Visualizzazione post con etichetta religione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta religione. Mostra tutti i post

martedì 21 maggio 2013

Crimine demolire la famiglia - prolusioni inamidate



bagnasco-parla-jpg-crop_display


Nuova prolusione del card. Bagnasco, su temi cari alla comunità cattolica e cristiana: famiglia, vita, eutanasia, anche con citazioni giuridiche su recenti raccomandazioni della corte di Strasburgo sui diritti dell’uomo, sui movimenti per la vita
Cito da “TEMPI”che titola:
«La famiglia è un bene universale, umiliarla o indebolirla con surrogati è un crimine»
 e da “AVVENIRE”
che titola: “Crimine demolire la famiglia”

Così, ha proseguito Bagnasco «la famiglia – patrimonio incomparabile dell’umanità – che ancora una volta ha dato prova di sé rivelandosi il primo e principale presidio non solo della vita, ma anche di energie morali e di tenuta sociale ed economica: fino a quando potrà resistere senza politiche  consistenti, incisive e immediate? Essa è un bene universale e demolirla è un crimine; affonda le sue radici nell’essere dell’uomo e della donna, e i figli sono soggetto di diritto da cui nessuno può prescindere. La famiglia non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità, e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall’ordinamento. ».

Altri temi citati dal card. Bagnasco (riportati da Avvenire) sono: l’eugenetica, la sperimentazione embrionale, il gioco d’azzardo. Politically correct, non poteva mancare la violenza sulla donne.
 ____________________________________________
Come nella scorsa prolusione (qui), tra i temi ne manca uno, fondamentale,  che potrebbe fornire una spiegazione alternativa alla attuale crisi della famiglia. E'un tema mancante, ora come allora.  http://comeulisse.blogspot.it/2013/01/io-non-ho-perdonato.html L'attenzione dei cattolici è tutta verso  il modernismo francese e sul cosiddetto "matrimonio omosessuale".

Due considerazioni. 
La prima è constatare che l'apparato ecclesiastico continua a compiere l’errore di non comprendere i meccanismi giuridici (e le prassi) delle separazioni coniugali tra le cause primarie che minano oggi la famiglia, forse con la presunzione e la convinzione che il fenomeno delle separazioni sia frutto di una “scelta” dei cristiani adulti, che siano un prodotto della superficialità o della noncuranza dei genitori! O che esse siano statisticamente poco rappresentative, rispetto ad altri fattori "disgreganti".

La realtà delle cose dimostra che i sistemi giuridici con cui vengono celebrate le separazioni coniugali sono una frode, scientifica e giuridica. I sistemi giuridici attuali si rivelano un crimine verso i diritti dell'uomo (sentenza corte Strasburgo) 
La realtà delle cose dimostra che per i figli degli italiani e per  la maggior parte dei padri italiani le separazioni sono subìte e diventano una condanna a una vita affettivamente meno ricca, economicamente più precaria, giuridicamente ingiusta. 

Non aprire gli occhi di fronte a 90000 casi annui di separazione (con una media di 1.4 figli per coppia si giunge a 120000 bambini che vengono coinvolti nella macchina delle separazioni) significa negare la realtà di 12000 figli italiani privati di un genitore in vita. Significa autorizzare che si continuino a perpetrare le ingiustizie. O i crimini, come riconosciuto anche dalla stessa corte di Strasburgo (che Bagnasco cita, ma per altro), che nel 2013 ha condannato proprio il “modus operandi” italiano nelle separazioni coniugali (sentenza corte Strasburgo).  
Un modus operandi che genera figli orfani di genitori in vita (specie di padri in vita).





La seconda è constatare che l'approccio italiano alla famiglia, rispetto a quanto accade oltralpe, è ancora molto "inamidato", per usare un'espressione di Papa Bergoglio. I toni sono diversi.
Un esempio? Mons. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, presidente della Conferenza episcopale francese, alla festa dell’Assunta del 2012 formulò la seguente preghiera::

"Per i bambini e i giovani; che tutti aiutiamo ciascuno a scoprire il proprio cammino per progredire verso la felicità; che cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti per godere pienamente dell'amore di un padre e di una madre".(riferimento web)

 In Italia chi pronuncerà per primo queste parole sarà scomunicato dalla totalità dei benpensanti della Politica, ministero delle “pari opportunità” in testa, inzuppata di ideologia, femminismo, luoghi comuni.

Pronunciarle è un rischio. Come scrive Michel Schooyans:
“La Chiesa deve diventare un elemento di disturbo con le sue parole profetiche nei confronti della società. Essa deve costantemente vigilare affinché il messaggio sociale non venga manipolato o strumentalizzato a favore di qualsiasi ideologia”.

Certo, dire certe frasi sulle separazioni coniugali italiane e sui conflitti strumentali mossi per escludere uno dei genitori dalla cura filiale è difficile. Si stenta proprio a far uscire la voce.

Come scrive Schooyans (p.159 “Gli Idoli della Modernità” ed. ESD):
«Il parlare di di queste cose è percepito come qualcosa di sconveniente perché vi sono alcuni tra i presenti tra gli amici, all’interno della famiglia, nel pubblico, nell’assemblea domenicale che sono personalmente e direttamente coinvolti in queste politiche. Ne consegue che si ricorre a un linguaggio “preconfezionato” e così i cristiani invece che testimoniare con coraggio il loro amore per la vita, si ritrovano paralizzati.»

Certo, Schooyans è lontano, sia fisicamente sia nel pensiero.  Per molti è più comodo  essere cristiani “inamidati”, con buona pace di papa Bergoglio.

martedì 5 marzo 2013

L'agenda Pontificia: riforma dei Comandamenti





Reduci dall'esperienza elettorale, dove più schieramenti partitici e movimenti presentavano un loro programma o una loro agenda, non si può negare anche al mondo cattolico una proposta di agenda, un percorso programmatico che possa illuminare, da twitter, da internet, dalla "rete",   il prossimo Pontificato.
In modo ilare, però, senza pretese. La prima ragione è che non sarei in grado di individuare le priorità, tra le tante, per il nuovo Pontefice. La seconda deriva dal fatto che già ci pensano i media a irrorare di sillogismi il mondo della comunicazione, spacciando per verità assolute, le panzane più sfacciate e a proporre innumerevoli agende virtuali.




La centralità della famiglia.

Sicuramente una delle priorità elettorali per tutto il mondo politico è stata la famiglia. Ancor prima del lavoro, dell'economia, della scuola, dei costi della politica, della partitocrazia, degli esodati, dello spread, abbiamo visto i paladini della famiglia affilare le armi in sua difesa. Si scopre in particolare  Avvenire (22 febbraio 2013) con un bel titolone pre-elettorale "Riforme e più famiglia", che snocciolava le posizioni di Alfano/Bersani/Monti. Alfano che si dichiarava pronto a "impedire che venga calpestato addirittura il diritto naturale dei bambini ad avere un padre e una madre. Gli italiani sanno che ci opporremo con tutte le nostre forze a una violenza inaccettabile", Bersani " Il nostro Paese ha sempre sfruttato la famiglia come ammortizzatore sociale, ma è arrivato il momento di fare vere politiche in tema di lavoro, fisco, casa e servizi, che riconoscano e sostengano le famiglie nelle diverse fasi della vita dei loro componenti.", Monti " Io credo nella centralità della famiglia nella società e credo nella necessità di sostenere la natalità, anche perché un Paese che invecchia è un Paese che declina in tutti i sensi. Dobbiamo lavorare su molti aspetti. Il primo, favorire l’occupazione femminile che è uno degli indicatori fondamentali per la ripresa economica" .
Poi ha vinto anche Grillo, e allora addio sondaggio.

Considerato che, da allora fino all'insedimento del nuovo Pontefice, sarà passato forse un mese, in Italia (visto il tasso di separazioni che ha raggiunto quasi 90mila casi annui) dalla data delle promesse elettorali si saranno celebrate circa 7mila separazioni e si saranno creati, considerando una causa per ogni separazione,  circa 35000 posti di lavoro, così distribuiti. Circa 7000 avvocati dalla parte dei mariti, 7000 dalla parte delle mogli. Considerato che la prassi dei tribunali è di affidare la "valutazione delle capacità genitoriali" ai vaticini delle CTU (psicologhe che fanno a tempo perso i consulenti tecnici d'ufficio, talmente ferrati nella materia che non hanno ancora definito unanimemente cosa intendono per "trauma") avremo, in più, 7000 consulenze d'ufficio, 14000 consulenze di parte (7000 consulenze di parte marito e 7000 di parte moglie). A questi si aggiungono 7000 nuovi appartamenti, per ospitare i padri-clochard, che, per non essere additati "bamboccioni" dai nostri esperti di diritto di famiglia e non perdere la prole (il non avere più una casa è motivo di esclusione dall'affido condiviso),  dovranno trovarsi una nuova abitazione.  Lo faranno con i soldi dei genitori, visto che l'assegno di mantenimento della "moglie addolorata" tira via il 30% dello stipendio.
Bamboccioni fino al midollo.

E' davvero una benedizione, in tempi di ristrettezza economica, tutto questo lavoro, tutto questo affannarsi in vaticini, nel $upremo intere$$e del minore, nel $upremo intere$$e nell'a$$i$tenza ai padri $eparati.

Pertanto il nuovo Pontefice non potrà non rilevare l'importanza di mercato del matrimonio, vero "motore immobile" iniziale per la successiva separazione. Separazione che crea posti di lavoro, sviluppa profe$$ionalità, sviluppa intre$$i e a$$i$stenza verso la famiglia. Genera il supremo bene (minuscolo)




La  problematica di mercato


E' pur vero che questo  mondano e laico affanno nel "disgiungere ciò che Dio ha unito", mal si presta ad assicurare una società stabile, la centralità della famiglia, a evitare che sia "calpestato il diritto dei minori a vivere con un padre e una madre", oltre ad essere in contrasto con le Sacre Scritture.
E' pur vero che, essendo il tasso di separazione giunto al 30%, circa un matrimonio su tre "scoppia".
E' pur vero che il 30% dei giovinetti cristiani, ridotti a  "pacco" postale dalle ineffabili prassi dei tribunali Italiani (così reticenti a pronunciare il termine BIGENITORIALITA'),  vivranno scompensi affettivi,  1 giorno con papà e 6 giorni da mamma (nelle migliori condizioni), avanti e indietro in auto per le vie della città, con detrimento per le condizioni di traffico, viabilità, inquinamento e CO2.
E' pur vero che le pratiche delle italiche psicologhette che affollano i nostri tribunali sconfinano in "divinazione e magia", le quali, benchè pratiche condannate anche dal Magistero della Chiesa, sembrano davvero le uniche discipline ad assurgere a metro della valuazione del Cristiano gregge (c'è da risolvere qualche problema ancora alla base del sistema psicologico, come la definizione delle parole (click), ma ce la stanno mettendo tutta, parola-di-psicologo).
E' pur vero che si sono verificati fatti ignomignosi nella nostra italica penisola, creati dagli operatori della psiche (come quel brutto pasticciaccio che ha coinvolto due minori di Basiglio, link), e dal loro prurito nell'andare a interpretare i disegni dei minori come fatto comprovato di una realtà che esiste solo nel cervello dell'operatore. 
E' pur vero che l'umana prassi giuridica nel discriminare i generi sessuali nell'affidamento della prole si fonda talvolta su una discriminazione di genere, che tuttavia si dimostra essere una pratica giustificata da inequivocabili dati di fatto (maschio=lazzarone),  che alcuni impropriamente si ostuinano a smentire  (cliccare balla) come anche fanno alcune associazioni di esperti e avvocati che farebbero di tutto per rendere più ragionevoli le separazioni coniugali  (esperti eretici clik)
E' pur vero che taluni psicologi meno progressisti e più reazionari si ostinano a parlare del ruolo della figura paterna nella crescita dei minori (psicologo reazionario click), psicologi che rimangono comunque una esigua minoranza, a cui si sono alleati pediatri eretici (click su pediatri eretici click ).


Tuttavia se l'attuale prassi è in favore di  una "Italia più giusta", se tutto ciò va visto nell'indefinita difesa dell'intere$$e del minore, se anche le "case famiglia" devono pur vivere e fatturare per autosostenersi in un ambiente ostile (click qui), allora il nuovo Pontefice dovrà pur rendersi conto che i tempi moderni hanno fatto, del diritto del minore ad avere una famiglia, non solo oggetto di negozio, ma oggetto di vero mercato. Un mercimonio mercato florido, fiorente, giusto, con le sue proprie leggi (disattese, come la legge 54/2006 sul condiviso), prassi consolidate, costumanze; consolidato dalla giurisprudenza delle sentenze, vivificato dai vaticini degli esperti della psiche, vero idolo per i genitori che vogliono disfarsi, in tempi brevi, del/la consorte, senza aspettare la sua fine biologica. E ciò da trent'anni e più. Altro che principio non-negoziabile!

Inutile andare contro la modernità del consenso . L'essere umano è un accidente immerso nel grande pianeta Terra, soggetto a dinamiche che non è in gradio di controllare. E' un accidente nel tessuto del consenso sociale.
Inutile andare contro il mercato, che ha proprie regole e notoriamente si auto-regola.
La stessa idea, laica e promettente, che fonda l'umanità su "... nozze e tribunali ed are..." è già belle che passata.
Il primato è del consenso della maggioranza, non della Verità (I. Comandamento). (Schooyans pensa che ogni tanto bisognerebbe tornare a dare un’occhiata allo Stato nazista e domandarsi se l’Olocausto non fu compiuto nel pieno rispetto delle leggi dello Stato e del consenso della maggioranza, qui. Ma non era ben informato)
Non esistono principi non negoziabili (II Comandamento). Essendo morta e sepolta la verità, in senso filosofico, il termine consenso, ben lungi dall'essere l'adesione ad una verità universale, ha dovuto cercarsi un altro corpo; ed è così che si è reincarnato in quello di “accordo pragmatico”: la verità non esiste, ma su qualcosa bisogna pure convenire per andare in una qualche direzione.

D'altro canto, anche volendo criticare il sistema delle separazioni, si correrebbero grandi rischi, ci vorrebbe un coraggio da leoni, e "il coraggio uno non se lo può dare" (III Comandamento: rispettare il politically correct).


Don Abbondio. Il coraggio uno non se lo può dare

La riforma dei comandamenti 
(ovvero: "oltre le Barriere").

Nel contesto anzidetto, è ovvio che non si possa frenare la modernità, non si possa interrompere la catena che travolge affetti ed effetti di genitori e figli. Tutto ciò per il Bene della Società, difeso dal Diritto, e non  dell'individuo.

I figli sono "beni" come altri, soggetti alle quotazioni di mercato; l'indifferenza sessuale è ormai  un fatto acquisito (3) per cui la questione dei conflitti  "padre e madre" nelle separazioni diventerà vetusta. Si può essere pro o contro il matrimonio omo/etero, pro/contro la famiglia mono/etero/omo, ma «La Barriera è l'Ordine immutabile della natura. Solo se [l'uomo] la penetra, la sfonda, la squarta, e comunque la fa arretrare, può liberarsi un poco alla volta dal suo peso e ottenere ciò che egli vuole» (4)

Niente vieta (3), in nome dell’affetto reciproco, che un giorno ci si possa sposare in tre o quattro o più, considerando non solo la tradizione poligamica di tanti popoli, ma anche le tecniche di fecondazione assistita, che già hanno permesso ad alcuni giudici di stabilire che un bambino può far riferimento legittimamente a tre genitori.

L'agenda pontificia dovrà pertanto tenere conto della improrogabile necessità di due importanti inovazioni, cosa che non fa dai tempi di Mosè (ed è tutto detto).

Innanzitutto si riformi il titolo quarto della Costituzione della Legge Naturale, ormai sorpassato, "Onora tuo padre e tua madre", al fine di tenere conto della molteplicità delle situazioni,  impreviste ai tempi di Mosè per "mero pregiudizio" (come bacchetta la recente sentenza Cassazione) con qualcosa che dovrebbe suonare come: "Onora il tuo (o i tuoi)  family gender(s)". Eventuali modifiche al nuovo dettato sono ben accette.

Inoltre bisognerà dare un nuovo segno dei tempi. Se proprio non ci accostuma a seguire la modernità delle tesi familiaristiche proposte e applicate nella quotidianità del reale, bisognerà metterci una pezza.

Se proprio non aggrada al nuovo Pontefice la legge del mercato di famiglia, prodotta dalle più raffinate menti del Diritto, allora che si prendano le contromisure già dall'inizio.  Si introduca un nuovo comandamento "XI comandamento: non commettere matrimonio", con efficacia retroattiva, che impedisca l'instaurarsi di quei rapporti umani, ritenuti fin anche dalla cultura illuministica fondamento delle umane genti (la storia delle "nozze/tribunali/are" di Foscolo e Vico, che ancora si studia, per mero errore di ristampa dei libri scolastici).
Rapporti che si sono verificati e dimostrati insindacabilmente precari (vedi separazioni), che si dimostra non essere necessari per crescere i figli (parola (6) di psicologo)  e frequentemente si risolvono dopo anni di inutili battaglie giudiziarie, alimentate purtroppo da accuse strumentali (5) (prevista una deroga all'VIII comandamento).

Con tali migliorie, oltre alla Barriera della Natura, si sarà superata anche la Barriera del Diritto Naturale.
E così "pace" sarà fatta!  

-----PROMEMORIA (per risovere la questione "famiglia arcaica")-----

I. Io sono il consenso - non avrai altra divinità all'infuori di me
II. Dirai "non - negoziabile" invano 
III. Ricordati di rispettare il politically correct
IV (abrogazione o modifica, come sopra)
V, VI, VII (problemi di definizione dei termini lessicali oggi in uso: revisione)
VIII Non dire il falso (deroga per le mamme/mogli in via di separazione dai mariti)
IX non desiderare i tuoi affetti (li hai persi e sono diventati d'altri)
X non desiderare la restituzione dei tuoi effetti (son diventati d'altri)
XI non commettere (più) matrimonio

Riferimenti.
(tag:     http://bit.ly/YsL101   )


(1) http://www.avvenire.it/Dossier/Elezioni%202013/temi/Pagine/Il-confronto-elezioni-2013.aspx

(2) http://www.tempi.it/gli-omicidi-contro-le-donne-sono-uno-scandalo-ma-i-numeri-del-femminicidio-sono-gonfiati
(3) http://www.tempi.it/cosi-leuropa-abolisce-la-differenza-sessuale-sopra-le-nostre-teste#.UTXGAaxWNSl
(4) http://www.corriere.it/opinioni/13_febbraio_19/severino-nobile-rinuncia-benedetto-turbamento-fede_689061ee-7a6c-11e2-896e-599d001aa8d7.shtml

(5) http://www.centriantiviolenza.eu/

(6) http://www.uccronline.it/2013/02/20/adozioni-gay-risposta-a-dacia-maraini/

venerdì 8 febbraio 2013

Più affido condiviso, meno divorzi - Avvenire

Più affido condiviso, meno divorzi

AVVENIRE: click per il link
Fa bene al bambino, ma non solo. La bigenitorialità, anche nelle separazioni, giova alla società, perché diminuisce la propensione alla conflittualità di coppia e ridà fiducia all’istituzione matrimonio. Insomma puntare nel divorzio all’affido condiviso riduce drasticamente i fattori di stress, ansia, devianze psicologiche e cognitive del minore, ma in alcuni contesti sociali ha dimostrato di avere persino un effetto collaterale positivo: aumento dei matrimoni e calo delle separazioni.

La particolare connessione sociologica è arrivata alla fine di quattro anni di analisi comparata tra diciannove Stati negli Usa. Secondo la ricerca condotta da tre studiosi (Richard Kuhn, John Guidubaldi, John Carroll) si deduce che l’affido condiviso diviene deterrente al divorzio nei territori che lo applicano in modo prevalente. Qui, infatti, in 42 mesi la fine dei matrimoni si è ridotta di otto punti percentuali; ugualmente, più la custodia congiunta diventa una rarità, più il tasso di divorzio scende solo dal 4 all’1%.

C’è un rapporto dunque inversamente proporzionale «legato a fattori sociali ed economici», scrivono i sociologi americani, visto che il collocamento prevalente, l’assegno di mantenimento e la volontà di portar via i figli all’ex coniuge non esistono in caso di affido condiviso. Insomma se la custodia dei figli e il conseguente benefit economico «sono uno dei fattori più importanti per decidere di inoltrare domanda di divorzio», mettendo fine in una separazione alle diseguaglianze tra genitori, «è presumibile – concludono – che il genitore comprenda che possa essere più facile risolvere i problemi e rimanere sposato».

Ma c’è di più. L’altra conseguenza positiva dell’affido condiviso, riscontrata anche in nazioni come la Svezia o l’Australia, è la fine della separazione vista come necessariamente conflittuale, a tutto vantaggio della psiche dei figli e della «fiducia che la società e le altre coppie riversano nel matrimonio». La ricerca prova difatti che, spiega Vittorio Vezzetti, il pediatra che ha analizzato gli studi internazionali, «ove c’è un alto tasso di affidamento condiviso si riscontra anche un aumento più evidente delle nozze: 18 matrimoni in più ogni mille adulti».

Il nodo di tutto comunque continuano ad essere i figli, su cui spesso si riversano le paure e le ansie dei genitori. Per questo il doppio domicilio e il collocamento paritario, in Italia come altrove, sembra essere il golden standard da perseguire. Troppe volte le separazioni «diventano un campo di battaglia – ammette Carlo Ioppoli, presidente degli avvocati familiaristi italiani – con il bambino che non sa a chi far riferimento». Ma il figlio non c’entra nulla con la fine di un amore, fa eco Paolo Barcucci, segretario dell’ordine degli psicologi, va fatto un lavoro congiunto sugli adulti per «separare la funzione genitoriale da quella coniugale».

La prima leggenda da estirpare sull’affido condiviso, innanzitutto, è quella che due case possano dare meno stabilità al bimbo, visto che secondo lo psichiatra Robert Bauserman, «il doppio domicilio non espone a rischi di conflitti o confusione, ma a benefici». La bigenitorialità viene promossa anche nel lungo periodo; basta pensare alla Svezia, dove il recente sondaggio Lindbergh sull’85% dei quindicenni ha provato che gli adolescenti monogenitoriali hanno una probabilità più alta di comportamenti a rischio e stress mentale.

Alessia Guerrieri

venerdì 1 febbraio 2013

La speranza di un nuovo don Bosco.




Fonte: www.guidatv.commonguide.com

Caro don Chavez Villaneuva, 

ieri, 31 gennaio, ero nel Santuario di Maria Ausiliatice, ero uno dei tanti che partecipavano alla funzione  alle 18.30, ero uno delle migliaia di Torinesi che gremivano la chiesa per la festa di San Giovanni Bosco. Non ti vedevo neanche, mi sono dovuto abbarbicare sul matroneo, come su un sicomoro, per scorgerti. La tua omelia mi ha colpito.

Hai parlato dei mali che aggrediscono i giovani nel mondo, dallo sfruttamento nel lavoro, al turismo sessuale, allo sfruttamento dei giovani nella guerra. Hai usato la parola giovani, e non minori, come piacerebbe  a molti operatori del diritto.
Hai parlato della tua esperienza con i giovani, in particolare delle loro paure, della loro insicurezza, della incertezza per un futuro, per la famiglia.

Tutto bene, tutto vero, tutto noto. Sia i mali sia i pericoli che i giovani d’oggi sperimentano, da te descritti, sono reali, sono noti, sono veri, sono mondiali. E qui ci si potrebbe proferire in quelle meravigliose frasi “basta leggere sui giornali per …” per riscuotere dall’uditorio consensi, plausi. Ma tu non lo hai fatto, non hai parlato dei giornali, hai parlato di don Bosco  e del suo sistema didattico e formativo.
Tu hai fatto riferimento alla ragione, alla religione, all’amorevolezza, come assi del sistema educativo (1).
Il politically correct suggerirebbe che, in un’epoca di forte crisi economica e lavorativa, si parlasse di crisi del lavoro, di incertezza del futuro, della precarietà del futuro e della politica. Ma non sei stato politically correct, sei stato più reale, e per questo non avrai il plauso dei giornali.

C’è dell’altro, accanto alla realtà descritta dai giornali. Una realtà che forse in parte spiega proprio i disagi dei giovani, da te citati nell’omelia del 31 gennaio. Una realtà che non spiega i disagi alla scala mondiale, non tutti i disagi, non completamente, non esaurientemente; però può dare una spiegazione ai problemi alla scala locale, alla scala di Torino, alla scala di comunità
Basta essere “nel mondo”, non necessariamente del mondo per accorgersi che alla base delle paure e delle insicurezze di molti giovani c’è, sempre di più, l’incertezza dell’amorevolezza della famiglia, intesa come cellula della società o specchio dell’amore di Dio. Come ebbe a dire mons Bagnasco : "La gente non perdonerà la poca considerazione verso la famiglia così come la conosciamo".

In particolare sembra che vi sia una costante ritrosia a parlare delle famiglie separate civilmente e delle conseguenze che le separazioni arrecano ai giovani. E ciò da molte parti, sia in politica, sia in Chiesa.
Nonostante la legislazione italiana sulla separazione civile sia stata osteggiata dalla mondo cristiano, ad oggi in Italia essa genera effetti macroscopici ed innegabili: circa il 30% dei matrimoni , cioè quasi un matrimonio su tre, sono sciolti civilmente.
Ciò signfica, don Chavez, che il 30% delle persone che ieri nel santuario di Valdocco ti seguivano, il 30% dei giovani, il 30% degli adulti, hanno esperienza di separazioni civili. In totale ci sono circa 4 milioni di separati, chiaro effetto di una attiva secolarizzazione e laicizzazione dei credenti.

A causa di odiose prassi dei tribunali, non sostenute da nessuna valutazione di tipo scientifico, i figli dei separati sono costretti a trascorrere tempi sbilanciati con le figure genitoriali. Ad oggi sono i padri a subirne più frequentemente le conseguenze, dovendo essi forzosamente abbandonare affetti ed effetti. Di ciò i giovani d’oggi sono indubbiamente i silenziosi testimoni. A causa della demonizzazione di genere, portata avanti e sostenuta dagli affaristi del conflitto sociale, dalla mai sopita secolarizzazione e laicizzazione dei rapporti umani, la strada per i nostri figli verso la PAS (Parental alienation syndrome) , la alienazione genitoriale, è spalancata.

L’omissione, nei media, di qualunque riferimento a questa incessante e mai sopita laicizzazione e secolarizzazione della famiglia e degli affetti, equivale in parte ad autorizzare la scelleratezza delle istituzioni, che, noncuranti della ragione, della religione, dell'amorevolezza  ben si prestano alla odiosa prassi (2).

In Italia la prassi consolidata diventa diritto. Risalire la china, per i nostri giovani, ristabilire gli affetti, avere un rapporto equilibrato con i  genitori è conseguentemente sempre più difficile. Soprattutto, ad oggi, è loro impedito dalla prassi dei tribunali.

Altro che amorevolezza!


E la situazione Italiana è talmente lampante che la corte di Strasburgo ha recentemente condannato il sistema giuridico italiano, che di fatto impedisce o non è in grado di creare le migliori situazioni affinché i genitori possano essere tali e i giovani possano godere dell’amorevolezza di entrambi i genitori. La sentenza è del 30 gennaio, il giorno prima della festa di Don Bosco! Qual meravigliosa coincidenza, Chavez, a sapere che prima della tua omelia, altrove, un’altra persona parlava di giovani! A denunciare l’assenza delle istituzioni non è stato un sacerdote, ma un giudice! Non in Italia, ma a Strasburgo!

In Italia oggi le istituzione languono, in materia di famiglia.
Ai tempi di Don Bosco, era l’industrializzazione e lo sviluppo delle città a indurre i nostri figli a separarsi dalle famiglie, dai genitori, con il rischio di trovarsi allo sbando nel mondo, a non avere riferimenti economici, concreti, affettivi, spirituali. E le istituzioni torinesi poco si curavano dei giovani, utilizzando, anziché gli straordinari strumenti didattici e formativi di don Bosco, gli strumenti giudiziari, il carcere.  E fu don Bosco a interessarsi di questi giovani, anche contro l’atteggiamento omissivo e omertoso di altri sacerdoti consacrati (e a cui, Chavez, tu ieri ha fatto riferimento durante l’omelia al Santuario di Maria Ausiliatice), a raccogliere le loro paure, a dare speranza, fiducia, con l’opera di aiuto concreto e spirituale che ben tutti conosciamo.
Allora era lo spirito dell’economia e del tempo, dell’ottocento di Don Bosco, a generare le vittime. Erano le carceri minorili a far peggiorare le situazioni. Era don Bosco che, vivendo nel mondo, raccoglieva le esigenze, creando dei Santi.

Oggi è forse lo spirito del mondo, una sorta di inspiegabile Zeitgeist, a dividere le famiglie, insieme alle indiscutibili strumentalizzazioni da parte degli esperti del matrimonio, inclusi avvocati, psicologi, psichiatri, neuropsichiatri, giudici. Ora come allora sono le istituzioni a fallire, fornendo soluzioni stereotipate per i problemi dei nostri giovani. Non più il carcere, ma comunque la privazione degli affetti.

Ieri sera, Chavez, tu durante l’omelia, hai rivolto una domanda retorica:
Esistono ancora dei don Bosco? Esistono ancora dei Santi?

E hai dato una risposta affettuosa, piena di speranza, che si sentiva venire dal cuore “SI, esistono ancora. Esistono ancora dei don Bosco ”.
I giovani di genitori separati aspettano questo nuovo Don Bosco.
Aspettano di sentire, nelle omelie, un nuovo don Bosco, che si rivolga ai giovani strumentalizzati nel lavoro, nel turismo sessuale, nella guerra, ma anche ai giovani privati dell’amorevolezza dei genitori e vittima delle istituzioni.

Distribuzione dei tempi di permanenza genitori/figli

(1)

(2) tratta dall’omelia di don Chavez

Desidero accennare al terzo asse portante del Sistema Preventivo come l’ho vissuto. L’ho trasmesso ai miei salesiani come sacra eredità, quasi uno specifico distintivo: l’amorevolezza. Una parola che non ho inventato io, ma che ho fatto mia. Tipica del mio modo di educare.
Distintivo inconfondibile della mia pedagogia. In questa parola racchiudevo uno stile d’amore che identificava l’educatore con i giovani fino ad amare le stesse cose da essi amate, fino a trasformare il rapporto educativo in uno stile di presenza filiale e fraterna, una presenza amica e desiderata e l’ambiente educativo in una “famiglia”.