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martedì 2 settembre 2014

Bimba con due mamme sentenza inventata



Fonte: Avvenire: http://www.avvenire.it/Vita/Pagine/mirabelli-intervista-coppia-gay.aspx



Il giorno dopo la sentenza con cui il Tribunale dei minori di Roma ha dato in adozione a una coppia lesbica la figlia naturale di una delle due conviventi, avuta all’estero con l’inseminazione artificiale (illegale in Italia), il mondo politico si è spaccato in due, tra chi pensa che la magistratura abbia di fatto esautorato il Parlamento e ne abbia calpestato la volontà forzando la legge, e chi invece esulta preconizzando ora un «liberi tutti». «Occorre riflettere solo dal punto di vista tecnico, uscendo da ogni lettura ideologica», esordisce allora Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, ovvero dell’organo che ha l’alto compito di decidere proprio sulla legittimità costituzionale delle leggi.

E tecnicamente la discussa sentenza regge o vacilla?
Si presenta come il classico caso in cui il giudice costruisce una sua soluzione forzando la legge e stravolgendo l’impostazione del legislatore. La lettura tecnica dell’articolo 44 della legge sulle adozioni, al quale la presidente del Tribunale dei Minori di Roma, Melita Cavallo, fa riferimento nella sentenza, non può infatti portare alle conclusioni cui arriva lei. Del resto non è un caso se lei è la prima a interpretare in questo modo la legge, a differenza di tutti gli altri giudici, e se il pubblico ministero era contrario: l’interpretazione che qui si fa della norma è quantomeno ardita, elegantemente costruita, direi anche con arte, ma è pura invenzione, e il legislatore è inerme di fronte all’interprete che vuole forzare le reali intenzioni del Parlamento.

In che cosa consiste allora la forzatura?
L’articolo 44 cui la sentenza si aggrappa è quello che disciplina le adozioni nei "casi particolari", ovvero circoscrive nettamente quattro situazioni in cui si concede l’adozione anche se le prerogative necessarie non sussistono. Questo per garantire anche i minori meno fortunati: se il bambino è orfano di madre e di padre (allora può essere adottato da parenti fino al sesto grado o da adulti con cui abbia avuto già un rapporto stabile e duraturo), se è già stato adottato e gli resta un solo genitore (può essere adottato dal coniuge del genitore adottivo), se è orfano di padre e di madre e portatore di handicap, infine – come quarta ipotesi – se vi sia la "constatata impossibilità di affidamento preadottivo", ad esempio se sussiste uno svantaggio sociale per cui, come per l’handicap, è ben difficile che qualcuno chieda di adottare quel bambino. La sentenza di Roma si appella a questo ultimo caso, stravolgendone il significato, perché la bimba in questione non è né orfana né in stato di abbandono, ha già la sua mamma naturale che l’ha partorita, dunque non rientra affatto tra gli svantaggiati gravi che, proprio per questo, possono essere dati in adozione anche se mancano i requisiti. 

Con quali argomentazioni il giudice romano ha capovolto il testo di legge? Come ha interpretato questo punto?
Con un artificio evidentissimo. Questa "constatata impossibilità di affidamento preadottivo" – prevista da un articolo 44 tutto dedicato agli svantaggiati – deve essere una impossibilità di fatto, legata alla reale condizione del minore, tant’è che il legislatore l’ha inserita tra i casi di abbandono, di morte di madre e padre, di debolezza psicofisica e sociale del minore. Melita Cavallo, invece, la interpreta col fatto che la bambina in questione ha già una mamma, quindi oggettivamente... è impossibile darla in affidamento preadottivo! Ma l’avere già la propria mamma è un impedimento giuridico all’adozione, un divieto. E di un divieto non si può fare un permesso.

Qual è lo scenario, ora?
Innanzitutto il pubblico ministero può appellarsi e fare ricorso, quindi nulla è ancor detto. Il rischio altrimenti, se passasse questa linea, è che allora tutti i minori, in qualsiasi condizione, potrebbero essere adottati: basterebbe dire che si è "constatata l’impossibilità di affidamento preadottivo", magari proprio perché ha già mamma e papà. Si afferma che lo si fa "per l’interesse del fanciullo", come si è detto nel caso della bambina romana, e tutto diventa lecito. La cosa è grave perché invece la legge pensata dal Parlamento voleva essere restrittiva, circoscriveva il campo, a garanzia dei minori più sfortunati.

La sentenza romana rileva però che la legge così com’è contrasta con alcuni pronunciamenti della Corte europea dei Diritti dell’uomo e con la nostra Costituzione.
Può accadere che in una legge si ravvisi un vizio nella legittimità costituzionale. In questo caso un giudice deve rivolgersi alla Corte Costituzionale e sollevare il caso nella sede preposta, non costruirsi nuove soluzioni di sua invenzione.

Sempre più spesso oggi succede che si decide di trasgredire le leggi, tanto poi arriverà una "sanatoria"...
Nonostante il divieto di fecondazione artificiale eterologa le due donne hanno proceduto andando all’estero, hanno cioè creato una situazione di fatto. Alla quale poi si vorrebbe adeguare il diritto.

Perché tutto questo avviene?
Assistiamo progressivamente a un’assoluta privatizzazione di tutti i rapporti di famiglia, all’indebolimento di un interesse pubblico, lo Stato sempre più dice "fate come vi pare", ma così paradossalmente vengono meno le garanzie alle parti più deboli. E poi c’è l’ansia di legiferare da parte di chi è preposto ad altro.

martedì 9 luglio 2013

Femminismo e gender si incontrano

http://www.uomini3000.it/399.htm

Il testo che qui di seguito riportiamo veniva presentato, nel sito da cui è tratto, come una sintesi della presentazione dell'allora Cardinale Joseph Ratzinger al volume di Michel Schooyans: "Nuovo disordine mondiale", (Collana Problemi e dibattiti 48), Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo 2000.
In data attuale (10 Marzo 2006) sembrano scomparsi sul sito gli originali riferimenti a Joseph Ratzinger (nel frattempo diventato Papa Benedetto XVI) come autore del documento in questione, nonché sono state tolte alcune parti originariamente presenti nel testo (nella fattispecie tutta la prima parte da "Globalizzazione e nuovo ordine mondiale" fino al paragrafo "In nome dell'interesse superiore" compreso - i motivi di tale rimozione ci sono del tutto ignoti).
Qui su U3000 viene riportato fedelmente l'intero, interessantissimo testo originale.


da:
http://www.internetsv.info/Global4.html

L'IDEOLOGIA FEMMINISTA

 







Globalizzazione e nuovo ordine mondiale


Un nuovo ordine mondiale?
Una vibrante denuncia quella del professor Michel Schooyans: il nuovo ordine mondiale è una grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità. Nel suo libro Nuovo disordine mondiale i nomi, i programmi, gli argomenti del mondo che verrà, senza piú poveri né malati: moriranno prima!


Fin dagli inizi dell’illuminismo, la fede nel progresso ha sempre messo da parte l’escatologia cristiana, finendo di fatto per sostituirla completamente. La promessa di felicità non è piú legata all’aldilà, ma a questo mondo. Nel XIX secolo, la fede nel progresso era ancora un generico ottimismo che si aspettava dalla marcia trionfale delle scienze un progressivo miglioramento della condizione del mondo e l’approssimarsi, sempre piú incalzante, di una specie di paradiso; nel XX secolo, questa stessa fede ha assunto una connotazione politica. Da una parte, ci sono stati i sistemi di orientamento marxista che promettevano all’uomo di raggiungere il regno desiderato tramite la politica proposta dalla loro ideologia: un tentativo che è fallito in maniera clamorosa.
Dall’altra, ci sono i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera piú o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali. Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre piú definita, che va sotto il nome di "Nuovo ordine mondiale". Trovano espressione sempre piú evidente nell’ONU e nelle sue conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che, nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo. Una filosofia di questo tipo non ha piú la carica utopica che caratterizzava il sogno marxista; essa è al contrario molto realistica, in quanto fissa i limiti del benessere, ricercato a partire dai limiti dei mezzi disponibili per raggiungerlo e raccomanda, per esempio, senza per questo cercare di giustificarsi, di non preoccuparsi della cura di coloro che non sono piú produttivi o che non possono piú sperare in una determinata qualità della vita.
Questa filosofia, inoltre, non si aspetta piú che gli uomini, abituatisi oramai alla ricchezza e al benessere, siano pronti a fare i sacrifici necessari per raggiungere un benessere generale, bensí propone delle strategie per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, affinché non venga intaccata la pretesa felicità che taluni hanno raggiunto. La peculiarità di questa nuova antropologia, che dovrebbe costituire la base del Nuovo ordine mondiale, diventa palese soprattutto nell’immagine della donna, nell’ideologia del «Women’s empowerment», nata dalla conferenza di Pechino. Scopo di questa ideologia è l’autorealizzazione della donna: principali ostacoli che si frappongono tra lei e la sua autorealizzazione sono però la famiglia e la maternità.
Per questo, la donna deve essere liberata, in modo particolare, da ciò che la caratterizza, vale a dire dalla sua specificità femminile. Quest’ultima viene chiamata ad annullarsi di fronte ad una «gender equity and equality», di fronte ad un essere umano indistinto ed uniforme, nella vita del quale la sessualità non ha altro senso se non quello di una droga voluttuosa, di cui si può far uso senza alcun criterio. Nella paura della maternità che si è impadronita di una gran parte dei nostri contemporanei entra sicuramente in gioco anche qualcosa di ancor piú profondo: l’altro è sempre, in fin dei conti, un antagonista che ci priva di una parte di vita, una minaccia per il nostro io e per il nostro libero sviluppo. Al giorno d’oggi, non esiste piú una «filosofia dell’amore» bensí solamente una filosofia dell’egoismo.

Nuovo disordine mondiale
La legittimità della protesta antiglobalista
Il fatto che ognuno di noi possa arricchirsi semplicemente nel dono di se stesso, che possa ritrovarsi proprio a partire dall’altro e attraverso l’essere-per-l’altro, tutto ciò viene rifiutato come un’illusione idealista. È proprio in questo che l’uomo viene ingannato. In effetti, nel momento in cui gli viene sconsigliato di amare, gli viene sconsigliato, in ultima analisi, di essere uomo.
C’è qualcuno che sta progettando un sistema rigido e inattaccabile per governare lo sviluppo del mondo. Organismi internazionali dall’indiscutibile autorità (Organizzazione Mondiale della Sanità, Banca Mondiale, Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, UNICEF e altri) hanno messo a punto un nuovo paradigma che misura il valore delle persone in anni di aspettativa di vita, invalidità, morbilità al fine di valutare le priorità e mettere in atto, oppure no, i piani di aiuto in tutto il mondo. Applicando questi "nuovi criteri" si scopre che tutto diventa uno questione di costo-rischio-beneficio. Perciò, chi è povero e malato riceverà meno aiuti; chi è ricco e sano riceverà maggiori cure. Per questo motivo, a questo punto dello sviluppo della nuova immagine di un mondo nuovo, il cristiano - non solo lui, ma comunque lui prima di altri - ha il dovere di protestare e di denunciare coraggiosamente la “grande trappola” per i poveri del mondo e la nuova schiavitú al servizio degli imperativi della mondializzazione e della globalizzazione.

La concezione dei diritti dell’uomo che caratterizza l’epoca moderna, e che è cosí importante e cosí positiva sotto numerosi aspetti, risente sin dalla sua nascita del fatto di essere fondata unicamente sull’uomo e di conseguenza sulla sua capacità e volontà di far sí che questi diritti vengano universalmente riconosciuti. All’inizio, il riflesso della luminosa immagine cristiana dell’uomo ha protetto l’universalità dei diritti; ora, man mano che questa immagine viene meno, nascono nuovi interrogativi. Come possono essere rispettati e promossi i diritti dei piú poveri quando il nostro concetto di uomo si fonda cosí spesso, come dice l’autore, «sulla gelosia, l’angoscia, la paura e persino l’odio»? Come può un’ideologia lugubre, che raccomanda la sterilizzazione, l’aborto, la contraccezione sistematica e persino l’eutanasia come prezzo di un pansessualismo sfrenato, restituire agli uomini la gioia di vivere e la gioia di amare.

È a questo punto che deve emergere chiaramente ciò che di positivo il cristiano può offrire nella lotta per la storia futura. Non è infatti sufficiente che egli opponga l’escatologia all’ideologia che è alla base delle costruzioni «postmoderne» dell’avvenire. È ovvio che deve fare anche questo, e deve farlo in maniera risoluta: a questo riguardo, infatti, la voce dei cristiani si è fatta negli ultimi decenni sicuramente troppo debole e troppo timida. L’uomo, nella sua vita terrena, è «una canna al vento» che rimane priva di significato se distoglie lo sguardo dalla vita eterna. Lo stesso vale per la storia nel complesso. In questo senso, il richiamo alla vita eterna, se fatto in maniera corretta, non si presenta mai come una fuga.
Esso dà semplicemente all’esistenza terrena la sua responsabilità, la sua grandezza e la sua dignità. Tuttavia, queste ripercussioni sul «significato della vita terrena» devono essere articolate. È chiaro che la storia non deve mai essere semplicemente ridotta al silenzio: non è possibile, non è permesso ridurre al silenzio la libertà, è l’illusione delle utopie. Non si possono imporre al domani modelli di oggi, che domani saranno i modelli di ieri. È tuttavia necessario gettare le basi di un cammino verso il futuro, di un superamento comune delle nuove sfide lanciate dalla storia, sulla base di un contenuto concreto, politicamente realistico e realizzabile, all’idea, cosí spesso espressa dal Papa, di una «civiltà dell’amore».

Non dimenticare il passato
È triste constatare che il disprezzo della vita umana è una costante nella storia dell’umanità, anche recente.

La storia
La storia ci insegna che i casi di sterminio, di genocidio, d’infanticidio, di abbandono di bambini, ecc. sono per cosí dire ricorrenti nei secoli. Lo stesso Antico Testamento comprende racconti di massacri che ci lasciano sconcertati. L’origine di questi comportamenti è indubbiamente da ricercarsi nell’aggressività che cova nel cuore dell’uomo, cui va però aggiunta anche la tendenza a trovare un «capro espiatorio», vale a dire a scaricare sugli altri la responsabilità delle nostre disgrazie. Con l’avvento dell’industria sono nate nuove forme di sprezzo della vita umana. Leone XIII ha denunciato la mancanza di rispetto dei datori di lavoro nei confronti della vita degli operai, le condizioni di lavoro non sicure, le condizioni di vita insalubri e, soprattutto, la violenza delle strutture della società industriale. Questa violenza, ricorda Leone XIII, trova spiegazione nel fascino esercitato dal guadagno, che spinge a sfruttare al massimo i lavoratori.
Facendo eco alla Rerum novarum, numerosi testi pontifici successivi, in modo particolare Sollicitudo rei socialis e Centesimus annus, hanno dimostrato che queste critiche sono sempre attuali. Nel corso del XX secolo, il disprezzo della vita umana si è tradotto in regimi politici particolarmente efferati. Basti pensare al comunismo sovietico! Come dimenticare che proprio questo regime, prima nell’Unione Sovietica e poi in Cina, ha legalizzato l’aborto, presentando il controllo della popolazione come un’esigenza della pianificazione imperativa della produzione? E inoltre, come dimenticare che in nome della medesima ideologia popolazioni intere, in particolare contadine, sono state massacrate? E cosa dire del fascismo, che ha ridotto l’uomo ad un semplice «membro» anonimo nel «corpo» dello Stato? Come cancellare il ricordo del nazismo che, non contento di aver diffuso la sterilizzazione e l’eutanasia e dopo aver incoraggiato esperimenti medici crudeli, ha sterminato milioni di innocenti per motivazioni razziali, filosofiche o religiose? Il quasi totale black-out che ha avvolto il cinquantesimo anniversario del processo di Norimberga (1946) mette in evidenza l’imbarazzo nel quale la commemorazione di questo evento avrebbe gettato gli ambienti contrari alla vita.

Il passato recente
I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki del 1945 e le «giustificazioni» addotte in seguito per tentare di scusarli, hanno contribuito a insinuare nell’opinione pubblica e in quella di taluni dirigenti l’idea che, nella guerra moderna, la distruzione in massa di popolazioni innocenti non debba porre particolari problemi morali. Il piú forte, per il solo fatto di disporre di mezzi di distruzione decisamente superiori a quelli degli altri, si sente giustificato ad utilizzarli in maniera smisurata e impudente. La guerra del Golfo (1991) ha confermato questo indurimento di posizioni. Il fatto che si siano registrate perdite umane relativamente basse sul fronte dei vincitori e invece abbastanza elevate sul fronte dei vinti, sia tra i militari sia tra i civili, è stato considerato non solo «normale», ma addirittura motivo di vanto. L’industria di morte non è mai stata cosí prospera come in questi tempi. Si rivaleggia in ingegnosità quando si tratta di preparare l’eliminazione di massa o addirittura lo sterminio del genere umano. Questa macabra ingegnosità riserva tuttavia delle sorprese: il costo della rimozione delle mine antiuomo sarebbe dieci volte superiore al costo della loro posa. La società moderna crede di aver chiuso i conti con il comunismo, il fascismo, il nazismo, ma non ha estirpato dalla nostra mentalità l’aspetto piú perverso di queste ideologie: l’ossessione della morte.
Di fatto, le ideologie di morte sono tornate ad essere attuali; non solo, tendono a diventare sempre piú sofisticate. Dopo la caduta del fascismo e del nazismo nel 1945 e nonostante l’implosione del comunismo sovietico, lo spettro della guerra totale incombe ancora sul mondo. Alla base delle relazioni internazionali c’è sempre l’idea che la guerra non è solo una questione militare; essa si combatte ovunque, con tutti i mezzi e in tutti i campi. Per questo motivo, pur continuando a produrre armamenti classici, la società contemporanea vede nascere nuove «indicazioni» ideologiche «che legittimano» i comportamenti che vanno contro la vita. Nel suo seno si moltiplicano i mezzi per sopprimere la vita o per impedirne il concepimento. I nuovi mezzi vengono messi a punto per la maggior parte in laboratori, per poi essere utilizzati in ambulatori, cliniche ed ospedali. I regimi totalitari contemporanei hanno fatto ricorso a validi metodi di condizionamento mentale degli individui e dei gruppi. Essi si sono frequentemente serviti della menzogna per ottimizzare gli effetti della violenza. Queste tecniche di lavaggio del cervello sono diventate sempre piú efficaci grazie, in modo particolare, alla complicità di taluni psichiatri. L’adozione di questi metodi ha spesso portato all’indebolimento o addirittura all’inibizione, sia nei singoli che nelle società, della capacità di giudicare in maniera personale e di decidere liberamente.

L’efficacia di questi metodi risulta evidente anche nel ruolo che assumono i media. Questi non hanno soltanto la facoltà di selezionare o di «giocare» con l’informazione; essi dispongono anche dei mezzi necessari per condizionare l’opinione pubblica inculcando nella testa di lettori ed ascoltatori menzogne che vengono recepite senza discernimento. È risaputo che i media, servendosi di questi metodi di condizionamento, hanno contribuito a far accettare a un’opinione pubblica troppo facilmente manipolabile pratiche che vanno contro la vita. Nei mass media, e persino nelle pubblicazioni scientifiche, vengono utilizzate tattiche per trarre in inganno l’opinione pubblica, condizionare i governanti, manipolare gli animi. La menzogna fa oramai parte degli “aiuti per decidere”.
All’origine di questo disprezzo per la vita troviamo infine, e lo diciamo con rammarico, il silenzio, la rinuncia a lottare, addirittura la connivenza di alcuni teologi e pastori. In occasione di campagne ostili alla vita, taluni sono cosí spaventati da reagire come se ciò che è in gioco li interessasse a mala pena. Altri si rifugiano in acrobazie casistiche o semantiche: le loro sottili ambiguità, però, oltre ad avallare pratiche immorali, creano confusione ed errore. Capita persino che certi gruppi confessionali rinuncino a insegnare parti intere della morale. Per questo, di fronte al disprezzo di cui la vita è attualmente oggetto, i leaders spirituali hanno una forte responsabilità, o per il loro silenzio, o per la loro complicità.

In nome dell’«interesse superiore»
Étienne De Greef (1898-1961), che fu professore di psichiatria all’università di Lovanio, scriveva:
«L’interesse superiore è sufficiente per bloccare qualsiasi reazione di simpatia nei confronti delle vittime piú innocenti e degne di pietà... La nozione di interesse superiore rende immediatamente insensibili le nostre coscienze, che presentano una resistenza minima a questa anestesia. È in nome della libertà, della giustizia e della morale e persino dell’amore del prossimo che viene commessa la maggior parte dei crimini. Sappiamo oggi che un popolo civilizzato può, senza per questo temere la benché minima rimostranza seria da parte di un’altra nazione civilizzata, terrorizzare, derubare e distruggere una minoranza etnica purché gli riesca non tanto di nascondere il fatto quanto di impedire che si sentano le grida o che si percepisca la disperazione delle vittime».
E aggiungeva:
«Hitler non ha fatto altro che estremizzare le teorie della lotta per la vita, la negazione del bene e del male, il ripudio di ogni legge morale. Perché e con quale diritto scandalizzarsi di questi concetti che venivano insegnati nella maggior parte delle università occidentali»?

La coalizione ideologica del «genere»
Le ragioni abitualmente invocate per «giustificare» le pratiche che mirano al controllo della vita umana sono da ricollegare alle due ideologie che piú hanno segnato il mondo contemporaneo, quella socialista e quella liberale. Oggigiorno, però, queste due ideologie sono oggetto di una duplice reinterpretazione, che si articola attorno a due temi: il «genere» e il «nuovo paradigma». [...].
 
La rivisitazione del socialismo e del liberalismo


Parecchi temi fondamentali delle correnti ostili alla vita sono presi a prestito dall’ideologia socialista. Tra questi troviamo l’idea di «umanità generica», mutuata da Feuerbach (1804-1872). Solo il «genere umano» ha veramente importanza; il singolo non è altro che una manifestazione momentanea del genere umano, destinata alla morte.
La vita degli uomini, ivi compreso l’aspetto corporeo, dovrà pertanto essere utile all’umanità generica ed essere organizzata in funzione delle necessità della collettività: solo in essa, infatti, l’uomo «sopravvive» dopo la morte. La società felice sarà caratterizzata da una pianificazione basata sulla conoscenza scientifica dei principi che governano la materia. Gli individui saranno gli ingranaggi, ora utili, ora nocivi, della macchina sociale; dovranno essere trattati di conseguenza. Questa ideologia comporta anche un sensualismo moderato solamente dagli imperativi derivanti dalla trascendenza dell’umanità generica. Gli uomini avranno diritto al massimo piacere individuale, purché questo sia compatibile con le esigenze della specie.
Anche Marx (1818-1883) ha influenzato le correnti ostili alla vita con la sua teoria della lotta di classe. Tra i proletari e i capitalisti, i deboli e i forti, i poveri e i ricchi, la lotta, anche violenta, è inevitabile. Alla tradizione marxista si ricollega anche la reinterpretazione dell’internazionalismo. Le identità nazionali, le peculiarità regionali devono scomparire affinché possa nascere il nuovo ordine mondiale. L’influenza di Marx è evidente anche nella reinterpretazione del messianismo, in virtú del quale spetta a una minoranza cosiddetta illuminata spiegare ai comuni mortali quello che devono pensare, volere e fare. Questa minoranza illuminata è l’erede del dispotismo illuminato del XVIII secolo; ed è oramai presente nelle tecnocrazie internazionali che definiscono i programmi di cui si è parlato. Si rifà invece a Lenin (1870-1924) l’idea di una burocrazia che, debitamente inquadrata da tecnocrati illuminati, crea una rete di organizzazioni internazionali a servizio della pianificazione della vita umana.
 

 
Malthus e l’ideologia liberale
Le correnti favorevoli al controllo della vita umana devono la loro concezione utilitaristica dell’uomo anche all’ideologia liberale.Tuttavia, malgrado una parentela di fondo, questa concezione dell’uomo viene presentata in maniera diversa dall’ideologia socialista, pur arrivando a conclusioni vicine a quelle di quest’ultima. Gli argomenti addotti per «giustificare» il controllo della vita umana rivelano la costante influenza di taluni temi classici dell’ideologia liberale, che, nell’attuale riformulazione, risale, perlomeno su un punto preciso, a Platone. È infatti risaputo che il grande filosofo raccomandava uno stretto controllo quantitativo e qualitativo della popolazione. La Città doveva limitare i suoi abitanti e condurre una politica eugenetica. Malthus (1766-1834) è l’erede di questa antica tradizione, nell’ambito della quale rappresenta il piú grande teorico della sicurezza alimentare. Secondo Malthus, tra la crescita aritmetica delle risorse alimentari e la crescita geometrica della popolazione si crea necessariamente uno scarto. Si profila la penuria alimentare e, con essa, lo spettro della fame. Non bisogna quindi interferire nei meccanismi della Natura, che opera una saggia selezione «naturale». Bisogna invece lasciar agire gli elementi frenanti grazie ai quali coloro che, essendo meno dotati, sono poveri, vengono eliminati. Nell’interesse loro e della collettività, sarà inoltre necessario consigliare loro il matrimonio in tarda età e la continenza. 
Malthus contribuisce pertanto a consolidare la visione essenzialmente utilitaristica dell’uomo, che verrà sviluppata da Bentham (1748-1832). Il povero è il vinto della libera concorrenza: è in piú perché non produce o non produce abbastanza e ciononostante pretende di consumare. Il malthusianesimo si va diversificando, male correnti che si accaniscono contro la vita umana fanno sempre del suo nocciolo duro un punto di riferimento fondamentale. Da attribuire all’eredità malthusiana è anche l’idea che la povertà, come del resto la ricchezza, è un fenomeno «naturale» che non deve creare complessi né sensi di colpa: è solamente un fenomeno determinato dalle diverse attitudini degli individui.
 

Eugenetica e neomalthusianesimo

Sulla scia di Malthus, altri studiosi arriveranno a dire che la selezione dovrà essere artificiale e che saranno i medici a doversene occupare. Galton (1822-1911) sarà uno dei teorici piú influenti dell’eugenetica. Tra gli individui, esistono differenze innate considerevoli, determinate dal patrimonio genetico di ognuno. È di conseguenza inutile sperare che l’ambiente, e in modo particolare l’educazione, possano migliorare le prestazioni dei meno adatti. Per questo è necessario favorire la trasmissione della vita tra i partner piú dotati e contenerla nel caso dei meno dotati. Programmi di eugenetica di ispirazione galtoniana vengono attualmente realizzati in vari paesi. Applicati con discrezione a Singapore, sono stati per cosí dire ufficializzati nella Cina popolare, dove le coppie possono procreare seguendo delle limitazioni, che variano a seconda della «qualità» concessa ai genitori dalla burocrazia biocratica.
Tuttavia, l’odierna ideologia liberale deve molto anche alla tradizione neomalthusiana. L’uomo ha il diritto e persino il dovere di esercitare il suo controllo sulla trasmissione della vita; a questa tesi malthusiana, però, il neomalthusianesimo associa la tesi del diritto al piacere individuale. Quest’ultima trova la sua origine nella morale edonistica, vale a dire la morale che fa del piacere - in questo caso sessuale il bene supremo dell’uomo. Nelle loro manifestazioni piú radicali, le correnti femministe applicheranno alla donna la tesi neomalthusiana del diritto al piacere individuale, arrivando ad affermare che tutto ciò che può procurare questo piacere è permesso, mentre tutto ciò che lo ostacola deve essere eliminato.
È quindi evidente che la corrente neomalthusiana contribuisce fortemente a diffondere l’idea secondo la quale nell’unione coniugale è opportuno separare il piú possibile il piacere dalla procreazione. Il neomalthusianesimo induce in questo modo all’amore libero e quindi alla distruzione della famiglia. Secondo questa corrente, infatti, il matrimonio comporta un impegno di fedeltà che ipoteca la libertà totale di cui ciascun partner deve poter godere in qualunque momento e in qualunque situazione.
 

II connubio di socialismo e liberalismo

Oggi come oggi, le ideologie socialista e liberale e i fondamenti filosofici sui quali si basano continuano a fornire i principali argomenti invocati per «giustificare» il disprezzo della vita umana. Le due ideologie in questione sono addirittura coalizzate a questo scopo, il che spiega la violenza, senza precedenti nella storia, con cui ci si accanisce contro la vita umana. Altri argomenti vengono forniti da alcuni temi ricorrenti quali quello dell’internazionalismo, della lotta di classe e cosí via. Il tema dell’internazionalismo, per esempio, ricompare sotto la voce «nuovo ordine mondiale», che porta a mettere in dubbio il diritto delle nazioni di disporre di se stesse e quindi della loro sovranità. Questa «mondializzazione», o «globalizzazione», va di pari passo con una nuova concezione del mercato.
Quest’ultimo deve essere mondiale; tutto deve essergli subordinato, la politica come la produzione. In una simile concezione di mercato, gli individui si vedono attribuire una semplice funzione. La lotta di classe si ritrova sotto forma di opposizione tra forti e deboli, produttivi e non produttivi, sani e malati, ricchi e poveri, Nord e Sud. La penuria, inizialmente presentata come riguardante le risorse alimentari, viene ora generalizzata a tutte le risorse e all’ambiente in generale. È chiaro che una simile lettura della situazione conduce inevitabilmente a una ridefinizione, a vantaggio di pochi privilegiati, del diritto allo spazio vitale. Il messianismo professato da una minoranza «illuminata» viene rivendicato da una nuova casta di funzionari internazionali, i quali, a proposito di problemi di vitale importanza, assicurano di possedere un sapere inaccessibile ai piú.
L’idea neomalthusiana del diritto degli individui al piacere viene ampliata, diffusa ed esportata nei paesi poveri, dove serve innanzitutto a nascondere le motivazioni inconfessabili che spingono i ricchi a voler controllare la vita dei poveri. Il tema dell’umanità generica, che aveva già dimostrato la sua efficacia nei sistemi razzisti e segregazionisti, ricompare nell’ambito delle nuove etiche riguardanti la specie umana che celano una connotazione razzista. Le tecniche biomediche attualmente disponibili permettono, a loro volta, la programmazione di un’eugenetica scientifica. Bisogna evitare che il «sangue impuro» contamini il «sangue nobile» di cui necessita la società umana. Gli individui «inferiori» devono essere esclusi dalla trasmissione della vita e né gli scienziati, né i poteri pubblici devono - viene assicurato - sottrarsi alla responsabilità che spetta loro in questo campo. Particolarmente preoccupante è l’uso perverso che può essere fatto della biologia piú all’avanguardia, che esplora il genoma umano. Abusando delle sue risorse, l’eugenetica potrà diffondersi e, con essa, anche nuovi criteri di segregazione, presentati all’occorrenza sotto il nome di «qualità della vita».

L’ideologia del «genere»
 
L’influenza congiunta della tradizione socialista e di quella liberale è particolarmente evidente nelle due principali ideologie contrarie alla vita in voga al giorno d’oggi: l’ideologia del «genere» (in inglese gender) e l’ideologia del «nuovo paradigma». Pur dovendo molto al liberalismo neomalthusiano, l’ideologia del «genere» è fortemente influenzata da Marx ed Engels. Oggigiorno essa permea la gran parte delle organizzazioni internazionali che si occupano del controllo della vita. Per quanto riguarda l’ideologia del «nuovo paradigma», anch’essa è influenzata dalla tradizione socialista. Essa rimane tuttavia piú vicina alla tradizione liberale piú pura quando presenta la salute come un prodotto a servizio del mercato.
 

Il ripristino della lotta di classe

Per Engels, l’oppressione della donna è la massima espressione della lotta di classe nella sua forma originaria. All’epoca del comunismo tribale era predominante un sistema matriarcale secondo il quale i figli appartenevano al clan della madre ed ereditavano da quest’ultima. Gli uomini, responsabili dell’aumento della produttività, accumularono beni di valore sempre crescente e fecero dei loro figli i loro eredi: nacque cosí il sistema patriarcale. Le madri furono private dei loro diritti sui figli: è la prima forma di alienazione. La nuova condizione della donna, derivata da questa situazione, rappresenta il prototipo dell’opposizione di classe. «La prima opposizione di classe che si manifesta nella storia coincide con lo sviluppo dell’antagonismo tra l’uomo e la donna nell’ambito del legame coniugale», scrive Engels. La donna è la «prima serva dell’uomo», assicura la tradizione, il che si traduce in maternità ripetute, lavori domestici, emarginazione sociale. Il padre di famiglia vuole dare in eredità ai figli la sua proprietà privata.
Secondo Marx ed Engels, il comunismo porterà a un superamento di questa situazione: l’uomo e la donna saranno uguali nel senso che entrambi avranno lo stesso status di lavoratori all’interno della società di cui saranno una funzione. Piú precisamente, la donna, liberata da tutte le «schiavitú» familiari, materne e domestiche potrà contribuire alla produzione industriale. Se sarà necessario, gli impegni domestici e familiari che la donna portava a termine nella sfera privata della famiglia saranno innalzati al rango di «produzione» nella e per la società. I figli, legittimi o naturali, beneficeranno dell’educazione data dalla società.
Ne deriva, per la donna, un duplice «beneficio»: da un lato potrà fornire il suo contributo all’industria in qualità di lavoratrice, dall’altro potrà cambiare partner sessuali a suo piacimento, in quanto la società sarà pronta a farsi carico dell’eventuale prole nata da queste varie relazioni. n sintesi, la prima divisione del lavoro è quella che si origina tra l’uomo e la donna a causa dei figli. L’antagonismo tra i due è il primo antagonismo che appare nella storia; esso si manifesta nel matrimonio monogamico e nell’oppressione esercitata dall’uomo sulla donna. Il comunismo risolverà questa situazione permettendo alla donna di essere operaia, facendo scomparire il matrimonio monogamico, distruggendo la famiglia tradizionale, introducendo l’amore totalmente libero, enfatizzando l’uguaglianza tra l’uomo e la donna a tal punto da considerarli intercambiabili.
A partire dalla rivoluzione d’ottobre del 1917, in Unione Sovietica verranno adottati numerosi provvedimenti in questo senso: essi figureranno nel codice del 1926. L’ideologia del genere, pur sottolineando il riferimento al liberalismo, conduce in realtà a questo progetto. La famiglia deve scomparire, dal momento che essa non è luogo di complementarità bensí di opposizione. Con lei scompariranno le relazioni di parentela, di maternità, di paternità. L’uomo sarà ridotto alla condizione di individuo, momento effimero sia dello Stato che del mercato.
 

L’influenza dello strutturalismo
 
Una corrente femminista molto attiva, che sviluppa l’ideologia del gender, riprende queste tematiche presenti in Marx ed Engels. Essa distingue tra le differenze sessuali biologiche (sesso) da una parte e i ruoli attribuiti dalla società all’uomo e alla donna (genere, gender) dall’altra. Secondo questa corrente, le differenze tra i «generi» umani non sono naturali, bensí compaiono nel corso della storia e vengono create dalla società: sono quindi culturali.
In questo modo di pensare si avverte chiaramente l’influenza dello strutturalismo francese. Secondo gli ideologi del gender non è piú possibile parlare di una natura umana. D’ora innanzi l’uomo è oggetto di scienza; è una struttura, un insieme di «elementi tali che la modifica d’uno qualunque di loro comporta la modifica di tutti gli altri». In quanto struttura, l’uomo evolve e questa evoluzione permette d’altronde di risalire alle radici profonde dell’uomo stesso: alle forme di vita animale e vegetale e, in ultima analisi, alla materia. Da qui il rinnovato interesse degli ideologi del genere per l’evoluzionismo di Darwin e per l’etologia, che si propone di spiegare i comportamenti umani alla luce di quelli animali.
Ora, le società umane, in costante evoluzione, si danno delle regole di funzionamento, dei codici di comunicazione, delle regole di condotta che vanno generalmente sotto il nome di cultura. La cultura, con le regole che comporta, è quindi in costante evoluzione. L’uomo stesso è inserito in una struttura globale, economica e sociale, che spetta a lui rivoluzionare. Deve modificare le regole di comportamento ereditate da strutture anteriori, necessariamente arcaiche. Come vedremo, queste tesi strutturaliste aumenteranno l’influenza di Marx ed Engels sulle ideologie del genere.
 

Disfare e rifare la società
Stando a queste ideologie, infatti, è necessario eliminare le differenze tra uomini e donne e spetta alla classe oppressa, vale a dire quella delle donne, fare questa rivoluzione. Secondo l’ideologia marxista, sono i proletari ad avere un ruolo capitale nella rivoluzione. Secondo l’ideologia del genere, questo ruolo spetta invece alle donne. Nella nuova dialettica d’ispirazione marxista, le donne sostituiranno i proletari: si riapproprieranno del loro corpo; controlleranno la loro fecondità e, per far ciò, utilizzeranno le nuove tecniche biomediche. Lo scopo finale cui si tende non è semplicemente l’eliminazione dei privilegi dell’uomo: è l’abolizione totale di ogni distinzione tra le classi. È chiaro, però, che questo scopo si potrà considerare raggiunto solo quando verrà abolita qualsiasi differenza tra uomini e donne. Termini come «matrimonio», «famiglia», «madre» devo no di conseguenza essere eliminati, poiché non corrispondono a nessuna delle realtà ammesse da questa ideologia; anzi, richiamano alla mente situazioni storiche superate che l’ideologia deve denunciare e distruggere.
L’ideologia del genere unisce quindi temi dell’ideologia socialista nella formulazione data da Marx e temi dell’ideologia liberale nella formulazione neomalthusiana. Prende l’avvio da una rilettura della lotta di classe, rilettura che porta a conseguenze disastrose. La prima di queste conseguenze richiama certe correnti gnostiche: dal momento che le differenze esistenti tra uomo e donna devono essere abolite, la mascolinità o la femminilità, che sono proprie di ciascun essere umano, non hanno piú nulla da esprimere riguardo alla persona. Per l’individuo, il corpo non è altro che uno strumento per provare piaceri di varia natura: eterosessualità, omosessualità, per non parlare del piacere solitario, e poi ancora contraccezione, aborto, ecc.; è cosí che l’ideologia del genere si riallaccia all’ideologia neomalthusiana di Margaret Sanger (1883-1966).
Questa ideologia porta anche al disfacimento della famiglia. Secondo questo modo di pensare, infatti, né l’eterosessualità né la procreazione ad essa legata possono pretendere di essere «naturali»: sono dei prodotti culturali «biologizzati». È la società che ha inventato i ruoli maschile e femminile e ciò che ne consegue: la famiglia. Per questo, bisogna instaurare una cultura che neghi una qualsiasi importanza alle differenze tra uomo e donna. Con l’eliminazione di queste differenze scompariranno il matrimonio, la maternità e la famiglia biologica stabile.
Questa cultura ammetterà tutti i tipi di pratica sessuale e, allo stesso tempo, respingerà qualsiasi forma di repressione sessuale. Questa ideologia incide anche sulla società, esigendo dai poteri pubblici la ristrutturazione della società stessa secondo l’ideologia del genere. Bisogna eliminare il genere, perché appartenere a un genere significa aggrapparsi a un momento sorpassato della storia, quello delle disuguaglianze e dell’oppressione. Successivamente, bisogna ricostruire la società secondo l’ideologia del genere, abolendo i ruoli che la vecchia società attribuiva rispettivamente all’uomo e alla donna.
È chiaro che ci troviamo in presenza di un progetto che si propone di sovvertire dei modelli culturali. Non si tratta semplicemente di aggiungere nuovi «diritti» e, in modo particolare, «nuovi diritti della donna». Si tratta di qualcosa di molto piú profondo: far sí che venga accettata una reinterpretazione radicalmente diversa dei diritti già esistenti.


Il genere all’ONU
 
L’ideologia del genere, sviluppatasi nell’ambito di circoli femministi radicali e divulgata tramite una miriade di organizzazioni non governative, è stata accolta con compiacimento nelle assemblee internazionali, in modo particolare al Cairo (1994) e a Pechino (1995). L’ONU stessa, e molte delle sue agenzie, si è screditata accogliendola in maniera acritica e dandole il suo appoggio. Dopo l’ONU, anche l’Unione europea l’ha fatta propria. L’influenza che l’ideologia del genere esercita a livello di queste istituzioni risulta chiara se si pensa al concetto di famiglia. Questo è stato svuotato del suo significato tradizionale, tanto da venire utilizzato indifferentemente per indicare unioni eterosessuali, omosessuali, situazioni monoparentali, ecc.
Forti sono le pressioni esercitate affinché le nuove accezioni del termine vengano incluse nel diritto. A piú di cinquant’anni dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948-1998) si cerca ancora, con vari mezzi, di adulterarne il contenuto, se non addirittura di proporne una nuova redazione. È chiaro che nell’ambito della discussione su ciò che è innato e ciò che è acquisito, su ciò che viene dalla natura e ciò che viene dalla cultura, l’ideologia del genere nega qualsiasi possibilità di esistenza all’innato e al naturale. Tra il maschile e il femminile non c’è soluzione di continuità e, tra i due, il punto mediano o equidistante è rappresentato dall’ermafroditismo. L’idea stessa di differenze naturali fa orrore, per cui queste differenze devono essere abolite. Ne risulta che non c’è nulla di piú antifemminista delle femministe radicali che vogliono eliminare la specificità femminile e ridurre ogni comportamento a dei ruoli i cui attori sarebbero intercambiabili allo stesso modo degli ingranaggi che - seguendo la metafora leninista - permettono il funzionamento di una macchina.

Gli ideologi del genere negano le evidenze piú lampanti, quali l’attrazione reciproca tra l’uomo e la donna o il fatto che la maternità umana, lungi dall’essere riducibile a una funzione biologica, rientra nella vocazione della donna e contribuisce a costruire la sua identità. C’è comunque da rilevare che la stragrande maggioranza degli uomini e delle donne non si sentono complessati per il fatto di essere diversi. pur non ignorando il peso della storia. Per di piú, è inaccettabile che l’ONU e le sue agenzie, divenute complici attive di una dittatura ideologica, si siano arrogate la competenza filosofica e morale, nonché l’autorità politica, di parteggiare per una minoranza di femministe radicali di dubbia rappresentatività contro la maggioranza delle persone di buon senso.

mercoledì 19 giugno 2013

Staminali adulte e omogenitorialità

Staminali adulte e omogenitorialità



Non servono cervelli particolarmente acuti per dire che le coppie dello stesso sesso hanno una sterilità intrinseca, eppure il desiderio di essere genitori sembra la prossima pressante rivendicazione del mondo omosessuale. In Francia, dopo l’approvazione della cosiddetta legge Toubira il dibattito si è già spostato su questa nuovo terreno di conquista. Per poter soddisfare il desiderio di genitorialità queste coppie devono far ricorso a tecniche di procreazione artificiale, quindi il presunto diritto al bambino, passa dalla più completa liberalizzazione delle tecniche di fecondazione assistita.
Oggi la realizzazione di questa vera e propria utopia si realizza attraverso la donazione di sperma nel caso di coppie lesbiche, mentre per le coppie gay occorre un utero da affittare. In entrambi i casi rimane il problema che poi questi bambini avranno sempre un padre e/o una madre naturale di cui presumibilmente non sapranno mai nulla. Ma questi sembrano  problemi di poco conto visto che, nel mondo, queste tecniche sono già una realtà diffusa, tanto che esistono vere e proprie “filiere produttive”.
Invece, la questione seria sarebbe la frustrazione che, con queste tecniche, colpisce quel partner che si ritrova a non avere alcuna parentela genetica con il bambino “fabbricato”. Così si trova scritto in un recente articolo pubblicato su “Le Figaro”, sul quale però si va ben oltre.
Il dottor Lawrence Alexander – chirurgo e presidente della DNAVision – sostiene  che “la tecnologia permetterà agli omosessuali di avere figli biologici con i geni di entrambi i partner”. Questa affermazione è suffragata dalla possibilità scientifica di produrre sperma e ovuli con le cellule staminali adulte: “è già possibile fare un piccolo topo con due padri” – scrive Alexander – “il passaggio alla razza umana di queste tecniche è solo questione di tempo”. Da parte dei promotori dell’ideologia di genere le cellule staminali adulte diventano così la dinamite con cui far saltare l’ultima barriera. L’aspetto inquietante è che l’oggetto vero di questa grande scoperta non era quello di mettersi a fabbricare bambini come Frankenstein, ma di evitare di uccidere degli embrioni per poter curare importanti malattie. Un eterogenesi dei fini veramente perversa.
L’utilizzo di cellule staminali adulte per questa finalità “procreativa” fa calare una notte buia su una sana ecologia umana, si propone una procreazione assessuata che di fatto riduce la sessualità a semplice divertissement; la separazione tra corpo sessuato, procreazione e genitorialità si compie totalmente. Così si vorrebbe realizzare quel terribile sogno di tanti fautori dell’ideologia di genere che è quello di ricreare l’uomo, di “liberarlo” da tutti i limiti e condizionamenti che la natura impone, per renderlo una specie di dio a sé stesso. Con buona pace del Creatore che, per grazia, è “lento all’ira e grande nella misericordia”, ma resta da capire fino a quando, e se, permetterà che l’uomo giochi a sostituirlo.

Dopo aver letto l'articolo,  mi ricordo di un cattolico,  il quale mi smebra avesse aveva scritto che la crisi dell'umanità è passata attraverso diverse tappe, ovvero:

Rivoluzione protestante: CHIESA NO no CRISTO SI'
Rivoluzione Francese: CRISTO no, DIO sì
Rivoluzione Darwiniana-Positivismo: DIO no, NATURA sì
Ora, una nuova rivoluzione:
NATURA NO, "IO" SI'







martedì 21 maggio 2013

Crimine demolire la famiglia - prolusioni inamidate



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Nuova prolusione del card. Bagnasco, su temi cari alla comunità cattolica e cristiana: famiglia, vita, eutanasia, anche con citazioni giuridiche su recenti raccomandazioni della corte di Strasburgo sui diritti dell’uomo, sui movimenti per la vita
Cito da “TEMPI”che titola:
«La famiglia è un bene universale, umiliarla o indebolirla con surrogati è un crimine»
 e da “AVVENIRE”
che titola: “Crimine demolire la famiglia”

Così, ha proseguito Bagnasco «la famiglia – patrimonio incomparabile dell’umanità – che ancora una volta ha dato prova di sé rivelandosi il primo e principale presidio non solo della vita, ma anche di energie morali e di tenuta sociale ed economica: fino a quando potrà resistere senza politiche  consistenti, incisive e immediate? Essa è un bene universale e demolirla è un crimine; affonda le sue radici nell’essere dell’uomo e della donna, e i figli sono soggetto di diritto da cui nessuno può prescindere. La famiglia non può essere umiliata e indebolita da rappresentazioni similari che in modo felpato costituiscono un vulnus progressivo alla sua specifica identità, e che non sono necessarie per tutelare diritti individuali in larga misura già garantiti dall’ordinamento. ».

Altri temi citati dal card. Bagnasco (riportati da Avvenire) sono: l’eugenetica, la sperimentazione embrionale, il gioco d’azzardo. Politically correct, non poteva mancare la violenza sulla donne.
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Come nella scorsa prolusione (qui), tra i temi ne manca uno, fondamentale,  che potrebbe fornire una spiegazione alternativa alla attuale crisi della famiglia. E'un tema mancante, ora come allora.  http://comeulisse.blogspot.it/2013/01/io-non-ho-perdonato.html L'attenzione dei cattolici è tutta verso  il modernismo francese e sul cosiddetto "matrimonio omosessuale".

Due considerazioni. 
La prima è constatare che l'apparato ecclesiastico continua a compiere l’errore di non comprendere i meccanismi giuridici (e le prassi) delle separazioni coniugali tra le cause primarie che minano oggi la famiglia, forse con la presunzione e la convinzione che il fenomeno delle separazioni sia frutto di una “scelta” dei cristiani adulti, che siano un prodotto della superficialità o della noncuranza dei genitori! O che esse siano statisticamente poco rappresentative, rispetto ad altri fattori "disgreganti".

La realtà delle cose dimostra che i sistemi giuridici con cui vengono celebrate le separazioni coniugali sono una frode, scientifica e giuridica. I sistemi giuridici attuali si rivelano un crimine verso i diritti dell'uomo (sentenza corte Strasburgo) 
La realtà delle cose dimostra che per i figli degli italiani e per  la maggior parte dei padri italiani le separazioni sono subìte e diventano una condanna a una vita affettivamente meno ricca, economicamente più precaria, giuridicamente ingiusta. 

Non aprire gli occhi di fronte a 90000 casi annui di separazione (con una media di 1.4 figli per coppia si giunge a 120000 bambini che vengono coinvolti nella macchina delle separazioni) significa negare la realtà di 12000 figli italiani privati di un genitore in vita. Significa autorizzare che si continuino a perpetrare le ingiustizie. O i crimini, come riconosciuto anche dalla stessa corte di Strasburgo (che Bagnasco cita, ma per altro), che nel 2013 ha condannato proprio il “modus operandi” italiano nelle separazioni coniugali (sentenza corte Strasburgo).  
Un modus operandi che genera figli orfani di genitori in vita (specie di padri in vita).





La seconda è constatare che l'approccio italiano alla famiglia, rispetto a quanto accade oltralpe, è ancora molto "inamidato", per usare un'espressione di Papa Bergoglio. I toni sono diversi.
Un esempio? Mons. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi, presidente della Conferenza episcopale francese, alla festa dell’Assunta del 2012 formulò la seguente preghiera::

"Per i bambini e i giovani; che tutti aiutiamo ciascuno a scoprire il proprio cammino per progredire verso la felicità; che cessino di essere oggetto dei desideri e dei conflitti degli adulti per godere pienamente dell'amore di un padre e di una madre".(riferimento web)

 In Italia chi pronuncerà per primo queste parole sarà scomunicato dalla totalità dei benpensanti della Politica, ministero delle “pari opportunità” in testa, inzuppata di ideologia, femminismo, luoghi comuni.

Pronunciarle è un rischio. Come scrive Michel Schooyans:
“La Chiesa deve diventare un elemento di disturbo con le sue parole profetiche nei confronti della società. Essa deve costantemente vigilare affinché il messaggio sociale non venga manipolato o strumentalizzato a favore di qualsiasi ideologia”.

Certo, dire certe frasi sulle separazioni coniugali italiane e sui conflitti strumentali mossi per escludere uno dei genitori dalla cura filiale è difficile. Si stenta proprio a far uscire la voce.

Come scrive Schooyans (p.159 “Gli Idoli della Modernità” ed. ESD):
«Il parlare di di queste cose è percepito come qualcosa di sconveniente perché vi sono alcuni tra i presenti tra gli amici, all’interno della famiglia, nel pubblico, nell’assemblea domenicale che sono personalmente e direttamente coinvolti in queste politiche. Ne consegue che si ricorre a un linguaggio “preconfezionato” e così i cristiani invece che testimoniare con coraggio il loro amore per la vita, si ritrovano paralizzati.»

Certo, Schooyans è lontano, sia fisicamente sia nel pensiero.  Per molti è più comodo  essere cristiani “inamidati”, con buona pace di papa Bergoglio.

venerdì 26 aprile 2013

Coppie omosessuali e eterosessuali spiegate a mio figlio



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(un reply a un post apparso su internet al sito:  http://costanzamiriano.com/2013/04/26/le-nozze-omosessuali-spiegate-ai-miei-figli-eta-media-9-anni/)

Caro figliolo, come sai nella casa in cui trascorri sì e no due giorni a settimana non si parla male delle persone. Non ne abbiamo il tempo. Il fine settimana (alterno) non si parla male di nessuno, ma si vive nella gioia. Chi ha fatto stupidaggini e ha preso decisioni che hanno condizionato la vita propria e altrui, si è già condannato/a da sé. Le conseguenze per sé e, pessime,  per gli altri sono una croce da portare ogni giorno, con dignità. Sopporta con dignità anche l’ipocrisia degli altri.

C’è un solo caso in cui del male degli altri bisogna proprio per forza parlare, anche a costo di prendere un palo in testa, ed è quando rischia di andarci di mezzo qualcuno più debole, che non può difendersi da solo.

Lo sai, che me la sono presa, di fronte a chi, negando i fatti, si occupa di altro.
Di chi filtra il moscerino e ingoia il cammello.

Quindi, di cosa facciano gli omosessuali nel privato, non mi occupo proprio, non è una cosa che mi riguarda. Non so cosa ne pensi mamma. Lo sai, non è facile ricostruire un rapporto verbale, iniziato con un processo penale a mio carico che, come sai, figliolo, ha separato me e te  per un anno e si è concluso dopo che l’ill.mo sig. Giudice del Foro si è accorta di “Non essere competente” e ha chiuso il fascicolo. E dopo quell’altro procedimento penale poi archiviato. Non so cosa lei ne pensi, ma proprio non mi interessa. Molti hanno chiuso gli occhi.

No, neanche del matrimonio omosessuale, proprio non mi interesso.
Farei il gioco di chi ha tutto l'interesse acchè, di quello eterosessuale, non se ne parli.
Il problema che mi preoccupa tanto però è quello dei bambini e delle famiglie. Io credo che le leggi, come vietano alle persone di ammazzare, rubare, ma anche di parcheggiare sulle strisce pedonali o mettere la musica altissima alle tre di notte, cioè di fare quello che può danneggiare gli altri, debbano impedire assolutamente che si alzi la mannaia contro l’innocente. Che si lasci in mutande (in senso figurato) chi non ha colpe alcune, se non il fatto di aver subito una separazione. Che si imponga specialmente, a te e a tanti altri bambini, di vivere in modo disequilibrato il rapporto con i genitori. Lo sai, figliolo, che ogni giorno in Italia 250 genitori si separano? E che circa 350 bambini al giorno rimarranno orfani di padri in vita? Fai il conto, ora che sei alle elementari: 90.000 separazioni all'anno e 1,4 figli per coppia. Calcola: 90.000 diviso 365 giorni per 1.4, fa circa 350 bambini al giorno !!

Un babbo e una mamma sono la condizione minima per i bambini per crescere bene. Riformulo il Principio: vivere metà del tempo con papà e metà con mamma è la condizione minima.
Dicono che questo principio non sia rispettato per le coppie omosessuali. Tu sai che non lo è nemmeno per le coppie eterosessuali!

A parole, ASL, NPI, Psico-astrologhe, tribunali, avvocati, esperti, familiaristi, politici confermano il principio di bigenitorialità, ma si inventano poi di tutto, pur di derogare dal Principio. Lo sai. Lo hai provato. Lo abbiamo provato. Tre perizia civili, un "supporto" all'ASL, una perizia penale. Tutti concordi a dire che tuo papà è un bravo papà e tua mamma una brava mamma. Poi, tanti dottori che studiano le teste delle persone dicono che è normale vivere di più con mamma e meno con papà. Circa l'85% contro il 15%. Ma è il mantra del momento. Poi tra qualche decennio, qualcuno suonerà un altro mantra.

A me dispiace tanto se le persone dello stesso sesso che si vogliono bene non possono avere bambini, e rispetto e capisco la loro tristezza. Sono discriminate dalla Natura.
Ma mi dispiace ancora di più quando le persone di due sessi diversi che si sono amate, che si sono volute bene, siano poste, dalla prassi, dal mantra del momento, dallo Zeitgeist, dal pregiudizio, dai tribunali, in una diversa condizione. Sono "discriminate" dal diritto.

Gli omosessuali sentono di essere discriminati. Ma anche noi eterosessuali non stiamo meglio.
Ci sono molti che sostengono il principio per cui un padre e una madre siano una condizione minima per una buna crescita di un bambino. Ma è un principio che nei fatti non è rispettato neanche per le coppie eterosessuali! Coloro che oggi si stracciano le vesti e riscoprono timidamente  la formula della famiglia tradizionale, della necessità di una padre e una madre, si sono dimenticati per anni (decenni) di difenderla. 


Oggi c’è chi si straccia le vesti, di fronte a nuove leggi di Francia o ai gaypride, pieno di indignazione. Ma chiude gli occhi di fronte alla prassi Italica, che costringe te e altri figli ad avere l'affetto di tuo padre in modo centellinato, a gocce!
Caro figliolo, abbi la forza di sostenere e sopravvivere a tanta ipocrisia! 
Vivi la Verità! La realtà avrà la meglio!