lunedì 11 gennaio 2016

Colonia: Il silenzio delle femministe

Colonia, il silenzio delle femministe sulle violenze degli immigrati

Dalla Boldrini alle femministe del Pd, tutte hanno paura a dire che i violenti erano immigrati. Per timore di dare ragione alla destra

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/politica/silenzio-delle-femministe-sugli-stupri-degli-immigrati-1210619.html


Nemmeno il numero elevato di donne violentate nella loro intimità, nemmeno l'indignazione della pubblica opinione, niente di quello che è successo a Colonia è riuscito a scalfire il muro dell'incoerenza delle femministe nostrane.
Laura Boldrini e Concita De Gregorio
Mille uomini, di origine mediorientale, hanno violentato e derubato oltre 100 ragazze nella notte dei Capodanno. Ma loro non parlano.
Anzi, è bene specificare. A farlo sono stati 1000 immigrati, profughi, clandestini. Bisogna essere chiari, perché le femministe italiane vivono in questi giorni un dramma interiore che le distrugge. Sono divise tra l'accoglienza-a-tutti-i-costi e la difesa dell'integrità delle donne, dell'emancipazione, della libertà femminile. Su questi bei propositi hanno fatto una legge, quella sul femminicidio, di dubbia utilità ma dal forte impatto mediatico. Eppure, si dimenticano di condannare ad alta voce gli stupri degli immigrati. Perché? Cosa le ferma?
Semplice, il buonismo. O chiamatelo come volete. Ovvero il rischio di dar ragione ai beceri della destra, ai populisti che da anni mettono la politica di fronte al problema - evidente - dell'integrazione degli altri popoli, delle culture diverse. Di quella islamica in particolare. Che in molti casi ha con la donna una relazione offensiva, lesiva dei dirititti, barbara. Come si può scindere le violenze di Colonia dagli stupri di Boko Haram, dalle violenze dell'Isis, dalle schiave Yazide e dall'imposizione del burqa? Non si può. Sono principi e modi di comportamento che superano le barriere e arrivano sulle nostre coste. Immutati. E poi si manifestano nelle nostre strade, nelle nostre periferie.
Pur di non dire che a mettere le mani sui seni e tra le gambe di quelle ragazze tedesche sono stati degli immigrati, le attiviste tutte preferiscono cucirsi la bocca. Quando invece occorrerebbe raccogliere gli avvertimenti di chi dice da tempo che ad integrarsi deve essere lo straniero e non un intero popolo adattarsi ai desideri di chi arriva in Occidente. Tace la Boldrini, che nel discorso di insediamento da Presidente della Camera aveva ricordato il suo impegno contro la violenza sulle donne. Quella volta era scattato l'applauso unanime dell'Aula. Oggi, invece, la Presidente ha scelto l'oblio.
Dire che aveva ragione Salvini fa male. Essere d'accordo con la Meloni, pure. E' dalla parte del giusto anche la Santanché, che ha definito i fatti di Colonia "un atto di terrorismo contro le donne". "Hanno dimostrato bene il loro concetto del femminile - ha aggiunto - e cioè che non sono persone ma oggetti. Come si può dialogare con chi non rispetta le persone? Dove sono le donne del Pd e le femministe? Il loro silenzio è assordante".
L'unica ad uscire dal coro del silenzio è stata Lucia Annunziata. Che sul suo blog ha riconosciuto come "il rapporto dell'Islam con le donne è un tema devastante, intriso di violenza e di politica", ha messo in dubbio che tutti i migranti arrivati in Europa siano davvero in fuga dalle guerre, ha chiesto "barriere successive per fare dell'ammissione in un paese un lavoro di integrazione". Peccato che il suo sia un risveglio tardivo. Le aggressioni di Colonia, per l'Annunziata, sarebbero il "primo episodio di scontro di civiltà". Ma non è così. Ce ne sono stati altri. Solo che sono rimasti fuori dalla porta dei salotti radical-chic.
La direttrice chiede alle femministe di iniziare una discussione sull'immigrazione per "evitare che la giustissima accoglienza di chi ha bisogno diventi la vittoria di Pirro della nostra sicurezza e indipendenza". Ma è già tardi. Oggi sarebbe bastato stigmatizzare le violenze degli immigrati. Condannare quello che è un attacco non solo alle donne, ma al modo di essere dei Paesi che accolgono, cioè dell'Europa.
Invece è prevalso il silenzio. Colpevole.

L'Europa è femmina. Dunque stuprabile.



I “siriani” hanno capito: l’UE è femmina. Dunque stuprabile.

Che disastro, che crollo, che devastazione delle belle certezze del politicamente corretto; un colpo alla dittatura benpensante, l’antirazzismo che collide col femminismo. L’analisi è di John Laughland, uno dei maggiori filosofi della politica e profondi critici della postmodernità, in un commento all’aggressione sessuale di massa dei medio-orientali a Colonia. Il titolo – “Antirazzismo e femminismo, due valori incompatibili?” – non dice abbastanza.
https://francais.rt.com/opinions/13364-allemagne-immigres-peur-images


Questo dicevano "prima"
Questo dicevano “prima“
Non si tratta solo dei due “valori” (da intendere con ironia) della nostra “civiltà” (ironia doppia), ma della devastazione del Sistema, dalla brutale catastrofe dell’intero mondo dell’immaginario neutro, rassicurante e sanitizzato che ci è stato imposto come “civiltà” ed è la dittatura totale – osiamo dirlo – delle donne. Precisamente, delle castratrici.
Lo “scontro di civiltà” (detto con ironia) fra l’Europa e l’Islam ha mostrato tutta la sua ridicola virulenza proprio   nella relazione sessuale: la scoperta che i giovani maschi siriani, invece di essere grati e buoni da poveri profughi educati  e riconoscenti, abbrancano le donne e se le fanno. Ora, dice Laughland, se “gli attentati terroristici resteranno senza dubbio eventi eccezionali, il rapporto uomo-donna riguarda la vita quotidiana”. Da affrontare ogni giorno.
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gay lebiche danno il benvenuto
gay lebiche danno il benvenuto
Come? Perché come si può constatare “L’Europa in generale, e soprattutto la Germania, coltivano da decenni la femminizzazione della cultura politica e sociale. L’Unione Europea si definisce oggi soltanto in termini di virtù femminee: la pace, la non-violenza, la rinuncia ad una politica di potenza, la fine di tutte le gerarchie in politica, il consenso, l’omosessualità. Per le virtù cosiddette mascoline, coraggio, onore, non c’è più posto. Il concetto di paternità politica, che si esprime attraverso concetti come patria, è stato bandito dal discorso post-nazionale ed anti-nazionale della costruzione europea”.

Verissimo ritratto. Qualche mese fa’ m’è capitato di ascoltare da Massimo Cacciari il proposito che, invece di una “Europa delle patrie” (come la voleva De Gaulle) lui preferiva “L’Europa delle matrie”: senza voler riconoscere che di “matrie”, di madri, ne abbiamo fin troppe, dalla Mafia alla Chiesa alla UE stessa, ed proprio il padre che ci manca.

Ora, continua Laughland, la Merkel incarna in sé perfettamente la “matria”, la femminilizzazione neutralizzata. “Donna sposata che ha scelto di non avere mai figli, deve la sua popolarità sia alla sua personale mediocrità (non fa’ paura a nessuno e dunque l’elettore medio si può riconoscere in   lei) sia al suo soprannome, Mutti (mamma) che esprime il suo profilo politico di madre rassicurante del paese”. Ritratto spassoso della (a)sessualità della Cancelliera, che andrà completato dalle voci che vogliono che il marito della Mutti sia un omosex, mentre su lei stessa circola un’aura vaga di lesbismo: il che ne fa’ un’ancor più perfetta epitome dei “valori gender” che ci dominano: le donne coccolano i gay e vogliono uomini “neutri”, hanno svirilizzato non solo la cultura ma proprio i maschi europei, fino a renderli degli impotenti, degli eterni adolescenti-figli che fuggono le responsabilità, o dei masturbatori da video-porno; salvo poi lamentarsi perché quando “lei”   glielo ordina, lui non si trasforma in irsuta belva del sesso dalla impetuosa erezione selvaggia; a comando, per poi rientrare addomesticato nei ranghi quando lei ha da fare.
Magari esagero, e mi scuso per l’impoliticamente scorretto. Ma tendo a sottoscrivere la motivazione che Laughland identifica per l’ostilità incoercibile, esagerata, che la Merkel ha mostrato durante la crisi ucraina contro la Russia: “la paura sessual-ideologica davanti a un possibile ritorno della politica di potenza, dunque maschile, sulla scena europea”. Una paura ovviamente acuita dalle foto macho di Putin a caccia o a cavallo a torso nudo, e resa parossistica dalla “grande parata militare russa in commemorazione della vittoria del 1945, avvenuta il 9 maggio scorso, dall’estrema virilità”. Orrore, vuoi vedere che irrompe nella UE il marito, il padre o (per dire la parola censurata) l’autorità del pater familias, quello che comanda per natura –  e lo fa’ senza chiedere prima a “lei”? Subito, chiudiamo quella porta! Lasciamolo fuori, il bruto antidemocratico!
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E poi invece ben altro tipo di bruto ha fatto irruzione. L’orda. Ed è proprio la femminea, slombata Germania, la  “neutrale” e un po’ invertita e trans Europa dei diritti gay, che gli ha spalancato le porte: in nome dell’accoglienza,   con femminea commozione per il piccino morto sulla spiaggia turca, per un impulso donnesco del cuore: venite tutti, senza limiti, voi maschi giovani e singoli… nella donnesca convinzione, rafforzata dal buonismo politicamente corretto del “multiculturalismo”, che siccome gli diamo da mangiare e un sussidio, più il permesso di soggiorno, quelli “sarebbero stati al loro posto”; pieni di gratitudine e di umiltà. Addomesticati e un po’ psichicamente castrati, come loro hanno reso l’Homo Aereopaeus.
Così, la Germania che riceveva 11 mila immigrai musulmani nel 2008, ne ha imbarcati mezzo milione nel 2014; nel 2015 la cifra si aggirerà sul milione. E nel 2016,se tanto ci dà tanto – 10 mila immigrati al giorno nelle ultime settimane del ’15 – farebbe, potenzialmente, 3,6 milioni di stranieri. Vengano tutti, aveva detto la Merkel. Lavoreranno alla Volkswagen,   disciplinati ed addestrati come cani da circo, e terranno le mani a posto; e l’erezione sotto controllo. Certe brutte cose, Mutti non vuol vedere.
Figurarsi. Questa massa di immigrati induriti da esperienze di guerra  con sanguinosi sbudellamenti di vicini di casa e parenti,   che vengono da società che è poco dire patriarcali, dove il maschio è tiranno e a femmina o va’ coperta da capo a piedi e accompagnata da parenti maschi, oppure viene “disciplinata” dallo stupro (con seguente lapidazione), hanno subito avvertito di essere stati accolti in una società culturalmente finocchia, socialmente donnesca e politicamente femminilizzata, dunque inerme.
Hanno subito capito l’essenziale: che essa è spregevole e senza onore, essendo appunto femminile. Che “l’ordine” che vi regna è fatto di carte e procedure, senza coercizione alcuna; che qui delle donne comandano, la sindaca di Colonia, la Mutti, le Boldrini, le Mogherini e le Cirinnà: una vera provocazione,per loro. Hanno letto negli occhi degli accoglienti in nome dei “diritti umani” l’eunucoide che reprime il brivido di paura per l’Altro razziale – l’antico terrore primordiale del predone moro e del suo afrore – onde non essere politicamente scorretto? Fatto sta che hanno voluto provare a rompere l’ordine di paglia.


Chissà perhéci disprezzano
Chissà perché ci disprezzano
E così anche le femministe, le politicamente corrette, le Boldrini abituate a comandare a sotto-maschi, le Merkel hanno taciuto davanti alle violenze sessuali di massa di San Silvestro. Ammutolite dal crollo dei loro falsi valori, del loro potere sul discorso pubblico, e dall’irruzione del branco maschile. Chi doveva difendere le donne nella notte di San Silvestro? La polizia tedesca ha una sola preoccupazione esistenziale: non somigliare alle SS. Il che significa che è castrata per lungo addestramento. Svirilizzata, vestita di colori ridicoli per non parere militare, aveva bisogno lei stessa di esser protetta. Evidentemente intimorita non solo dalle belve sessuali, ma – ancor più – dal terrore delle superiori che impongono il politicamente corretto:  il capo della polizia si è dovuto strappare dalla bocca il fatto che i violenti erano ”di tipo arabo o nord-africano”. E già con questo ha rischiato   d’ essere incriminato lui, per “discriminazione facciale” (commenta Dedefensa). Le forze dell’ordine? Si  sono fatte sparare addosso razzi e fuochi d’artificio. Se hanno provato a ingiungere:“Documenti, prego” (sai che paura!) quelli glieli hanno strappati sotto gli occhi, i loro permessi di soggiorno, ghignando: “Ce ne facciamo dare degli altri”.
Segno che hanno capito tutto di questa spregevole Europa. E del suo vuoto di essere – di palle, perché l’essere è sessuato  – dietro le carte burocratiche
Vi convince la chiave di Laughland? A me sì.   Vedete che chi s’è opposto con virile energia alla accoglienza senza limiti – come Victor Orban – è stato demonizzato dai media e dai politici donneschi e dai castrati di corte: che rude omaccione! fascista, retrogrado, politicamente scorretto, non è cieco alla “cultura islamica”, è “discriminatorio”; è autoritario;  ai confini “usa la violenza”;   ma noi ci vendichiamo e gli togliamo i finanziamenti UE. E’ stato tutto uno strillo isterico nel cui fondo emergeva la paura subconscia per la riapparizione dell’uomo (di Stato); paura-odio che abbiamo visto avere una parte  – pensateci – nel trattamento che hanno fatto subire a Varoufakis, per lo stesso evidente motivo.
Adesso le “donne” castranti – sto pensando alle Boldrini, alle Gruber, per esempio – si danno da fare per ridurre il danno: non tutti erano neo-immigrati, non fare di ogni erba un fascio. Ma la brutalità della catastrofe  che la realtà ha abbattuto sul castello del politicamente corretto e dei “valori” neutrali, dei “diritti umani” di cartapesta, sarà difficile da riparare. “Quelli” stuprano, è un fatto. E noi qui, indifese…
Angela Merkel il 7 ottobre, davanti all’inarrestabile marea, ha avuto un’uscita sgomenta, smarrita: “Non ho il potere, e nessuno lo ha, di determinare quanta gente viene qui”. Un’ammissione di impotenza, molto femminile in fondo, la rattenuta consapevolezza che “ci vorrebbe un uomo” perché ho fatto un pasticcio e non so come uscirne.
Perché non provare la decisione di chiudere le frontiere tedesche, magari? Molto tipica la risposta che ha dato sempre la Merkel, ormai sopraffatta, il 9 ottobre ad una giornalista che glielo chiedeva: “No; a quel punto si vedrebbero delle immagini che nessuno può augurarsi”.  Ecco il punto: i telegiornali della sera sono i veri padroni. E’delle loro immagini che si allarma in anticipo Mutti. E’ la tv che (conclude Laughland)”detta la politica del paese più potente d’Europa”. Della Matria germanica, cioè.


Fonte: http://www.maurizioblondet.it/i-siriani-hanno-capito-lue-e-femmina/

giovedì 7 gennaio 2016

Sappiate che sappiamo


Pier Paolo Pasolini, in un articolo del Corriere della Sera (14 novembre 1974), in relazione alle verità che emergevano sui tentativi di golpe e sulla stagione delle stragi (Milano, Brescia, Bologna dal 1969 al 1974), scrisse:  “Io so. Ma non ho le prove”. 
Allo stesso modo, oggi, fine 2015, noi di ADIANTUM diciamo: “Noi sappiamo. Non abbiamo le prove, almeno non tutte, ma sappiamo”
 
Sappiamo a chi è addebitabile lo sfascio del diritto di famiglia.
Sappiamo quali sono le forze contrarie all’affido condiviso, i nomi, le correnti politiche, le lobby di potere.
Sappiamo chi ha ostacolato per 12 anni l’approvazione della riforma.
Sappiamo chi, nonostante l’approvazione, non accetta la norma ed evita di applicarla da 10 anni.
Sappiamo chi restaura ciò che il legislatore intendeva eliminare, chi percepisce l’affido condiviso come un fastidioso consiglio e non come una legge dello Stato.
Sappiamo a quale gruppo di potere - e a quali esigenze specifiche - è stato asservito il lavoro della Commissione Bianca.
Sappiamo a chi giova che nulla cambi.
 
Conosciamo la spirale di disperazione che nasce dall’interruzione forzata del progetto genitoriale.
Conosciamo chi si è tolto la vita per non poter vedere i figli.
Conosciamo chi li ha frettolosamente liquidati come pazzi.
Conosciamo la colpevole miopia di chi non vuole riconoscere che l’emarginazione di un genitore è un trauma lacerante, inaccettabile, insostenibile.
Conosciamo l’impossibilità di accettare la rassegnazione a sparire come unica risposta istituzionale.
Conosciamo l’accanimento ideologico nel restaurare genitori prevalenti e genitori marginali.
Conosciamo gli interessi di chi vive, anche economicamente, del disagio che crea.
Sappiamo a chi giova che nulla cambi.
 
Sappiamo cosa si nasconde dietro il fenomeno degli allontanamenti facili dei minori dalle famiglie d’origine.
Conosciamo le collusioni occulte tra operatori corrotti e strutture corruttrici, le relazioni pilotate, gli interessi privati di chi opera nel pubblico.
Conosciamo minori tolti alle famiglie per presunti rischi di abuso, ma poi abusati nelle strutture che avrebbero dovuto proteggerli.
Conosciamo chi dovrebbe rilevare questo abominio, ma preferisce girarsi dall’altra parte e dire che l’allarme è ingiustificato, perché “il sistema regge”.
Conosciamo la menzogna del superiore interesse del minore, facciata ipocrita che in troppi decreti, in troppe relazioni, in troppe consulenze, serve a nascondere interessi di tutti, tranne che del minore.
Sappiamo chi da un Sistema malato attinge fondi, consensi, bacini elettorali.
Sappiamo a chi giova che nulla cambi.
 
Noi lo sappiamo: nomi,  giochi di potere, interessi politici, ideologici ed economici, inconfessabili retroscena.
Non abbiamo le prove, ma sappiamo.
Sappiate che sappiamo.
È dovere di donne e uomini liberi scavare e cercare le prove, tutte, perché alcune le abbiamo già.
È un diritto di donne e uomini liberi pensare, scrivere, parlare, studiare i mille perché di un Sistema marcio fino al midollo.
Affinché domani sia un po’ meno marcio.
Facciamolo, almeno fino a quando il pensiero sarà libero.


Fonte: http://www.adiantum.it/public/3708-sappiate-che-sappiamo-%28ma-non-abbiamo-le-prove%29.asp

venerdì 27 novembre 2015

Il Comune di Cinisello Balsamo contro i padri.

Il comune di Cinisello Balsamo contro i padri. Esposto di ADIANTUM al Governo



Il 25 Novembre si avvicina, e la macchina della propaganda "donnista" scalda i motori. Nel sacco della disinformazione di genere, tesa da un paio di decenni dalle organizzazioni femminili attente esclusivamente ai finanziamenti di Stato, cadono in tanti: politici-ragazzini in vena di apparire, deputati e senatori a caccia di "convergenze parallele" con le colleghe donne, e amministratori di piccoli e grandi comuni dell'Hinterland di capoluogo.
Parola d'ordine: chi se la sente, esageri pure. Tanto, dopo la kermesse del 25 Novembre l'incarico è terminato e i sicari torneranno nell'oblio.
E così, ad immolarsi per la causa donnista è toccato, tra gli altri, a Siria Trezzi, sindaco di Cinisello Balsamo (comune di 72.000 abitanti alle porte di Milano), passata al PD nel 2014 dopo essere stata in SEL. La Trezzi ha promosso una campagna sub-culturale contro i padri che, per quanto banale (e un tantino volgare), merita la nostra attenzione.
Secondo Papà Separati Lombardia, associazione storica nella tutela dei figli nella separazione, "denunciamo la nostra più profonda indignazione per quanto è stato realizzato. La discriminazione strumentale di genere che traspare dalla campagna di comunicazione è palesemente sullo stesso piano di quelle che viceversa le pari opportunità dovrebbero combattere. Viene offeso il genere maschile con tutti i genitori maschi, come se tutti coloro che oltre ad essere cittadini Italiani maschi e genitori dovessero - in quanto tali - ritenersi responsabili per singoli individui violenti, ovvero giustificarsi per qualche colpa derivante dal genere o dalle scelte procreative, ma quel che è peggio, vengono utilizzate frasi attribuibili a figli in età minore e quindi la comunicazione si pone di fatto come alienazione strumentale e istituzionale sui minori. Chiediamo al Comune di Cinisello Balsamo di ritirare immediatamente tale campagna di comunicazione e di diffondere con lo stesso e con ogni altro mezzo una comunicazione correttiva, che contribuisca a ripristinare la dignità (e la parità) tra le persone e i sessi, nonché il valore costituzionalmente tutelato della famiglia, che la vostra campagna ha gravemente violato, coinvolgendo anche minori.
ADIANTUM rincara la dose, e annuncia un esposto che verrà inviato al Governo e al dicastero delle Politiche Sociali già da domani. 
Secondo Giacomo Rotoli, Presidente di ADIANTUM, "quello del comune di Cinesello Balsamo è solo l'ultimo di una lunga serie di letterali aggressioni verso la paternità, dovute ad analisi superficiali e sbagliate del fenomeno della violenza nella coppia. Bisogna ribadire per l'ennesima volta che l'essere violenti riguarda solo una minoranza di uomini e di donne, e che di questa minoranza una frazione ancora più piccola riguarda i padri. In quanto associazione per la tutela dei minori, deprechiamo ogni forma di violenza e di aggressione che incanalano i bambini in un pensiero pre-ordinato, che finisce per violare l'equilibrio tra i genitori presentandone uno come violento a priori. Grazie a contenuti così sub-culturali e strumentali, la nostra diventa sempre di più l'epoca della scomparsa del padre, ancora oggi additato fantasiosamente come protagonista di un inesistente patriarcato. La misura è colma, e di questa iniziative del comune di Cinisello Balsamo interesseremo, con un esposto, le massime cariche dello Stato".
"Il messaggio divulgato attraverso la vignetta è di cattivo gusto", afferma Francesco D'Auria, Segretario Nazionale di ADIANTUM, "ambiguo e per nulla educativo nei confronti dei bambini e della Società Civile in generale, e mette gratuitamente in cattiva luce la figura del padre, raffigurato come un genitore incoerente e violento nei confronti della madre. A mio avviso questi tipi di messaggio contribuiscono a creare nei bambini, anzichè un costrutto evolutivo, un pregiudizio generalizzato. Pertanto, chi ha ideato questa odiosa campagna lo ha fatto per altri scopi, che qui sfuggono ma che inviteremo a chiarire nelle sedi opportune".  

Fonte: ADIANTUM http://www.adiantum.it/public/3693-25-novembre,-il-comune-di-cinisello-balsamo-contro-i-padri.-esposto-di-adiantum--al-governo.asp

lunedì 9 novembre 2015

Cassazione: la donna va mantenuta anche se lavora

La magistratura prosegue la sua opera di ingegneria sociale femminista, espropriando gli uomini del frutto del loro lavoro, sentenziando in base ad una prassi che non corrisponde a nessuna legge democraticamente votata, tentando le donne avide a distruggere le famiglie, causando MariaAntonietticidi:
«Lei lavora ma con il suo reddito non può certo mantenersi l’alto “stile” di vita goduto durante il matrimonio, con tanto di shopping sfrenato, cene e viaggi di piacere. Per cui lui, è tenuto a versarle un assegno di divorzio di mille euro al mese. A stabilirlo è la Cassazione con l’ordinanza n. 21670/2015»
Fonte: http://it.avoiceformen.com/allnews/cassazione-la-donna-va-mantenuta-anche-se-lavora/

lunedì 2 novembre 2015

Bergoglio sulla donna: unti e bisunti

papa francesco bergoglio e le donne


 
Nella comunicazione di massa ormai è diventato quasi più soltanto un esercizio dialettico, tra chi della donna si erge più a difensore.

Con il suo ciclo sulla catechesi della famiglia, il Bergoglio si è adattato. In materia di donna, i titoli delle testate e dei blog sono alquanto espliciti nell'indicare quale sia la posizione del  politically correct, e tutti vanno nella stessa direzione: la tutela della donna, principio declinato da Bergoglio come tutela-della-donna-madre, e da un certo femminismo stantio come tutela-della-donna-vittima-di-violenza.
Allora Repubblica fa l'occhiolino a Bergoglio, con la sua catechesi sinodale, con "Papa Bergoglio: Donna tentatrice è luogo comune (link)" il Corriere della sera fa eco: "Troppe volte le donne licenziate perchè incinte" (link), e ancora il Giornale sfodera un esplicito riferimento al maschilismo biblico "La crociata di Bergolgio: Adamo? Un maschilista incolpò Eva per la mela"  (link). Si passa poi al capitolo retribuzioni mensili,  che "Bergoglio: Puro scandalo che le donne guadagnino meno che gli uomini" (link). Ma anche per il recente scaldalo della Chaouqui, che sarebbe stata accusata di fuga di notizie e  divulgazione di documenti riservati,  ritona la stessa solfa e su Libero si legge: "La papessa di origine marocchina che dava consigli a Renzi" (link) e Avvenire rincalza: la papessa è in realtà Francesca Immacolata, non è un corvo, non ha tradito (link).E il capolavoro dell'Espresso, che riporta nientepopodimenoche  "La versione dell'unica donna chiamata a riformare la finanza della Santa Sede" (link), unica donna che per  l'ANSA diventa una "giovane promessa" (link). In blocco, ritorna il mantra donna-vittima-eroismo-coraggio-santa-madre.


Sarà forse perchè l'organizzazione ecclesiastica (romana e non) deve farsi perdonare qualche trascorso non proprio decoroso,  il motivo per cui il Bergoglio si è deciso a seguire il mainstream delle dichiarazioni, unendosi al coro di chi recita il mantra delle donne-vittime-di-violenza, vera o presunta. Violenza di luoghi comuni, violenza economica, violenza maschilista, violenza domestica. Salvo poi scoprire che in tema di violenza i termini sono, nella realtà, invertiti (link), che sul femminicidio sono state dette numerose scempiaggini (link), che un recente rapporto Caritas indica i padri divorziati come nuovi poveri (link) (link) e che il divario salariale è una bufala (link).

Schierarsi dalla parte della donna è una garanzia di vincere facile, del guadagnarsi la simpatia delle masse, del sottrarre argomenti agli avversari. Ergendosi a paladino della donna e gettandosi nel mainstream, paradossalmente, il Vaticano ha potuto così riconfermare nel Sinodo la teoria della famiglia naturale (relazione finale link), suscitando qualche borbottio da parte di chi lo aveva prima incensato (link) (link) (Scalfari: Cari Cattolici, la vostra famiglia non c'è più link), ma senza poter essere tacciato di non essere al passo con i tempi. Il tema della difesa della donna è trendy, chi lo supporta non può essere criticato dai media.

Stessa minestra, trita e ritrita, unta e bisunta. E il pubblico se la trangugia, a sacre dosi.

E poi, dopo la chiusura del Sinodo,  l'ultimo atto: si dia inizio all'anno Giubilare della "misericordia" , che per i Cattolici è  frutto della carità (link).Un altro Papa, molto meno amato dal mainstream, aveva scritto (Benedetto XVI, Enciclica Caritas in veritate) "Un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali. In questo modo non ci sarebbe più un vero e proprio posto per Dio nel mondo. Senza la verità, la carità viene relegata in un ambito ristretto e privato di relazioni. È esclusa dai progetti e dai processi di costruzione di uno sviluppo umano di portata universale, nel dialogo tra i saperi e le operatività."

Per molti padri italiani, che dalla falsa applicazione italiana della legge sull'affido condiviso devono fare i conti con cristianissime-ex-mogli sempre indaffarate a ostacolare un naturale esercizio della paternità, l'anno giubilare misericordia suona  come un funereo  "chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto". Scordiamoci il passato, siamo e siate misericordiosi. Ma non c'è pace senza giustizia.

Nel mondo moderno, la compassione scivola facilmente nel sentimentalismo e nella viltà morale. La maggiore viltà consiste nel tacere la verità per il solo gusto di non uscire dal mainstream e rischiare di perdere consensi.

Mi chiedo cosa pensi della misericordia  (link) il padre falsamente accusato di abusi, per 15 anni in galera e i cui figli hanno ritrattato rivelando che fosse la loro madre ad averli spinti a mentire.

Mi chiedo cosa pensino della misericordia (link) coloro che frequentano le case create ad hoc per i padri sfrattati dalle cattolicissime mogli-madri-vittime (presunte)-di-violenza, ove gli sfortunatissimi ex-mariti possono contare su un soggiorno "ad ore" in cui prendersi cura della prole. Semprechè la malavita, la cattiva gestione pubblica, il politico di turno  glielo consenta. In barba a tanti Sinodi, a tante catechesi, a tante relazioni generali e alla invocata misericodia.