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mercoledì 16 luglio 2014
Quel pasticciaccio brutto di Forteto
Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-perche-renzi-non-chiude-il-lager-dei-bambini-9662.htm#.U8UJ1rvGl_8.twitter
Ventitrè rinvii a giudizio, un processo in corso con accuse terribili che vanno dagli abusi sessuali sui bambini allo sfruttamento minorile, malversazione e appropriazione indebita di soldi pubblici. Basterebbe anche la metà di queste nefandezze a togliere dalla circolazione i sospettati di tali crimini almeno fino al giorno in cui la magistratura ristabilisca giustizia e verità. E invece no, quello che dovrebbe essere la regola nelle procedure giudiziarie e amministrative non vale invece per la cooperativa sociale “Il Forteto”. Una comunità per minori disagiati associata a un’azienda agricola, entrambe fondate da Rodolfo Fiesoli, conosciuto come il “Profeta”, celebrato guru di teorie educative fondate sulla pedofilia e l’esercizio imposto dell’omosessualità.
Violenze e abusi sui ragazzini, irregolarità nella gestione, intimidazioni ai soci e operazioni finanziarie spericolate: per trent’anni tutto questo è andato avanti in serena e imperturbabile allegria grazie alle coperture politiche della sinistra e al padrinaggio affaristico della potente Lega delle Cooperative. Per loro “Il Forteto” rappresentava una sorta di santuario, il luogo dei miracoli dove il “Profeta” esercitava le sue magnifiche e progressive teorie di liberazione sessuale. Un esempio virtuoso di welfare d’avanguardia radicale e di sinistra Doc.
Leader di partito e nomi illustri del Pci-Ds-Pd facevano a gara a recarsi a Vicchio, nel cuore del Mugello, a visitare le mirabolanti opere del “Profeta” Fiesoli, fino a quando la magistratura non decise di andare a vedere il lato oscuro della coop, cosa realmente succedeva negli scantinati più segreti della comunità. E si trovarono a fare i conti con un inferno popolato di ossessioni sessuali, ragazzini ridotti in schiavitù, obbligo a sottostare a rapporti omosessuali e pestaggi, ma mai in volto: a scuola gli insegnanti avrebbero potuto insospettirsi. Il momento peggiore, ha raccontato agli investigatori, una delle vittime era l’essere spediti al “forno”, cioè la stanza delle punizioni, da dove spesso, provenivano le urla delle vittime. Nessuno degli altri ospiti poteva provare a difendere il malcapitato, altrimenti, sarebbe stato sicuramente il prossimo. La sveglia per i ragazzi suonava alle quattro del mattino, ogni telefonata degli stessi veniva trasmessa da un altoparlante così che potesse essere ascoltata da tutti. Insomma, un lager. Nulla a che vedere con quel paradiso tra le colline toscane che appare nelle foto.
C’è da rabbrividire a leggere i racconti messi a verbale durante gli interrogatori dei ragazzi che furono ospiti della comunità o affidati ad adulti del giro di Fiesoli. Ecco qualche stralcio. "La vita prima di tutto era lavoro, lavoro, lavoro, lavoro" (F. B., nato al “Forteto” nel ‘78). “Tante volte mi alzavo alle 4 e andavo con il mio padre affidatario invece di andare a scuola... Questo dito me lo sono smozzato a 7-8 anni, perché pigiavo i tasti della sponda di un camion che mi diceva lui di pigiare e allora mi amputai mezza falange” (M. G., nato nel 1984, arrivato al “Forteto” a 5 anni). Ancora M. G.: "Portavi la colazione a Rodolfo (Fiesoli) e... mani nelle mutande, baci sul collo anche davanti alla mia madre affidataria. Cioè, mi ci portava lei: ma lasciati andare! Rodolfo lo fa con tutti, è normale, ti leva questa materialità”. M. C., affidata a 8 anni nel 1983, racconta che il suo genitore affidatario aveva adottato una bambina down: “Era più piccola di me. Io dormivo nel letto a castello sopra e la sera, quando lui veniva a darle la buona notte, sentivo dei versi strani. Una sera mi affacciai di sotto e vidi che le aveva levato i lenzuoli e la stava masturbando”.
S. P. ricorda “il figlio di un giudice, disabile, che mangiava un mix di fieno che si dà ai ruminanti... Fiesoli gli serviva il piatto di silomais, lui lo mangiava, vomitava e si doveva rimangiare questo vomito”. Basta così. Ma è solo una piccola parte dell’infinita galleria degli orrori rimasta fino a pochi mesi fa ben nascosta grazie a complicità politiche e non solo. Poi, grazie anche alle denunce di alcuni ex soci e le truffe ai danni della Regione operate dalla cooperativa, le grida che arrivavano dal Mugello trovarono finalmente una risposta. Il caso “Forteto” si fa sentire anche a Roma: nel 2013 il governo (Letta premier) volle vederci chiaro dato che la cooperativa del “Profeta” godeva di un flusso ininterrotto di soldi pubblici (dalla Regione Toscana ai Fondi europei). Al Mugello arrivano gli ispettori ministeriali: per quasi sei mesi ascoltano i lavoratori, esaminano le carte, rifanno conti, spulciano i bilanci. Alla fine il verdetto non lascia dubbi: la cooperativa va subito commissariata e i dirigenti sostituiti. La magistratura intanto rinvia a giudizio la pattuglia dei dirigenti e lo stesso Fiesoli, già arrestato e in carcere con accuse gravissime.
Giustizia è fatta? Mica tanto, comunque solo a metà. Nonostante il rapporto che svela le magagne amministrative, il nuovo governo guidato da Renzi boccia (la notizia è di due giorni fa) la richiesta dei suoi stessi ispettori: il processo penale va avanti, ma non ci sarà alcun commissariamento, non ce n’è più bisogno. Da non credere. Una decisione davvero sorprendente che si spiega solo con una ragione: il “Profeta” conta ancora coperture politiche importanti e tanti amici a sinistra, pure nel governo del toscano Matteo Renzi. Il rottamatore, infatti, quando ancora era sindaco di Firenze ospitò Fiesoli offrendogli Palazzo Vecchio per un convegno pochi giorni prima che il guru venisse arrestato. Non solo: oggi nel governo c’è anche Giuliano Poletti, ex vicepresidente nazionale di Legacoop, la centrale delle coop rosse (tra i suoi soci c’è pure il “Forteto”) diventato ministro allo Sviluppo economico. A lui compete la vigilanza sulle attività delle cooperativa e da lui, appunto, è arrivato lo stop al commissariamento. Solo coincidenze? Nessuno ci crede: si tratta piuttosto di un’altra crudele beffa ai danni delle vittime e delle loro famiglie.
Eppure, nella relazione presentata al governo, gli ispettori avevano evidenziato gravi irregolarità nelle buste paga e nei contratti, soci costretti a «sottoscrivere inconsapevolmente strumenti finanziari», e poi «un atteggiamento discriminatorio e di mobbing verso i soci usciti dalla coop» dopo l'emergere degli scandali. Inoltre, «la coop non informa i soci lavoratori del contratto di lavoro, non consegna loro Cud e buste paga, né paga gli straordinari e il lavoro festivo». Tutto inutile, questo non basta a convincere il governo di Renzi a intervenire, anzi: il ministro Poletti fa carta straccia delle denunce, riconfermando la piena legittimità del consiglio di amministrazione ancora in carica. Adesso alcuni dipendenti del Forteto dovranno deporre al processo, ma senza un cambio del gruppo dirigente saranno certamente sotto il ricatto dei vecchi amministratori. Un colpo di spugna vergognoso quello del governo Renzi che marca la contiguità con quei settori del Pd toscano che da troppo tempo, e per motivi oscuri, fungono da garanti alle irregolarità, non solo amministrative, del “Forteto”. Una pesante cortina fumogena stesa su una storia infinita di abusi, punizioni corporali, stupri psicologici e schiavitù fisiche su bambini e adolescenti. Con i Tribunali dei minori che hanno continuato ad affidare ragazzi alla comunità-lager, infischiandosene di quel che succede.
Istrionico, imbonitore, il “Profeta” è un abile manovratore, con agganci di ferro nell’establishment di sinistra e capace di accreditarsi ovunque. Big e leader di Botteghe Oscure, presidenti di Provincia, sindaci e assessori di sinistra fanno a gara ad arrivare al Mugello per baciargli la pantofola e, pur consapevoli delle condanne per abusi a carico dei gestori, continuano a frequentare e a sponsorizzare la struttura. Se le prime condanne a carico di Fiesoli risalgono al 1985 come possiamo giustificare coloro che come Rosy Bindi, Susanna Camusso, Livia Turco, Antonio Di Pietro, Piero Fassino, tra gli altri, continuano a passare per il “Forteto” e a proteggere la dirigenza negli anni a venire? Nel gruppone dei supporter c’è anche l’attuale sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che, nonostante fosse stato difensore del Fiesoli nel processo conclusosi con una condanna per pedofilia, alla fine degli Anni '90 entrerà a far parte del comitato scientifico della Fondazione. Antonio di Pietro, invece, si distingue per aver scritto la prefazione al libro Il Forteto nel 1998 descrivendo la struttura come un vero paradiso terrestre. Un bel parterre de roi, con tutti i grandi nomi della sinistra italiana. Ma la compagnia di giro gode anche del sostegno culturale ed editoriale: tante le pubblicazioni e i libri agiografici, come quelli editi dall’importante casa editrice Il Mulino, mentre i giornali nazionali, tranne alcune eccezioni, hanno continuato fino a ieri a mantenere un silenzio vergognoso.
Il processo al “Profeta” e ai 22 kapò del suo cerchio magico è appena cominciato. I ragazzi, oggi diventati adulti, e le loro famiglie sperano che i colpevoli vengano smascherati e condannati a pagare il prezzo di quelle feroci violenze, pur sapendo che nessuna pena li potrà mi risarcire per quello che hanno subìto. Al “Forteto”, intanto, tutto procede quasi come prima: le attività agricole continuano, il sito internet dà conto delle attività in corso, offre frutta e verdura a prezzi scontati e invita i toscani a partecipare alle feste estive in programma. Nella comunità ci sono ancora tre ospiti (due minori e un ragazzo disabili) e a dirigere ci sono ancora i vecchi amministratori. Grazie al governo Renzi, al ministro Poletti che senza neppure aspettare il verdetto del processo, hanno già deciso che nell’ex lager del Mugello i conti erano a posto, gli amministratori amministravano e non c’era niente di irregolare.
Sul "caso Forteto" l'associazione "Pro Vita" ha lanciato una petizione per chiedere alle autorità di intervenire almeno per allontanare i minori e disabili ancora presenti nella struttura
martedì 4 giugno 2013
Padre non vedrà la figlia per 13 anni!
FOnte: http://www.f4e.com.au/blog/2013/04/11/dad-banned-from-seeing-child-for-13-years-because-of-malicious-mother/
The Family Court has banned the father of a five-year-old girl from seeing his daughter until she turns 18 by ruling that shared care would not work.
After a long legal battle, the court ruled it would be pointless to order shared care of the girl because the mother was determined to ignore court orders and destroy the daughter’s relationship with her father.
The court said while it was not in the best interests of the child, the only solution was to ban contact between father and daughter until she turned 18.
The case has been branded by legal experts as one of the most extreme since amendments to shared care legislation in the Family Law Act were introduced by the Howard government in 2006.
Jenni Millbank, a professor of law at the University of Technology in Sydney, says the Family Court needs to consider the relationship between the child and both parents.
“The Family Court has to consider the benefit to a child of a meaningful relationship with both parents and, if they order shared parental responsibility between the parents, they must also then consider whether or not the child would benefit from so-called equal time or, if not equal time, substantial and significant time,” she said.
But Professor Millbank says certain circumstances mean some shared care arrangements do not work.
“If a parent is violent or abusive or if they have a very serious mental illness or an addiction, if they are not able to prioritise the child’s need over their own needs or if there is such extreme conflict between the parents that the benefit of the relationship is outweighed by the destructive impact of the conflict on the child,” she said.
‘Fraught issues’
The director of Canberra law firm Farrar Gesini and Dunn, Juliette Ford, says those circumstances existed in the current case.“There are a number of extremely fraught issues between the parents,” Ms Ford said.
“There were allegations of violence between them; there are allegations of abuse in relation to the child; there is evidence of the father’s attitude towards the mother, which is negative.
“And then there is also a lot of evidence as to the mother’s attitude towards the father, which is also negative.”
“The courts have been very careful not to in any way be seen to be complementing, congratulating or condoning the actions and attitudes of each of the parents, and this isn’t a case where one should see that the mother has been vindicated in her actions.
“The court has very much made a decision as to what’s in the interests of this little five-year-old notwithstanding the actions of her mother in this particular case.”
Professor Millbank says the case should not set an unwanted precedent for shared care.
She says it just confirms that the case in question was extreme.
“As Tolstoy says, every family is unhappy in its own special way,” Professor Millbank said.
“So there’s no such thing really as the death of shared care or a precedent that binds other cases. This sounds like a very extreme and unusual sets of facts and so you’re going to get an unusual judgment.
“I think it’s very clear that the shared care legislation has set down a pattern of much more shared care. So you can’t just say because it didn’t happen in this one case that the quotes about the death of shared care, I thought, were just a bit extreme.”
High-stakes game
Professor Millbank says parents who simply refuse to deal with each other are playing a high-stakes game.“There is absolutely that question of kind of thwarting the relationship but that is also a consideration in the legislation,” she said.
“The court has to consider the willingness of each parent to facilitate the relationship of the child with the other parent or with other important people.
“So if you just say ‘it’s over and I hate him now so I don’t want the child to see him’, then one of the possible outcomes is the child will actually go into the primary care of the other parent.”
Ms Ford says the laws have mostly had a positive impact.
“What’s happened since those amendments is there’s been a greater number of cases where people have been spending more time with their children,” she said.
“Some can see that as being a good thing. Some may point to some decisions where that necessarily hasn’t been a good thing.
“But what it has caused people to think about is well, my actions and who I am as a person is going to have some relevance towards what orders somebody makes which is in the best interests of my child and it’s not about me and what my rights are, it’s about what’s appropriate for my children.
“That’s really what this case struggled with.”
domenica 19 maggio 2013
Madre getta dal terzo piano i suoi bambini «L'ho fatto per il loro bene». Arrestata - Milano
Madre getta dal terzo piano i suoi bambini «L'ho fatto per il loro bene». Arrestata - Milano

Tragedia familiare sabato poco dopo mezzogiorno a Busto Arsizio: una madre 42enne, S. B., ha gettato i suoi due figli di 6 e di 3 anni dal balcone di casa, situato al terzo piano, con affaccio sul cortile interno. I piccoli hanno compiuto un volo di oltre 7 metri e sono atterrati su un tavolino sul terrazzo dei vicini del primo piano, che hanno chiamato l'ambulanza. Il bimbo di 6 anni ha riportato una frattura occipitale e una lesione a una vertebra, ed è stato ricoverato a Legnano. La bambina di 3 anni ha riportato una frattura al torace con versamento di sangue nel polmone, e si trova nell'ospedale di Busto Arsizio. Per entrambi la prognosi è riservata, ma non sarebbero in pericolo di vita. I medici sono ottimisti, in quanto la frattura alla vertebra del maschietto non avrebbe leso il midollo spinale; speranze anche per la bambina. Forse la presenza del tavolino in plastica proprio in quel punto ha in qualche modo miracolosamente attutito gli effetti della caduta di almeno uno dei due piccoli.
FERMATA - La madre è stata subito fermata. Italiana, sposata con un professionista, era stata in cura per disturbi legati alla depressione e solo una settimana fa era stata dimessa, dopo un mese di ricovero, dal reparto psichiatrico dell'ospedale di Busto Arsizio. Era in cura con psicofarmaci. La donna ha lanciato dal balcone prima la bambina e poi, a distanza di pochi istanti, anche il figlio maggiore: il vicino del primo piano ha visto precipitare la piccola, ha chiamato l'ambulanza e proprio in quell'istante ha visto cadere anche il fratellino. Una vicina ha raccontato che sentiva spesso la donna urlare contro i figli. Al momento del fatto il marito era uscito per fare la spesa. In casa c'era l'anziana madre della donna, che però in quel momento era impegnata a cucinare.
«PER IL LORO BENE» - La madre dei due bambini ha confessato di aver gettato i figli dal balcone. «L'ho fatto per il loro bene»: questa la frase che avrebbe detto al pm di Busto Arsizio, Mirko Monti, che l'ha interrogata. Ha anche raccontato che da tempo meditava questo gesto. Il magistrato ha convalidato l'arresto per duplice tentato omicidio. La donna è ora agli arresti domiciliari presso il reparto psichiatrico dell'ospedale di Busto Arsizio, lo stesso reparto dal quale era stata dimessa l'11 maggio scorso.
LA VICINA - «Pensava che i suoi figli non avessero un futuro, così mi ha detto». È la testimonianza raccolta da TgCom24 di una vicina di casa della donna. La testimone ha spiegato di essere andata in casa da lei subito dopo il fatto e fino all'arrivo del marito che, avvisato al telefono della tragedia, è corso immediatamente a casa. «Lei - racconta la testimone - pensa sempre che nessuno le voglia bene e via dicendo, le solite cose che dicono le persone. Ha cominciato a pensare così dopo la seconda gravidanza. Io continuavo a chiederle "Perché l'hai fatto, i bambini non c'entrano niente", e lei non rispondeva, sembrava in trance».
Tragedia familiare sabato poco dopo mezzogiorno a Busto Arsizio: una madre 42enne, S. B., ha gettato i suoi due figli di 6 e di 3 anni dal balcone di casa, situato al terzo piano, con affaccio sul cortile interno. I piccoli hanno compiuto un volo di oltre 7 metri e sono atterrati su un tavolino sul terrazzo dei vicini del primo piano, che hanno chiamato l'ambulanza. Il bimbo di 6 anni ha riportato una frattura occipitale e una lesione a una vertebra, ed è stato ricoverato a Legnano. La bambina di 3 anni ha riportato una frattura al torace con versamento di sangue nel polmone, e si trova nell'ospedale di Busto Arsizio. Per entrambi la prognosi è riservata, ma non sarebbero in pericolo di vita. I medici sono ottimisti, in quanto la frattura alla vertebra del maschietto non avrebbe leso il midollo spinale; speranze anche per la bambina. Forse la presenza del tavolino in plastica proprio in quel punto ha in qualche modo miracolosamente attutito gli effetti della caduta di almeno uno dei due piccoli.
FERMATA - La madre è stata subito fermata. Italiana, sposata con un professionista, era stata in cura per disturbi legati alla depressione e solo una settimana fa era stata dimessa, dopo un mese di ricovero, dal reparto psichiatrico dell'ospedale di Busto Arsizio. Era in cura con psicofarmaci. La donna ha lanciato dal balcone prima la bambina e poi, a distanza di pochi istanti, anche il figlio maggiore: il vicino del primo piano ha visto precipitare la piccola, ha chiamato l'ambulanza e proprio in quell'istante ha visto cadere anche il fratellino. Una vicina ha raccontato che sentiva spesso la donna urlare contro i figli. Al momento del fatto il marito era uscito per fare la spesa. In casa c'era l'anziana madre della donna, che però in quel momento era impegnata a cucinare.
«PER IL LORO BENE» - La madre dei due bambini ha confessato di aver gettato i figli dal balcone. «L'ho fatto per il loro bene»: questa la frase che avrebbe detto al pm di Busto Arsizio, Mirko Monti, che l'ha interrogata. Ha anche raccontato che da tempo meditava questo gesto. Il magistrato ha convalidato l'arresto per duplice tentato omicidio. La donna è ora agli arresti domiciliari presso il reparto psichiatrico dell'ospedale di Busto Arsizio, lo stesso reparto dal quale era stata dimessa l'11 maggio scorso.
LA VICINA - «Pensava che i suoi figli non avessero un futuro, così mi ha detto». È la testimonianza raccolta da TgCom24 di una vicina di casa della donna. La testimone ha spiegato di essere andata in casa da lei subito dopo il fatto e fino all'arrivo del marito che, avvisato al telefono della tragedia, è corso immediatamente a casa. «Lei - racconta la testimone - pensa sempre che nessuno le voglia bene e via dicendo, le solite cose che dicono le persone. Ha cominciato a pensare così dopo la seconda gravidanza. Io continuavo a chiederle "Perché l'hai fatto, i bambini non c'entrano niente", e lei non rispondeva, sembrava in trance».
Claudio Del Frate
martedì 14 maggio 2013
Alza la voce e perde il figlio...
David Pisarra, a Men’s Rights lawyer, discusses ‘the new type of abuse—the marginalization of fathers.’
Fonte:http://goodmenproject.com/conflict/raise-your-voice-lose-your-child/
He raised his voice at me, and I was frightened he was going to hurt me and the kids.”
That’s it. That’s all it takes for a man to lose his children in today’s hyper-sensitive landscape of domestic violence prevention.
This sea change can be traced to the days and months following the tragic death of Nicole Brown Simpson, when the public outcry by the domestic violence lobby moved beyond confronting actual physical altercations and began focusing on the perceived threat of violence. By casting such a wide net, centered almost entirely on male against female domestic violence, there have been unintended consequences that play themselves out in Family Court every day.
♦◊♦
With nothing more than a woman stating, “I was frightened he might
hurt us,” a court can remove a man from his home and prevent him from
seeing his children for a minimum of three weeks. Often the court will
also order either an anger management or a batterer’s intervention class
and generally grant the demand by his ex-spouse that he have supervised
visitation.The intrusion by the courts into family dynamics has become so extreme that the domestic violence laws are no longer being used to protect potential victims, but rather to victimize potential abusers.
Let me be clear about this: in the eyes of the court, all men are considered to be potential abusers. No matter his history, if there was any provocation, or if he was in fact the abused victim. This last point is made even more interesting when considering that female-on-male domestic violence make up 50-percent of all cases, yet it is the man who is singled out as being potentially dangerous. And while as an attorney, my professional life is predicated on “innocent until proven guilty,” and “all” is a word to be carefully considered before using, I will say that due to O.J. Simpson’s horrific, inexcusable, and deadly behavior, a shadow has been cast on all men in all cases.
The courts no longer believe there is any appropriate expression of anger and, in essence, have outlawed the emotion. We have made it strategically impossible for a person to display anger in any form, whether a mental health professional would label it a “healthy expression” or not, without the line being automatically drawn to an actual act of physical violence.
But the fact is that humans have a full range of emotions. We get happy, we get sad, and yes, we get angry. And while it is absurd to think that our judicial system could legislate our happiness or sadness, it appears to gladly accept the notion that expressing anger in any fashion should have legal consequences.
♦◊♦
In states across the country, if one parent is determined to be an
“abuser”—and in California that means a raised voice—that person is no
longer presumed to be a fit parent. The “victim parent” is now presumed
to be a better parent and has an advantage when the court makes final
determinations of child custody, visitation, and move-away plans to new
cities, states, or countries.This has created the unintended consequence of the strategic domestic violence restraining order. When one parent wants to take unfair advantage in a divorce or paternity case, all that is needed is the granting of domestic violence restraining order and the court will automatically suspend the other parent’s parental rights—usually for a short period. But to the cut-off parent, that brief time can seem like an eternity.
If the court determines that there are grounds for a permanent order, the cut-off parent may be forced to endure a 52-week batterer’s intervention course. The problem with this is that in the flimsy guidelines of what defines domestic violence these days, almost any fact pattern can be twisted to create “violence.”
For fathers who are required to have a monitor to see their children, which is becoming a more common occurrence as a requirement due to the domestic violence allegations, they may be unable to see their children. The costs of a paid monitor can quickly become prohibitive since the man will also be ordered to pay child support, often spousal support, the cost of the batterer’s intervention or anger management classes, and he has to find his own apartment since he’s been evicted from his home.
♦◊♦
Domestic Violence Restraining Orders originally were meant to be a
protective measure by the courts. But they have become a fast track
process by which unscrupulous parties gain sole legal and sole physical
custody of the children.And, as is typical in “win at all cost” child custody cases, it is often the child that suffers the most. The “victim parent” strategy may yield short-term results for the accusing spouse, but the bad lessons learned by the child may last a lifetime.
Fathers who are truly guilty of domestic violence or child abuse should be viewed as criminals and treated as such. But in our rush to avoid these types of tragedies through a “zero tolerance policy,” we have gone against the most important tenet of the law: Innocent Until Proven Guilty. And the result is that we are creating and perpetuating a new type of abuse—the marginalization of fathers.
venerdì 26 aprile 2013
Coppie omosessuali e eterosessuali spiegate a mio figlio
(un reply a un post apparso su internet al sito: http://costanzamiriano.com/2013/04/26/le-nozze-omosessuali-spiegate-ai-miei-figli-eta-media-9-anni/)
Caro figliolo, come sai nella casa in cui trascorri sì e no
due giorni a settimana non si parla male delle persone. Non ne abbiamo il tempo. Il fine settimana
(alterno) non si parla male di nessuno, ma si vive nella gioia. Chi ha fatto
stupidaggini e ha preso decisioni che hanno condizionato la vita propria e
altrui, si è già condannato/a da sé. Le conseguenze per sé e, pessime, per gli altri sono una croce da portare ogni
giorno, con dignità. Sopporta con dignità anche l’ipocrisia degli altri.
C’è un solo caso in cui del male degli altri bisogna proprio
per forza parlare, anche a costo di prendere un palo in testa, ed è quando
rischia di andarci di mezzo qualcuno più debole, che non può difendersi da solo.
Lo sai, che me la sono presa, di fronte a chi, negando i
fatti, si occupa di altro.
Di chi filtra il moscerino e ingoia il cammello.
Quindi, di cosa facciano gli omosessuali nel privato, non mi occupo
proprio, non è una cosa che mi riguarda. Non so cosa ne pensi mamma. Lo sai, non
è facile ricostruire un rapporto verbale, iniziato con un processo penale a mio
carico che, come sai, figliolo, ha separato me e te per un anno e si è concluso dopo
che l’ill.mo sig. Giudice del Foro si è accorta di “Non essere competente” e ha
chiuso il fascicolo. E dopo quell’altro procedimento penale poi archiviato. Non
so cosa lei ne pensi, ma proprio non mi interessa. Molti hanno chiuso gli occhi.
No, neanche del matrimonio omosessuale, proprio non mi interesso.
Farei il gioco di chi ha tutto l'interesse acchè, di quello eterosessuale, non se ne parli.
Il problema che mi preoccupa tanto però è quello dei bambini e delle famiglie. Io credo che le leggi, come vietano alle persone di ammazzare, rubare, ma anche di parcheggiare sulle strisce pedonali o mettere la musica altissima alle tre di notte, cioè di fare quello che può danneggiare gli altri, debbano impedire assolutamente che si alzi la mannaia contro l’innocente. Che si lasci in mutande (in senso figurato) chi non ha colpe alcune, se non il fatto di aver subito una separazione. Che si imponga specialmente, a te e a tanti altri bambini, di vivere in modo disequilibrato il rapporto con i genitori. Lo sai, figliolo, che ogni giorno in Italia 250 genitori si separano? E che circa 350 bambini al giorno rimarranno orfani di padri in vita? Fai il conto, ora che sei alle elementari: 90.000 separazioni all'anno e 1,4 figli per coppia. Calcola: 90.000 diviso 365 giorni per 1.4, fa circa 350 bambini al giorno !!
Il problema che mi preoccupa tanto però è quello dei bambini e delle famiglie. Io credo che le leggi, come vietano alle persone di ammazzare, rubare, ma anche di parcheggiare sulle strisce pedonali o mettere la musica altissima alle tre di notte, cioè di fare quello che può danneggiare gli altri, debbano impedire assolutamente che si alzi la mannaia contro l’innocente. Che si lasci in mutande (in senso figurato) chi non ha colpe alcune, se non il fatto di aver subito una separazione. Che si imponga specialmente, a te e a tanti altri bambini, di vivere in modo disequilibrato il rapporto con i genitori. Lo sai, figliolo, che ogni giorno in Italia 250 genitori si separano? E che circa 350 bambini al giorno rimarranno orfani di padri in vita? Fai il conto, ora che sei alle elementari: 90.000 separazioni all'anno e 1,4 figli per coppia. Calcola: 90.000 diviso 365 giorni per 1.4, fa circa 350 bambini al giorno !!
Un babbo e una mamma sono la condizione minima per i bambini
per crescere bene. Riformulo il Principio: vivere metà del tempo con papà e
metà con mamma è la condizione minima.
Dicono che questo principio non sia rispettato per le coppie
omosessuali. Tu sai che non lo è nemmeno per le coppie eterosessuali!
A parole, ASL, NPI, Psico-astrologhe, tribunali, avvocati, esperti, familiaristi, politici confermano il
principio di bigenitorialità, ma si inventano
poi di tutto, pur di derogare dal Principio. Lo sai. Lo hai provato. Lo abbiamo
provato. Tre perizia civili, un "supporto" all'ASL, una perizia penale. Tutti concordi a dire che tuo papà è un bravo papà e tua mamma una brava mamma. Poi, tanti dottori che studiano le teste delle persone dicono che è normale
vivere di più con mamma e meno con papà. Circa l'85% contro il 15%. Ma è il mantra del momento. Poi tra
qualche decennio, qualcuno suonerà un altro mantra.
A me dispiace tanto se le persone dello stesso sesso che si
vogliono bene non possono avere bambini, e rispetto e capisco la loro tristezza. Sono discriminate dalla Natura.
Ma mi dispiace ancora di più quando le persone di due sessi
diversi che si sono amate, che si sono volute bene, siano poste, dalla prassi,
dal mantra del momento, dallo Zeitgeist, dal pregiudizio, dai tribunali, in una diversa condizione. Sono "discriminate" dal diritto.
Gli omosessuali sentono di essere discriminati. Ma anche noi
eterosessuali non stiamo meglio.
Ci sono molti che sostengono il principio per cui un padre e
una madre siano una condizione minima per una buna crescita di un bambino. Ma è
un principio che nei fatti non è rispettato neanche per le coppie eterosessuali! Coloro che oggi si stracciano le vesti e riscoprono timidamente la formula della famiglia tradizionale, della necessità di una padre e una madre, si sono dimenticati per anni (decenni) di difenderla.
Oggi c’è chi si straccia le vesti, di fronte a nuove leggi di
Francia o ai gaypride, pieno di indignazione. Ma chiude gli occhi di fronte alla prassi Italica, che costringe te e altri figli ad avere l'affetto di tuo padre in modo centellinato, a gocce!
Caro figliolo, abbi la forza di sostenere e sopravvivere a tanta ipocrisia!
Vivi la Verità! La realtà avrà la meglio!
Caro figliolo, abbi la forza di sostenere e sopravvivere a tanta ipocrisia!
Vivi la Verità! La realtà avrà la meglio!
giovedì 7 marzo 2013
Testimone di papà
(quando un commento a un post vale più di tante parole...)
«Per mio padre continuerò a pregare, a piangere e a sperare fino all’ultimo dei miei giorni. Mi rimane di lui un amore e una stima senza eguali.
Ringrazio tutte le persone, e sono proprio tante, che hanno provato un sentimento d’amore nei confronti di entrambi i miei genitori e che mi sono state vicine nel mio ultimo viaggio con mio padre.
Ringrazio Dio per avermi concesso di vivere un anno nella piena consapevolezza del significato del mio ruolo di madre e di figlia e dell’alto valore di quel bellissimo uomo che posso con orgoglio chiamare papà.
Ringrazio Dio per aver guidato me e mia madre verso gli Angeli del San Vito.
Ringrazio papà, il mio adorato papà, per essermi stato vicino sempre, anche quando non l’ho meritato.
N.»
Per gli Angeli del San Vito, da me e dal figlio di Oscar:
Osservo il veloce dileguarsi
del fumo nell’aria.
Seguo le correnti e le leggi del caos.
Nuvole
sulla porzione di cielo a me visibile offuscano lo splendore delle stelle.
Osservo
Geometrico dispiegarsi di bianchi fili
panni stesi ad asciugare
Vento di bonaccia
soffia e dirada le nubi
Luna crescente orizzonte
Vorrei fiori da coltivare nel mio giardino
Io sono Amore
e Amore vorrei donare
Il figlio di Oscar
Osservo il veloce dileguarsi
del fumo nell’aria.
Seguo le correnti e le leggi del caos.
Nuvole
sulla porzione di cielo a me visibile offuscano lo splendore delle stelle.
Osservo
Geometrico dispiegarsi di bianchi fili
panni stesi ad asciugare
Vento di bonaccia
soffia e dirada le nubi
Luna crescente orizzonte
Vorrei fiori da coltivare nel mio giardino
Io sono Amore
e Amore vorrei donare
Il figlio di Oscar
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Cara N., GRAZIE. La tua testimonianza di umanità ci accompagni.
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