BUON NATALE A TUTTI !!!!!
lunedì 23 dicembre 2013
Il sistema giudiziario ammette il fallimento
Il sistema giudiziario inglese ammette il fallimento nel proteggere una bambina dalla PAS
Non so dove sia mia figlia. Ogni mattina mi sveglio con l’ansia. Mi sento inutile e privo di speranza. L’emozione più forte che un genitore prova è l’amore verso i figli, e senza motivo sono stato privato di mia figlia. È una ferita tale che non si rimargina mai. Ogni Natale la vita va avanti. Ma non è un film. Non si può tornare indietro. Il tempo non passato con i figli è perso per sempre. Ho il cuore in pezzi, ma non mi arrenderò mai. Perché la magistratura consente l’alienazione genitoriale? Distrugge i bambini. Ci sono migliaia di bambini che stanno soffrendo come mia figlia”.
La storia si svolge in Inghilterra. La madre si dimostra alienante fino dalla nascita della figlia nel 1999. All’età di 18 mesi la separazione fra i genitori. La madre inizia ad usare falsi certificati medici per violare le sentenze.I dispositivi dei tribunali venivano ignorati con tale facilità da essere inutili.
Nel 2003 la madre alienante ha una nuova relazione ed invita il padre a prendersi cura della figlia. Papà e figlia riprendono sereni contatti, ma questa situazione dura solo 5 mesi.
Nel 2006 la madre alienante tenta una accusa di pedofilia. Viene stabilito che è tutto falso, ma intanto per vari mesi la bambina ed il papà vengono preventivamente condannati ad incontri protetti. La bambina deve anche subire esami intimi.
Le indagini rivelano che la madre è mentalmente disturbata: affetta da tratti paranoidi e depressione, fa uso di acool e droghe.
La pedo-calunniatrice, accecata dall’odio, nel 2007 attacca il papà con un coltello: viene incarcerata e sottoposta a cure psichiatriche. La bambina può vivere con il papà.
La vicenda si sarebbe conclusa qui, se la magistratura non avesse assunto una decisione scellerata: in base ad una discriminazione di genere preferisce domiciliare la figlia presso la madre, appena scarcerata. Il papà rispetta la sentenza.
Se domiciliata presso il papà, la bambina avrebbe potuto avere contatti con entrambi i genitori, in quanto la madre avrebbe avuto difficoltà a praticare l’abuso dell’alienazione genitoriale senza avere la domiciliazione.
Invece, favorita dalla sentenza, la madre può alienare la figlia. Tenta anche una falsa accusa di violenza.
Nel 2012 un giudice assume una decisione criminale: favorisce l’alienazione usandola come scusa per troncare i rapporti con il papà.
L’appello ribalta la sentenza, ma può essere troppo tardi per la bambina: il giudice aggiunge «il sistema giudiziario ha fallito, l’infanzia della bambina è stata devastata».
A questo punto, l’unica decisione efficace che la magistratura può assumere per salvare la bambina è l’allontanamento dalla madre, che comunque meriterebbe la galera per aver maltrattato la figlia e violato 82 dispositivi.
Qualora la magistratura si disinteressi della bambina, il padre potrebbe decidere che il benessere della figlia viene prima del sistema giudiziario che ha favorito l’abuso.
Fonte della foto: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2524892/My-ending-anguish–father-rights.html
Fonte: http://www.associazionefamiliaristi.it/il-sistema-giudiziario-inglese-ammette-il-fallimento-nel-proteggere-una-bambina-dalla-pas.html
[http://bit.ly/JjQF1k]
Padri separati sono i nuovi poveri
Sempre più sardi si rivolgono alla Caritas
Pensionati e separati tra i nuovi poveri
Il
2013 si chiude in un contesto di sofferenza e fragilità. Con la povertà
che avanza fino a tradursi nella mancanza dei beni primari.
In
Sardegna l'emergenza ha il volto del disoccupato, del padre separato,
dell’anziano con una pensione minima. E’ una povertà che si articola in
forme diverse, quelle legate alle nuove “dipendenze” come i giochi
d’azzardo. Situazione descritta nelle 260 pagine del Dossier Caritas
2013 presentato nella sala Universo del Planetario de L'Unione Sarda.
Nel
corso dell’anno, l’utenza complessiva nei servizi Caritas è stimata in
2.905 unità rispetto ai 2.123 dell’anno precedente con un incremento del
37% degli assistiti. Basterebbe questo dato per descrivere la
drammaticità del momento. E guai a pensare che tocchi solo agli
stranieri: cresce, infatti, la quota dei cittadini italiani che
frequentano i centri della Caritas, passati dal 74,2% del 2012 all’80,1%
del 2013. Oltre ai problemi economici (37%) e occupazionali (26%), che
costituiscono le prime due categorie dei bisogni manifestati, tra gli
altri si segnalano problemi legati all’abitazione (10%), alla famiglia
(8,5%) e alla salute (5%).
L’EMERGENZA E’ NELLA
QUOTIDIANITA’ - Ma sono tanti gli elementi che contribuiscono a
tratteggiare il quadro della situazione nell’Isola. Nella mensa della
Caritas diocesana di Cagliari, da gennaio 2013 a ottobre sono stati
distribuiti 131.606 pasti, con una media di circa 500 pasti al giorno
tra colazione, pranzo e cena. Per quanto riguarda l’attività della
fondazione anti-usura, nel 2013 le pratiche erogate (gennaio-settembre)
sono state 61 per un totale di circa 900mila euro. Il numero è quasi
raddoppiato rispetto a quello dello scorso anno. La differenza, si
spiega nel dossier, è dovuta alla crescente richiesta di finanziamento
da parte di famiglie e piccoli imprenditori che non hanno più
possibilità di accesso al credito “istituzionali” poiché fortemente
indebitati o segnalati nelle varie centrali-rischi.
I
DATI - Per quanto riguarda gli stranieri cambia anche il peso delle
diverse nazionalità che richiedono assistenza. Nel 2013 la nazionalità
prevalente è quella del Marocco mentre nel 2012 erano i rumeni, che si
posizionano al secondo posto. Massiccia è la scalata di nigeriani che
passano dall’ottava posizione alla quarta. E’ in aumento anche il numero
di bosniaci di origine rom. Nel complesso, l’attuale crisi oltre alla
componente nazionale, appare pesare maggiormente sull’emigrazione
preveniente dall’Africa.
La classe d’età
prevalente, tra coloro che chiedono un aiuto, rimane quella tra i 35 e i
55 anni così come nel 2012. I coniugati costituiscono la maggioranza
seguiti dai celibi o nubili (importante è la componente femminile) e dai
divorziarti o separati. Con una particolarità molto importante:
quest’ultima categoria è tra quelle a maggior rischio povertà. Anche
loro sono tra i "nuovi poveri". Ancora un dato: l’assoluta maggioranza
degli utenti risulta avere un domicilio (01,8%), la maggioranza degli
utenti vive in nucleo familiare (76%).
LA POVERTA’
AVANZA - Non esiste una definizione univoca del concetto di povertà ma
per poter quantificare i poveri si può partire dal concetto che la
condizione di un individuo può essere definita solo se paragonata
all’ambiente nel quale vive. E secondo quest’ultima definizione che
l’Istat definisce “povertà relativa”, in Sardegna ci sono 147mila
famiglie povere, il 20,7% del totale delle famiglie residenti nell’Isola
(dato al 2012, ultimo disponibile), che si traduce in più di 400 mila
sardi poveri. Si tratta di una dimensione in crescita e più alta
rispetto alla emdia nazionale, ferma al 12,7%. Nel 2003 la percentuale
delle famiglie sarde povere era simile a quella nazionale:
rispettivamente 13,3% in Sardegna e 10,8% la media nazionale. Oggi,
invece, c’è un divario evidente di circa 10 punti percentuali. In
Sardegna il reddito pro-capite è più basso e c’è minor concentrazione
della ricchezza: il livello dei consumi delle famiglie sarde è di
conseguenza costantemente più basso rispetto alla media nazionale.
DISPERSIONE E DISOCCUPAZIONE - Senza
formazione specialistica è difficile trovare lavoro. I giovani sardi
con un basso livello di istruzione e senza esperienze hanno maggiori
probabilità di rimanere fuori dal mercato del lavoro. E in Sardegna un
quarto dei giovani tra i 18 e i 24 anni dopo aver conseguito la licenza
media ha abbandonato gli studi. Attualmente si sta cercando di rimediare
all’abbandono scolastico attraverso quella tipologia di corsi (biennali
per ottenere una qualifica) che per tanti anni sono stati erogati in
maniera ridotta, ma anche se con tali interventi si riesce a ridurre
statisticamente l’indicatore di ESL, non è detto che poi tali giovani
riescano effettivamente a entrare nel mercato del lavoro, contribuendo
cosi a ridurre anche il tasso di disoccupazione giovanile.
Redazione Online
venerdì 13 dicembre 2013
A tutti i papà (video)
a tutti i papà
link( https://www.youtube.com/watch?v=CIPIO_xw_nI )
giovedì 28 novembre 2013
Successe all'indomani della giornata contro la violenza sulle donne ...
"Ciao, ti trovo in forma". Lei si infuria
e lo prende a coltellate nello stomaco (28.11.2013)
http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/marie_watton_accoltella_jonathan_barras_pub_telford/notizie/376723.shtml
L'alunno le sputa in faccia, maestra 'ricambia'
ed esorta i suoi compagni a fare altrettanto (28.11.2013)
http://www.leggo.it/NEWS/ITALIA/sputa_maestra_lei_fa_altrettanto_scuola_vicenza/notizie/377329.shtml
Perugia: Maltratta neonata e le rompe un femore Infermiera di Perugia sospesa dal lavoro (27.11.2013)
http://violenza-donne.blogspot.it/2013/11/perugia-maltratta-neonata-e-le-rompe-un.html
Viterbo, calci e schiaffi agli anziani, agli arresti due donne titolari di una casa di riposo (26.11.2013)
http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/CRONACA/viterbo_nas_arresti_casa_riposo/notizie/371443.shtml
Come le femministe hanno falsificato le ricerche sulla violenza per calunniare gli uomini
http://www.focus.it/community/cs/forums/thread/476783.aspx
Camilla Paglia sbotta contro la demonizzazione maschile
1. CAMILLE PAGLIA, L’INTELLETTUALE PUBBLICA PIÙ FAMOSA D’AMERICA, FEMMINISTA E LESBICA, SBOTTA: “SONO STANCA DI VEDERE L’UOMO DEMONIZZATO COME LA FONTE DI OGNI MALE. TUTTA COLPA DI DONNE OSSESSIONATE DA DIETE E GINNASTICA, CIRCONDATE DA UOMINI ADDOMESTICATI CHE HANNO IMPARATO A COMPORTARSI SECONDO IL CANONE FEMMINISTA. NON È UN CASO SE NON CI SONO MAI STATI TANTI UOMINI GAY COME OGGI” - 2. “C’E’ MANCANZA DI INTERESSE PER L’AVVOCATESSA O LA DIRIGENTE CHE NON HA PIÙ NULLA DI FEMMINILE E VIVE IN TOTALE CONTROLLO DI TUTTO, SENZA GIOIA E PIACERE. E SPESSO ANCHE SENZA UOMINI, PERCHÉ RIFIUTANO DI ESSERE BURATTINI. SE È VERO CHE ALLA NASCITA SIAMO TUTTI BISEX, IN QUESTA CULTURA È MOLTO MEGLIO ESSERE GAY” - 3. ‘’L’OCCIDENTE MOLLE E RELATIVISTA SI STA TRASFORMANDO NELLA ROMA IMPERIALE. QUANDO CIÒ ACCADRÀ NON SARANNO I NOSTRI POLITICI LAUREATI AD HARVARD A DIFENDERCI MA GLI UOMINI VERI: CAMIONISTI, MURATORI E CACCIATORI. PER FORTUNA, LA MAGGIORANZA” -
Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/1-camille-paglia-lintellettuale-pubblica-pi-famosa-damerica-femminista-e-lesbica-sbotta-sono-stanca-67265.htm
Alessandra Farkas per "la Lettura - Corriere della Sera"
Camille Paglia
«In un'epoca di macchine magiche e incantatrici, una società che
dimentica l'arte rischia di perdere la propria anima», scrive Camille
Paglia nella prefazione di Seducenti immagini. Un viaggio nell'arte
dall'antico Egitto a Star Wars (Il Mulino), il suo sesto libro,
acclamato dalla critica, dove l'intellettuale pubblica più famosa
d'America esamina 29 capolavori prima di proclamare che l'avanguardia è
morta.«L'Espressionismo astratto fu l'ultimo stile davvero d'avanguardia in campo pittorico», racconta l'autrice, parlando con «la Lettura» nella Hamilton Hall della University of the Arts, nel cuore di Filadelfia, dove dal 1984 insegna Humanities and Media Studies . «Nessun nuovo stile emozionante è emerso dopo la Pop Art, che ha ucciso l'avanguardia votandosi alla cultura commerciale. Tranne le fotografie omoerotiche e sadomaso di Robert Mapplethorpe degli anni Settanta, l'arte oggi è derivativa e ripetitiva».
Camille Paglia
Nell'ultimo capitolo lei afferma che George Lucas, regista e pioniere del digitale, è il più grande artista vivente. «Lo è, anche se sono costretta a riconoscere che la rivoluzione digitale ha spianato la strada all'ignoranza globale dell'arte. Quando frequentavo l'università furoreggiavano i film d'autore europei: Bergman, Fellini... Ne ammiravamo il ritmo lento e la squisita raffinatezza della fotografia. Oggi i miei studenti idolatrano i videogiochi, colpevoli di aver deformato lo spazio, spalmando e allargando l'immagine con colori artificiali. Ecco: cartoni animati. L'arte che molti vorrebbero cancellare è a rischio».
Sta dicendo che la nostra arte è minacciata e che nessuno si sta organizzando per difenderla?
«L'Occidente molle e relativista si sta trasformando nella Roma imperiale e, come allora, rischia di essere sopraffatto dall'assalto di fanatici che lo vogliono distruggere. I fondamentalisti di Al Qaeda sono gli unni e i vandali che premono alla periferia dell'impero e non impiegheranno molto prima di paralizzare la sua rete elettrica, disintegrando la nostra cultura. Quando ciò accadrà non saranno i nostri politici laureati ad Harvard a difenderci ma gli uomini veri: camionisti, muratori e cacciatori, come i miei zii. Per fortuna, la maggioranza».
Lei scrive che i social media hanno ingombrato l'etere di futilità telegrafiche.
«Adoro il mio iPhone e quando nel lontano 1995 fui la prima autrice americana a scrivere per il web, un famoso giornalista del "Boston Globe" mi accusò di perdere tempo. Ma, pur convinta che l'ondata di cambiamento non può e non deve essere fermata, credo che, se vogliamo sopravvivere come cultura, non possiamo seguire la ricetta obamiana di un computer in ogni classe, che equivale a saturare i giovani con ciò che già hanno in eccedenza».
Che cosa propone, allora?
«Più arte, storia, poesia, letteratura. Si guardi intorno: nell'era dei social media i giovani hanno perso la capacità di interagire ed esprimersi. Lady Gaga è l'eroina di una generazione di zombie, privi di espressioni facciali, che non sanno più usare le mani e il corpo per comunicare. Gli studenti mi considerano una marziana perché gesticolo durante le lezioni».
Tocca all'università colmare le lacune?
«La mia generazione, quella dei baby boomers , per fortuna sta andando in pensione. Ma la sua eredità è devastante. Per decenni non potevi far carriera nelle università americane se non giuravi fedeltà alle teorie di Foucault. Per colpa del post-strutturalismo e del post-modernismo le facoltà umanistiche sono state marginalizzate. Io insegno a Filadelfia perché qui c'è una delle pochissime istituzioni che continuano a credere nelle arti in un'America dove la mancanza di rispetto per l'erudizione è diffusissima».
Eppure il femminismo è stato sdoganato proprio grazie all'avvento delle facoltà di «Women's Studies», gli studi orientati al genere femminile.
«Star femministe come Kate Millett hanno fatto fortuna esortando le donne a buttare nella spazzatura Ernest Hemingway, D.H. Lawrence e Norman Mailer. Nei piani di studio Alice Walker ha sostituito Michelangelo e Dante, che peraltro gli studenti conoscono solo grazie a Dan Brown. Judith Butler, la più celebre teorica dell'identità sessuale, era una mia mediocre studentessa al Bennington College».
Le femministe storiche la considerano da sempre una sorta di spina nel fianco.
«Sono state loro le prime a farmi la guerra, ignorando che un giorno, da brava italiana, mi sarei vendicata. Nel 1970 cercai di unirmi al movimento, ma fui respinta perché misi in discussione la sua ortodossia dogmatica. Quando, durante un collettivo a New Haven, osai dichiarare che amavo Under My Thumb dei Rolling Stones, scoppiò il pandemonio. Per me quella canzone è un'opera d'arte, per loro un'eresia sessista.
L'approccio all'arte delle femministe è simile a quello di nazisti e stalinisti. Durante una conferenza la scrittrice Rita Mae Brown, ex di Martina Navratilova, mi spiegò la differenza tra me e loro: "Tu vuoi salvare l'università, noi vogliamo darla alle fiamme". Per anni Gloria Steinem rifiutò di pubblicare i miei saggi su "Ms. Magazine". Oggi nessuno sente più parlare della sua erede designata: Susan Faludi. Io sono ancora in piedi».
In effetti il suo modello di femminismo ha trovato molte seguaci.
«Rappresento un'ala del movimento perseguitata e messa a tacere per anni. Femministe come me e Susie Bright eravamo pro-sesso, pro-pornografia, pro-arte e pro-cultura popolare quando in America imperava la crociata di Andrea Dworkin e Catharine MacKinnon contro "Playboy" e "Penthouse" e a favore delle leggi antipornografiche. A salvarci è arrivata per fortuna la rivoluzione di Madonna».
Madonna Louise Ciccone?
«Sì. Quando nel 1990 scrissi un'editoriale sul "New York Times" in cui la descrivevo come il futuro del femminismo, le leader storiche mi risero dietro, ma nelle librerie il mio libro Sexual Personae cominciò ad andare a ruba. Il responsabile della pagina dovette litigare con il direttore per non cambiare il mio linguaggio slang , mai usato prima in un editoriale. Fui io a spianare la strada allo stile discorsivo di Maureen Dowd, con cui presto condividerò il palcoscenico».
Dove?
«Il prossimo 15 novembre alla Roy Thomson Hall di Toronto terremo un dibattito sulla presunta fine dell'uomo. A sostenere questa tesi saranno Hannah Rosin e la Dowd; con Caitlin Moran, io difenderò invece il testosterone, perché sono stanca di vederlo demonizzato come la fonte di ogni male. Anche se Rosin possiede l'orecchio della working class , il padre era tassista, il suo libro parla all'alta borghesia bianca. Donne ossessionate da diete e ginnastica, circondate da uomini addomesticati che hanno imparato a comportarsi secondo il canone femminista. Non è un caso se non ci sono mai stati tanti uomini gay come oggi».
Come lo spiega?
«Mancanza di interesse per l'avvocatessa o la dirigente bianca laureata a Yale e Harvard, che non ha più nulla di femminile e vive in totale controllo di tutto, ma senza gioia e piacere. E spesso anche senza uomini, perché molti di loro rifiutano di essere burattini. È un fenomeno globale che spiega il successo planetario di Sex and the City . Perché se è vero che alla nascita siamo tutti bisessuali, in questa cultura è molto meglio essere gay».
Come giudica l'immagine della donna nell'arte?
«All'ultimo Mtv Award, Miley Cyrus si è spogliata, ma senza erotismo. La lezione di Madonna le è arrivata filtrata dalle sue cattive imitatrici: Britney Spears, Gwen Stefani e Lady Gaga. Dopo che Kate Perry e Taylor Swift hanno riesumato la femmina-principessina stile anni Cinquanta, si salvano solo Beyoncé, straordinaria performer senza nulla da dire, e Rihanna, che adoro. Anche Jennifer Lopez e Angelina Jolie mi hanno delusa e oggi le trovo noiose».
In una recente intervista lei si è scagliata contro il silenzio delle femministe americane nei confronti del femminicidio in India.
«È un silenzio vergognoso dettato da ipocrisia politicamente corretta, secondo la quale criticare una nazione non occidentale è razzismo. Ma qui si parla poco anche del femminicidio in Italia e della luttuosa catena di donne rapite, stuprate e ammazzate in America».
Vede un incremento di violenza contro le donne?
«Il vero problema è che le terapie farmacologiche hanno sostituito un po' ovunque Sigmund Freud. Rinnegando la psicoanalisi, la nostra società si è esposta all'aggressione di menti criminali e psicotiche, contro cui né la polizia né tantomeno la pena capitale sono deterrenti».
È sorpresa dall'entità del fenomeno in Italia?
«No. Picchiare, commettere abusi o uccidere una moglie o la fidanzata è legato alla dipendenza dalla figura materna di uomini rimasti bambini. Dietro ogni assassinio c'è un simbolo, l'ombra nascosta di un trauma infantile che solo la psicoanalisi può far riemergere. Ma è anche colpa delle donne italiane ingenue, che rifiutano di leggere tutti i segnali che precedono la violenza. E anche la crisi della famiglia contribuisce al femminicidio. Un tempo, se toccavi una donna italiana, sapevi che il padre o il fratello sarebbero venuti a cercarti per regolare i conti».
Lei è stata definita l'erede di Harold Bloom, il suo ex professore a Yale.
«In realtà non ho mai studiato con lui. Nel 1971, quando seppe che stavo scrivendo per il mio PhD una dissertazione sul sesso che nessun docente voleva sponsorizzare, mi convocò nel suo ufficio. Mi disse: "Mia cara, sono io l'unico che possa dirigere quello spartito"».
Lo considera il suo mentore?
«Bloom, allora già molto controverso, fu l'unico a credere in me e a capire esattamente le mie idee. A metà degli anni Cinquanta era stato licenziato insieme a Geoffrey Hartman, in una vera e propria crociata antisemita messa in atto dall'establishment wasp (bianco, anglosassone e protestante) di Yale. Anche io più tardi conobbi la discriminazione a Yale a causa del mio cognome».
Nel 2004 Naomi Wolf pubblicò un articolo sul «New York Magazine» dove affermava che Bloom l'aveva molestata a Yale.
«A quei tempi le relazioni studenti-docenti erano comuni e nessuno osava metterle in discussione. Anche Bloom ci provò con Naomi, nota civetta, ma quando lei si rese conto che l'illustre docente era interessato più al suo seno che alla sua poesia, si alzò per andare a vomitare in bagno. Aver aspettato vent'anni per raccontarlo è riprovevole».
Che cosa pensa del besteller «Facciamoci avanti»?
«Penso che Sheryl Sandberg menta nel descrivere il personale che l'aiuta in casa e con il figlio: uno staff immenso. Però l'autrice ha ragione quando afferma che una boss di polso è giudicata una stronza e che le donne hanno paura a chiedere l'aumento di stipendio. Serve una riforma dell'università che sponsorizzi asili nido per permettere alle giovani mamme di iscriversi e frequentare. Per non trovarsi come me, che sono diventata mamma a 55 anni, quando adottai il figlio oggi undicenne della mia ex compagna».
Come nasce il suo spirito ribelle?
«Mio padre era un sostenitore del pensiero indipendente. Reduce dalla Seconda guerra mondiale, fu lui a insegnarmi a difendermi nel caso venissi attaccata fisicamente. Ero la primogenita, e mi trattava come il maschio che avrebbe voluto. Poi sono nata nel segno dell'Ariete e vengo da Ceccano, da una stirpe di guerrieri volsci e capatosta. Anche l'amore per la cultura è nel Dna. Papà è stato l'unico dei suoi dieci fratelli a laurearsi, diventando docente di Lingue romanze. Suo padre, barbiere, aveva la passione per i libri di diritto. La nostra dedizione per il sapere viene anche dalla religione cattolica. Tra i parenti annoveriamo una suora, un prete, un vescovo di Avellino e un sagrestano in Vaticano».
È più facile nascere donna oggi rispetto a 60 anni fa?
«Oh mio Dio, non c'è paragone. Essere ragazzina come lo sono stata io negli anni Cinquanta era spaventoso. Volevo suonare la batteria, indossare i pantaloni, giocare a basket: tutte cose vietate alle bambine. Se volevi dimagrire, la clinica locale ti prescriveva una pillola di anfetamina, invece di incoraggiarti a fare ginnastica. Anche oggi però ci sono donne che continuano a soffrire, soprattutto in Paesi come Afghanistan e Pakistan. Ma credo che all'India spetti il triste primato».
lunedì 18 novembre 2013
Padova-Il GUP legge la sentenza prima della fine del processo
A Padova una gup legge la sentenza prima della fine del processo
Il
gup picchia due volte col martelletto per richiamare l’attenzione
generale di avvocati, imputato ed astanti, si alza in piedi e si
appresta a leggere le poche cartelle che ha in mano. Siamo in un’aula
del tribunale di Padova dove si sta celebrando un procedimento penale
contro un tale, Davide Zago, allenatore di calcio di squadre giovanili
con diploma ISEF, accusato di molestie sessuali ed abusi su giovanissimi
under 14 a lui affidati. La gup Chiara Bitozzi si avvia a leggere la
sentenza ed esordisce con il rituale : “In nome del popolo italiano,
visti gli articoli 533, …(omissis) …del Codice di procedura penale
condanno…”. E’ solo a questo punto che gli allibiti avvocati di parte
civile si riprendono dallo stupore e trovano il coraggio di interrompere
la giudice, circostanza che di per sé potrebbe comportare l’accusa di
oltraggio alla corte, per farle doverosamente osservare come il processo
sia tutt’altro che concluso considerato che mancano ancora le richieste
della parte civile, la deposizione dell’imputato e l’arringa del suo
difensore.
La gup si ferma, guarda stupita ed esterrefatta i suoi interlocutori: “Come non è finito?” si interroga dentro di sè, poi si rende improvvisamente conto dell’accaduto, si porta una mano alla fronte e ricade pesantemente sulla poltrona dalla quale si era appena alzata. Ammette subito l’errore, e vorremmo vedere che non l’avesse fatto con così tanti e qualificati testimoni, fa verbalizzare l’accaduto dal cancelliere ammettendo che a quel punto null’altro le resta da fare se non autodichiararsi “incompatibile” con il procedimento, dichiarare chiusa l’udienza, rimettere atti, carte processuali e l’intero fascicolo al giudice Lara Fortuna coordinatrice dell’ufficio gip di Padova perché proceda ad assegnare il fascicolo ad altro gup. Ergo, un dibattimento avviato nel 2010 per un fatto accaduto nel 2009, sospeso l’anno scorso e riaperto lo scorso mese di aprile, adesso dovrà essere iniziato da capo, forse nel 2014. Pensiamo un po’ a cosa sarebbe successo sui media nazionali se un chirurgo avesse disposto la ricucitura del paziente prima di aver completato l’operazione. Ma qua si tratta di un giudice, non di un chirurgo o di un fornaio che ha spento il forno prima che la cottura del pane fosse terminata, per cui non è successo niente.
Di questa storia a noi non interessa tanto mettere in risalto la turpe vicenda di abusi sessuali su minori di 14 anni. Possiamo ritenere che alla fine se l’imputato sarà trovato colpevole finirà prima o poi col subire una giusta condanna e con lo scontare la relativa pena inflittagli, rendendo piena giustizia alle sue vittime. E neanche, in questa particolare circostanza, ci interessa troppo calcare la mano sull’irresponsabilità di fatto del giudice, che neanche in casi come questi sarà chiamato a pagare di persona i danni erariali – quanto costano al contribuente quattro anni di un procedimento giudiziario andato in fumo? Poi moltiplichiamo per le migliaia di casi e traiamo le dovute conclusioni – nonostante un referendum con esito plebiscitario sulla responsabilità civile e personale dei giudici disinnescato dalla sinistra italiana per tirare dalla propria parte una consistente parte della magistratura, quella “democratica”. Quello che invece di questa vicenda attrae maggiormente la nostra attenzione è un altro aspetto, diciamo così più sottile e generale, cioè quello della presunta pretestuosità di accuse spesso rivolte ai magistrati di scrivere le sentenze “prima”. Per quanto ci riguarda, possiamo andare persino oltre potendo riferire di sentenza scritte “prima”, neanche dal giudice, ma addirittura da altre persone in nome e per conto suo.
Ad esempio, in un articolo del 31 luglio del 2012 Qelsi aveva denunciato questa pratica da parte di Giudici di Pace di farsi scrivere le sentenze da altri, spesso coincidenti con le parti interessate alla decisione. Riportiamo qui di seguito l’incipit di quell’articolo :
La Procura di Lecce, competente a condurre indagini sui magistrati in servizio nel distretto di Bari, ha chiesto il rinvio a giudizio per 27 addetti alla giustizia. La vicenda è stata scoperta dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e copre un periodo che va dal 2006 al 2008: multe annullate, patenti restituite a boss malavitosi, ma anche trattamenti “morbidi” per pregiudicati arrestati per droga ed armi che se ne sono potuti tornare tranquillamente a casa dopo udienze farsa. Sentenze scritte da avvocati per altri avvocati, che quando indossavano la toga da giudice di pace restituivano poi il favore ai colleghi.
FOnte: http://www.qelsi.it/2013/a-padova-una-gup-legge-la-sentenza-prima-della-fine-del-processo/
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