. Le identità nazionali, le peculiarità regionali devono scomparire affinché possa nascere il nuovo ordine mondiale. L’influenza di Marx è evidente anche nella reinterpretazione del messianismo, in virtú del quale spetta a una minoranza cosiddetta illuminata spiegare ai comuni mortali quello che devono pensare, volere e fare. Questa minoranza illuminata è l’erede del dispotismo illuminato del XVIII secolo; ed è oramai presente nelle tecnocrazie internazionali che definiscono i programmi di cui si è parlato. Si rifà invece a Lenin (1870-1924) l’idea di una burocrazia che, debitamente inquadrata da tecnocrati illuminati, crea una rete di organizzazioni internazionali a servizio della pianificazione della vita umana.
 

 
Malthus e l’ideologia liberale
Le correnti favorevoli al controllo della vita umana devono la loro concezione utilitaristica dell’uomo anche all’ideologia liberale.Tuttavia, malgrado una parentela di fondo, questa concezione dell’uomo viene presentata in maniera diversa dall’ideologia socialista, pur arrivando a conclusioni vicine a quelle di quest’ultima. Gli argomenti addotti per «giustificare» il controllo della vita umana rivelano la costante influenza di taluni temi classici dell’ideologia liberale, che, nell’attuale riformulazione, risale, perlomeno su un punto preciso, a Platone. È infatti risaputo che il grande filosofo raccomandava uno stretto controllo quantitativo e qualitativo della popolazione. La Città doveva limitare i suoi abitanti e condurre una politica eugenetica. Malthus (1766-1834) è l’erede di questa antica tradizione, nell’ambito della quale rappresenta il piú grande teorico della sicurezza alimentare. Secondo Malthus, tra la crescita aritmetica delle risorse alimentari e la crescita geometrica della popolazione si crea necessariamente uno scarto. Si profila la penuria alimentare e, con essa, lo spettro della fame. Non bisogna quindi interferire nei meccanismi della Natura, che opera una saggia selezione «naturale». Bisogna invece lasciar agire gli elementi frenanti grazie ai quali coloro che, essendo meno dotati, sono poveri, vengono eliminati. Nell’interesse loro e della collettività, sarà inoltre necessario consigliare loro il matrimonio in tarda età e la continenza. 
Malthus contribuisce pertanto a consolidare la visione essenzialmente utilitaristica dell’uomo, che verrà sviluppata da Bentham (1748-1832). Il povero è il vinto della libera concorrenza: è in piú perché non produce o non produce abbastanza e ciononostante pretende di consumare. Il malthusianesimo si va diversificando, male correnti che si accaniscono contro la vita umana fanno sempre del suo nocciolo duro un punto di riferimento fondamentale. Da attribuire all’eredità malthusiana è anche l’idea che la povertà, come del resto la ricchezza, è un fenomeno «naturale» che non deve creare complessi né sensi di colpa: è solamente un fenomeno determinato dalle diverse attitudini degli individui.
 

Eugenetica e neomalthusianesimo

Sulla scia di Malthus, altri studiosi arriveranno a dire che la selezione dovrà essere artificiale e che saranno i medici a doversene occupare. Galton (1822-1911) sarà uno dei teorici piú influenti dell’eugenetica. Tra gli individui, esistono differenze innate considerevoli, determinate dal patrimonio genetico di ognuno. È di conseguenza inutile sperare che l’ambiente, e in modo particolare l’educazione, possano migliorare le prestazioni dei meno adatti. Per questo è necessario favorire la trasmissione della vita tra i partner piú dotati e contenerla nel caso dei meno dotati. Programmi di eugenetica di ispirazione galtoniana vengono attualmente realizzati in vari paesi. Applicati con discrezione a Singapore, sono stati per cosí dire ufficializzati nella Cina popolare, dove le coppie possono procreare seguendo delle limitazioni, che variano a seconda della «qualità» concessa ai genitori dalla burocrazia biocratica.
Tuttavia, l’odierna ideologia liberale deve molto anche alla tradizione neomalthusiana. L’uomo ha il diritto e persino il dovere di esercitare il suo controllo sulla trasmissione della vita; a questa tesi malthusiana, però, il neomalthusianesimo associa la tesi del diritto al piacere individuale. Quest’ultima trova la sua origine nella morale edonistica, vale a dire la morale che fa del piacere - in questo caso sessuale il bene supremo dell’uomo. Nelle loro manifestazioni piú radicali, le correnti femministe applicheranno alla donna la tesi neomalthusiana del diritto al piacere individuale, arrivando ad affermare che tutto ciò che può procurare questo piacere è permesso, mentre tutto ciò che lo ostacola deve essere eliminato.
È quindi evidente che la corrente neomalthusiana contribuisce fortemente a diffondere l’idea secondo la quale nell’unione coniugale è opportuno separare il piú possibile il piacere dalla procreazione. Il neomalthusianesimo induce in questo modo all’amore libero e quindi alla distruzione della famiglia. Secondo questa corrente, infatti, il matrimonio comporta un impegno di fedeltà che ipoteca la libertà totale di cui ciascun partner deve poter godere in qualunque momento e in qualunque situazione.
 

II connubio di socialismo e liberalismo

Oggi come oggi, le ideologie socialista e liberale e i fondamenti filosofici sui quali si basano continuano a fornire i principali argomenti invocati per «giustificare» il disprezzo della vita umana. Le due ideologie in questione sono addirittura coalizzate a questo scopo, il che spiega la violenza, senza precedenti nella storia, con cui ci si accanisce contro la vita umana. Altri argomenti vengono forniti da alcuni temi ricorrenti quali quello dell’internazionalismo, della lotta di classe e cosí via. Il tema dell’internazionalismo, per esempio, ricompare sotto la voce «nuovo ordine mondiale», che porta a mettere in dubbio il diritto delle nazioni di disporre di se stesse e quindi della loro sovranità. Questa «mondializzazione», o «globalizzazione», va di pari passo con una nuova concezione del mercato.
Quest’ultimo deve essere mondiale; tutto deve essergli subordinato, la politica come la produzione. In una simile concezione di mercato, gli individui si vedono attribuire una semplice funzione. La lotta di classe si ritrova sotto forma di opposizione tra forti e deboli, produttivi e non produttivi, sani e malati, ricchi e poveri, Nord e Sud. La penuria, inizialmente presentata come riguardante le risorse alimentari, viene ora generalizzata a tutte le risorse e all’ambiente in generale. È chiaro che una simile lettura della situazione conduce inevitabilmente a una ridefinizione, a vantaggio di pochi privilegiati, del diritto allo spazio vitale. Il messianismo professato da una minoranza «illuminata» viene rivendicato da una nuova casta di funzionari internazionali, i quali, a proposito di problemi di vitale importanza, assicurano di possedere un sapere inaccessibile ai piú.
L’idea neomalthusiana del diritto degli individui al piacere viene ampliata, diffusa ed esportata nei paesi poveri, dove serve innanzitutto a nascondere le motivazioni inconfessabili che spingono i ricchi a voler controllare la vita dei poveri. Il tema dell’umanità generica, che aveva già dimostrato la sua efficacia nei sistemi razzisti e segregazionisti, ricompare nell’ambito delle nuove etiche riguardanti la specie umana che celano una connotazione razzista. Le tecniche biomediche attualmente disponibili permettono, a loro volta, la programmazione di un’eugenetica scientifica. Bisogna evitare che il «sangue impuro» contamini il «sangue nobile» di cui necessita la società umana. Gli individui «inferiori» devono essere esclusi dalla trasmissione della vita e né gli scienziati, né i poteri pubblici devono - viene assicurato - sottrarsi alla responsabilità che spetta loro in questo campo. Particolarmente preoccupante è l’uso perverso che può essere fatto della biologia piú all’avanguardia, che esplora il genoma umano. Abusando delle sue risorse, l’eugenetica potrà diffondersi e, con essa, anche nuovi criteri di segregazione, presentati all’occorrenza sotto il nome di «qualità della vita».

L’ideologia del «genere»
 
L’influenza congiunta della tradizione socialista e di quella liberale è particolarmente evidente nelle due principali ideologie contrarie alla vita in voga al giorno d’oggi: l’ideologia del «genere» (in inglese gender) e l’ideologia del «nuovo paradigma». Pur dovendo molto al liberalismo neomalthusiano, l’ideologia del «genere» è fortemente influenzata da Marx ed Engels. Oggigiorno essa permea la gran parte delle organizzazioni internazionali che si occupano del controllo della vita. Per quanto riguarda l’ideologia del «nuovo paradigma», anch’essa è influenzata dalla tradizione socialista. Essa rimane tuttavia piú vicina alla tradizione liberale piú pura quando presenta la salute come un prodotto a servizio del mercato.
 

Il ripristino della lotta di classe

Per Engels, l’oppressione della donna è la massima espressione della lotta di classe nella sua forma originaria. All’epoca del comunismo tribale era predominante un sistema matriarcale secondo il quale i figli appartenevano al clan della madre ed ereditavano da quest’ultima. Gli uomini, responsabili dell’aumento della produttività, accumularono beni di valore sempre crescente e fecero dei loro figli i loro eredi: nacque cosí il sistema patriarcale. Le madri furono private dei loro diritti sui figli: è la prima forma di alienazione. La nuova condizione della donna, derivata da questa situazione, rappresenta il prototipo dell’opposizione di classe. «La prima opposizione di classe che si manifesta nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra l’uomo e la donna nell’ambito del legame coniugale», scrive Engels. La donna è la «prima serva dell’uomo», assicura la tradizione, il che si traduce in maternità ripetute, lavori domestici, emarginazione sociale. Il padre di famiglia vuole dare in eredità ai figli la sua proprietà privata.
Secondo Marx ed Engels, il comunismo porterà a un superamento di questa situazione: l’uomo e la donna saranno uguali nel senso che entrambi avranno lo stesso status di lavoratori all’interno della società di cui saranno una funzione. Piú precisamente, la donna, liberata da tutte le «schiavitú» familiari, materne e domestiche potrà contribuire alla produzione industriale. Se sarà necessario, gli impegni domestici e familiari che la donna portava a termine nella sfera privata della famiglia saranno innalzati al rango di «produzione» nella e per la società. I figli, legittimi o naturali, beneficeranno dell’educazione data dalla società.
Ne deriva, per la donna, un duplice «beneficio»: da un lato potrà fornire il suo contributo all’industria in qualità di lavoratrice, dall’altro potrà cambiare partner sessuali a suo piacimento, in quanto la società sarà pronta a farsi carico dell’eventuale prole nata da queste varie relazioni. n sintesi, la prima divisione del lavoro è quella che si origina tra l’uomo e la donna a causa dei figli. L’antagonismo tra i due è il primo antagonismo che appare nella storia; esso si manifesta nel matrimonio monogamico e nell’oppressione esercitata dall’uomo sulla donna. Il comunismo risolverà questa situazione permettendo alla donna di essere operaia, facendo scomparire il matrimonio monogamico, distruggendo la famiglia tradizionale, introducendo l’amore totalmente libero, enfatizzando l’uguaglianza tra l’uomo e la donna a tal punto da considerarli intercambiabili.
A partire dalla rivoluzione d’ottobre del 1917, in Unione Sovietica verranno adottati numerosi provvedimenti in questo senso: essi figureranno nel codice del 1926. L’ideologia del genere, pur sottolineando il riferimento al liberalismo, conduce in realtà a questo progetto. La famiglia deve scomparire, dal momento che essa non è luogo di complementarità bensí di opposizione. Con lei scompariranno le relazioni di parentela, di maternità, di paternità. L’uomo sarà ridotto alla condizione di individuo, momento effimero sia dello Stato che del mercato.
 

L’influenza dello strutturalismo
 
Una corrente femminista molto attiva, che sviluppa l’ideologia del gender, riprende queste tematiche presenti in Marx ed Engels. Essa distingue tra le differenze sessuali biologiche (sesso) da una parte e i ruoli attribuiti dalla società all’uomo e alla donna (genere, gender) dall’altra. Secondo questa corrente, le differenze tra i «generi» umani non sono naturali, bensí compaiono nel corso della storia e vengono create dalla società: sono quindi culturali.
In questo modo di pensare si avverte chiaramente l’influenza dello strutturalismo francese. Secondo gli ideologi del gender non è piú possibile parlare di una natura umana. D’ora innanzi l’uomo è oggetto di scienza; è una struttura, un insieme di «elementi tali che la modifica d’uno qualunque di loro comporta la modifica di tutti gli altri». In quanto struttura, l’uomo evolve e questa evoluzione permette d’altronde di risalire alle radici profonde dell’uomo stesso: alle forme di vita animale e vegetale e, in ultima analisi, alla materia. Da qui il rinnovato interesse degli ideologi del genere per l’evoluzionismo di Darwin e per l’etologia, che si propone di spiegare i comportamenti umani alla luce di quelli animali.
Ora, le società umane, in costante evoluzione, si danno delle regole di funzionamento, dei codici di comunicazione, delle regole di condotta che vanno generalmente sotto il nome di cultura. La cultura, con le regole che comporta, è quindi in costante evoluzione. L’uomo stesso è inserito in una struttura globale, economica e sociale, che spetta a lui rivoluzionare. Deve modificare le regole di comportamento ereditate da strutture anteriori, necessariamente arcaiche. Come vedremo, queste tesi strutturaliste aumenteranno l’influenza di Marx ed Engels sulle ideologie del genere.
 

Disfare e rifare la società
Stando a queste ideologie, infatti, è necessario eliminare le differenze tra uomini e donne e spetta alla classe oppressa, vale a dire quella delle donne, fare questa rivoluzione. Secondo l’ideologia marxista, sono i proletari ad avere un ruolo capitale nella rivoluzione. Secondo l’ideologia del genere, questo ruolo spetta invece alle donne. Nella nuova dialettica d’ispirazione marxista, le donne sostituiranno i proletari: si riapproprieranno del loro corpo; controlleranno la loro fecondità e, per far ciò, utilizzeranno le nuove tecniche biomediche. Lo scopo finale cui si tende non è semplicemente l’eliminazione dei privilegi dell’uomo: è l’abolizione totale di ogni distinzione tra le classi. È chiaro, però, che questo scopo si potrà considerare raggiunto solo quando verrà abolita qualsiasi differenza tra uomini e donne. Termini come «matrimonio», «famiglia», «madre» devo no di conseguenza essere eliminati, poiché non corrispondono a nessuna delle realtà ammesse da questa ideologia; anzi, richiamano alla mente situazioni storiche superate che l’ideologia deve denunciare e distruggere.
L’ideologia del genere unisce quindi temi dell’ideologia socialista nella formulazione data da Marx e temi dell’ideologia liberale nella formulazione neomalthusiana. Prende l’avvio da una rilettura della lotta di classe, rilettura che porta a conseguenze disastrose. La prima di queste conseguenze richiama certe correnti gnostiche: dal momento che le differenze esistenti tra uomo e donna devono essere abolite, la mascolinità o la femminilità, che sono proprie di ciascun essere umano, non hanno piú nulla da esprimere riguardo alla persona. Per l’individuo, il corpo non è altro che uno strumento per provare piaceri di varia natura: eterosessualità, omosessualità, per non parlare del piacere solitario, e poi ancora contraccezione, aborto, ecc.; è cosí che l’ideologia del genere si riallaccia all’ideologia neomalthusiana di Margaret Sanger (1883-1966).
Questa ideologia porta anche al disfacimento della famiglia. Secondo questo modo di pensare, infatti, né l’eterosessualità né la procreazione ad essa legata possono pretendere di essere «naturali»: sono dei prodotti culturali «biologizzati». È la società che ha inventato i ruoli maschile e femminile e ciò che ne consegue: la famiglia. Per questo, bisogna instaurare una cultura che neghi una qualsiasi importanza alle differenze tra uomo e donna. Con l’eliminazione di queste differenze scompariranno il matrimonio, la maternità e la famiglia biologica stabile.
Questa cultura ammetterà tutti i tipi di pratica sessuale e, allo stesso tempo, respingerà qualsiasi forma di repressione sessuale. Questa ideologia incide anche sulla società, esigendo dai poteri pubblici la ristrutturazione della società stessa secondo l’ideologia del genere. Bisogna eliminare il genere, perché appartenere a un genere significa aggrapparsi a un momento sorpassato della storia, quello delle disuguaglianze e dell’oppressione. Successivamente, bisogna ricostruire la società secondo l’ideologia del genere, abolendo i ruoli che la vecchia società attribuiva rispettivamente all’uomo e alla donna.
È chiaro che ci troviamo in presenza di un progetto che si propone di sovvertire dei modelli culturali. Non si tratta semplicemente di aggiungere nuovi «diritti» e, in modo particolare, «nuovi diritti della donna». Si tratta di qualcosa di molto piú profondo: far sí che venga accettata una reinterpretazione radicalmente diversa dei diritti già esistenti.


Il genere all’ONU
 
L’ideologia del genere, sviluppatasi nell’ambito di circoli femministi radicali e divulgata tramite una miriade di organizzazioni non governative, è stata accolta con compiacimento nelle assemblee internazionali, in modo particolare al Cairo (1994) e a Pechino (1995). L’ONU stessa, e molte delle sue agenzie, si è screditata accogliendola in maniera acritica e dandole il suo appoggio. Dopo l’ONU, anche l’Unione europea l’ha fatta propria. L’influenza che l’ideologia del genere esercita a livello di queste istituzioni risulta chiara se si pensa al concetto di famiglia. Questo è stato svuotato del suo significato tradizionale, tanto da venire utilizzato indifferentemente per indicare unioni eterosessuali, omosessuali, situazioni monoparentali, ecc.
Forti sono le pressioni esercitate affinché le nuove accezioni del termine vengano incluse nel diritto. A piú di cinquant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948-1998) si cerca ancora, con vari mezzi, di adulterarne il contenuto, se non addirittura di proporne una nuova redazione. È chiaro che nell’ambito della discussione su ciò che è innato e ciò che è acquisito, su ciò che viene dalla natura e ciò che viene dalla cultura, l’ideologia del genere nega qualsiasi possibilità di esistenza all’innato e al naturale. Tra il maschile e il femminile non c’è soluzione di continuità e, tra i due, il punto mediano o equidistante è rappresentato dall’ermafroditismo. L’idea stessa di differenze naturali fa orrore, per cui queste differenze devono essere abolite. Ne risulta che non c’è nulla di piú antifemminista delle femministe radicali che vogliono eliminare la specificità femminile e ridurre ogni comportamento a dei ruoli i cui attori sarebbero intercambiabili allo stesso modo degli ingranaggi che - seguendo la metafora leninista - permettono il funzionamento di una macchina.

Gli ideologi del genere negano le evidenze piú lampanti, quali l’attrazione reciproca tra l’uomo e la donna o il fatto che la maternità umana, lungi dall’essere riducibile a una funzione biologica, rientra nella vocazione della donna e contribuisce a costruire la sua identità. C’è comunque da rilevare che la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne non si sentono complessati per il fatto di essere diversi. pur non ignorando il peso della storia. Per di piú, è inaccettabile che l’ONU e le sue agenzie, divenute complici attive di una dittatura ideologica, si siano arrogate la competenza filosofica e morale, nonché l’autorità politica, di parteggiare per una minoranza di femministe radicali di dubbia rappresentatività contro la maggioranza delle persone di buon senso.