martedì 25 marzo 2014

Figli senza genitori (in vita)











 
La prudenza, la phronesis dei greci, suggerirebbe maggiore cautela, ma l'allegra e gaia nave dei folli sulla quale siamo tutti imbarcati sembra ostracizzare e condannare qualsiasi perplessità. Padre e madre naturali – ci assicurano i colleghi assertori dell'ultima deriva costruttivista – sono funzioni meramente culturali: le loro figure possono essere serenamente sostituite da padri e madri acquisiti e una tale assenza non desterà alcun problema. 

Ci si separa così, in modo definitivo, da una dimensione della paternità costitutiva del nostro processo di civilizzazione. L'immagine virgiliana di Enea, con il vecchio padre sulle spalle e il figlio per mano diventa sempre più incomprensibile: questi cercava un luogo per fondare una nuova città, erede di quella che gli era stata distrutta. Ma per farlo, cioè per superare il dolore della fine del mondo che gli era caro, aveva bisogno di un'eredità vivente (il proprio padre) e di una promessa di esistenza (il proprio figlio). Il padre era il legame forte che gli garantiva un nome ed una memoria, il figlio era la vita che avrebbe assicurato la trasmissione di quanto avrebbe realizzato. 
Siamo tutti Enea immaginari e chi tra noi non può più portare il proprio Anchise sulle spalle, desidererebbe volentieri poterlo fare. Ma per i bambini provenienti dal "caritatevole donatore di sperma" non ci sarà nessun Anchise, avranno solo il vuoto di una figura che non c'è per il semplice motivo che non c'è mai stata. Potranno realmente farne a meno? Attendiamo l'inventario dei danni fatti e sarà comunque già tardi per i 98 nuovi nati senza padre.

Salvatore Abbruzzese 
FOnte: http://www.ilsussidiario.net/mobile/Editoriale/2014/3/25/Figli-senza-genitori/2/484768/

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